Se la disabilità diventa una ricchezza…

Se la disabilità diventa una ricchezza…

È vero, l’Italia è il Paese dei paradossi. Ma non pensavo che si potesse addirittura arrivare al concetto che la disabilità sia indice di ricchezza.

Ciò, infatti, si evince dal regolamento attuativo contenuto nel ‘Decreto Salva Italia’ che riguarda i nuovi criteri per calcolare l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE).

In pratica, nel caso in cui questa scellerata modifica dovesse essere approvata, l’assistenza domiciliare, l’assegno di cura, il sostegno per la vita indipendente, i contributi per l’abbattimento delle barriere architettoniche, il trasporto con accompagnatore, le pensioni di invalidità, le indennità di accompagnamento nonché tutti i contributi pubblici, sia locali che nazionali, entrerebbero a far parte dei redditi dei portatori di handicap.

E la conseguenze è ovvia: aumento a dismisura del reddito del disabile con il rischio che non possa usufruire più dei servizi che richiedono un ISEE di minore entità.

Ciò che sfugge, infatti, è che nella stragrande maggioranza dei casi il disabile spende per l’assistenza soldi non propri ma provenienti dagli enti che erogano i servizi necessari per affrontare la vita di ogni giorno, tra l’altro costosissima di per sé.

Insomma, l’assurdità sta nel calcolare come proprio il denaro proveniente da altri, creando un disequilibrio tra ricchezza reale e ricchezza documentata, facendo perdere la condizione di stato di indigenza.

Da un lato, dunque, lo Stato riconoscerebbe il costo esoso della disabilità; dall’altro riterrebbe il disabile un benestante perché ha la capacità economica di potere provvedere ‘autonomamente’ alla propria assistenza.

Eppure, la soluzione per risolvere questo paradosso è “semplice”: detrarre dai redditi ogni spesa che è causa della disabilità, senza alcun limite di sorta.

È curioso, infine, che questo nuovo e “difettoso” ISEE sia frutto di un accordo tra il governo e le cosiddette “parti sociali” – ovvero, denunciano gli organizzatori della manifestazione che si terrà oggi a Roma, le due associazioni Fish e Fand confluite nell’Osservatorio Nazionale: un’oligarchia della disabilità.

Siamo sicuri che siano ancora rappresentative dei tanti disabili che vivono nel nostro Paese in condizioni ancora di disparità sociale? Stando a quanto descritto, i dubbi sono seri e concreti.

Pubblicato su La Voce del Trentino

Gian Piero Robbi

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