Commissioni mediche: quali sono i criteri di valutazione?

Commissioni mediche: quali sono i criteri di valutazione?

Ci sono storie che dimostrano quanto sia ancora lunga la strada da compiere in Italia per assicurare e tutelare la dignità dei disabili. Un esempio – che suscita al contempo sia rabbia che tristezza – proviene da “L’Adige” pubblicato oggi (26/8/13): un’insegnante in pensione di Bolzano, Mariagrazia Pialorsi, ha inviato una lettera al direttore con la quale ha denunciato l’assenza di professionalità da parte della Commissione Medica della sua città.

In sintesi, a causa dell’aggravarsi di una poliomelite che l’ha colpita per la prima volta all’età di 7 anni, la donna è costretta a camminare con le stampelle o usare la carrozzina per potersi muovere. Come previsto dalla legge, vista la perdita dell’autonomia, la disabile ha chiesto la rivalutazione delle sue condizioni di salute. Ma, dopo un esame frettoloso e superficiale, la Commissione ha confermato la stessa percentuale d’invalidità di 15 anni prima, ovvero di quando la donna camminava senza alcun sostegno e riusciva a stare tranquillamente in posizione eretta. Come se nulla fosse cambiato.

Ora, è vero che ogni giorno i quotidiani raccontano casi di “falsi invalidi” provenienti da ogni parte d’Italia. È notizia di oggi, ad esempio, che a Ragusa, in Sicilia, sono state scoperte ben 197 persone che, con l’aiuto di medici e politici, hanno truffato l’INPS e causato un danno erariale di un milione di euro, e di questo mi sono già occupato in questo articolo.

Ma ciò non giustifica la superficialità (e spesso la lentezza) con cui la Commissione Medica di Verifica attesta e verifica l’invalidità civile di chi richiede il legittimo trattamento economico perché non può più svolgere una normale attività lavorativa a causa della condizione di disabilità. E questa superficialità si trasforma conseguentemente in un grave difetto di professionalità commesso da chi ha il compito di aiutare chi non può più beneficiare autonomamente di un livello di sostentamento accettabile e dignitoso.

Esprimo la mia solidarietà, dunque, alla signora Mariagrazia, vittima di una vicenda che è paradigma di una Pubblica Amministrazione che ancora oggi divide la società in “normali” e “anormali“. I disabili, infatti, hanno il diritto di godere dell’efficienza dei servizi pubblici. Non sono cittadini di serie B.

Articolo pubblicato su La Voce del Trentino

 

Gian Piero Robbi

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