In Consiglio provinciale solo nomine e poltrone, non i problemi dei trentini

In Consiglio provinciale solo nomine e poltrone, non i problemi dei trentini

 

Forse i trentini ancora non sanno di cosa si sta occupando il Consiglio provinciale da circa tre mesi: non dei problemi concreti e reali del Trentino, non di lavoro che manca, non dei pesanti tagli ai servizi per i cittadini, non di tasse sempre più soffocanti. Il Consiglio per la quarta volta consecutiva sta tentando di nominare alcuni membri e componenti in varie Commissioni e Autorità.

Commissioni e Autorità di cui nessuno ha mai sentito parlare, inutili quanto dispendiose e onerose per le casse pubbliche. Nessun rapporto beneficio per il cittadino/costi per la collettività. 

L’unica “poltrona” di cui si conosce l’utilità e il vantaggio è quella del Difensore Civico, per la quale però si stanno trascinando da mesi trattative sottobanco tra partiti e correnti, in un susseguirsi di nomi e proposte mai discusse in modo aperto e trasparente in Consiglio. Un ruolo così importante e delicato come il Difensore non dovrebbe essere sganciato da logiche di partito e totalmente indipendente dalla maggioranza che governa la nostra Provincia? Scoprire che il Difensore civico, così come le altre cariche nominate dal Consiglio, sono organiche a qualche partito (di maggioranza o minoranza), non fa che aumentare la nostra convinzione che venga premiata la vicinanza ai partiti anziché il merito. 

Lunedì scorso abbiamo saputo che in Consiglio provinciale le mozioni saranno contingentate e dovremo scegliere tra una mozione al mese oppure una risposta mai avuta alle interrogazioni scritte (ma non era un diritto avere una risposta, entro 45 giorni?). Alla nostra protesta il Presidente Dorigatti ha risposto che non c’è il tempo per discutere troppe mozioni e interrogazioni. Certo, se il tempo viene usato da ormai tre mesi per sistemare poltrone, e se i Consigli provinciali hanno una frequenza media pari ai Consigli comunali di un paese di mille abitanti, allora discutere e dibattere di problemi reali sarà quasi impossibile.

Stanchi di non poterci occupare del Trentino reale ma di assistere ad un triste e frustrante spettacolo di spartizione delle poltrone e sistemazione degli amici di partito, ci dissociamo da questo sistema partitocratico e “spartitocratico” e per protesta martedì 18 usciremo dall’aula ad ogni votazione. Per lo stesso motivo lunedì 17 non parteciperemo all’assemblea delle minoranze, la cui unica finalità da ormai 2 mesi non è trovare una convergenza su obiettivi e battaglie politiche comuni, ma sulla sistemazione di questo o quell’amico di partito nelle varie Commissioni e Autorità, secondo una logica si lottizzazione proporzionale alla percentuale di voti ricevuti alle ultime elezioni. 

Bello spettacolo, mentre i trentini fanno la fila fuori dai gruppi consiliari per chiedere un lavoro che non c’è.

Il Movimento 5 Stelle Trentino non si renderà complice di un sistema politico al completo servizio dei partiti e del potere, anziché dei cittadini.

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