L’intervento di Filippo Degasperi in Consiglio provinciale il 10 dicembre 2013

L’intervento di Filippo Degasperi in Consiglio provinciale il 10 dicembre 2013

DEGASPERI (MoVimento 5 Stelle): Grazie, Presidente

Presidente Rossi, ho ascoltato con molto interesse le sue parole, con l’interesse della matricola, le sue parole sul programma di legislatura. In campagna elettorale lei aveva dichiarato più volte che non avrebbe presentato ai Trentini il libro dei sogni e dopo averla ascoltata il 22 novembre devo dire che lei deve aver pensato che, invece, una bella favola avrebbe potuto piacere ai Trentini, soprattutto con un finale a sorpresa come quello che abbiamo letto nell’ultima pagina della sua relazione.

Dicevo che ho ascoltato con molto interesse perché da parte nostra, come più volte dichiarato in campagna elettorale, non esiste nessuna preclusione ideologica, quindi siamo e saremo pronti a sostenere tutte le sue iniziative che andassero incontro a quello che è il nostro pensiero. Allora ho potuto sicuramente apprezzare qualche spunto positivo dalla sua relazione.

In tema di economia ho sentito parlare di scambio tra imposizione fiscale e contributi e su questo volevo metterla in guardia perché abbiamo proposto una cosa simile noi durante la campagna elettorale, ovvero lo scambio tra IRAP e contributi, e gli economisti che frequentano le redazioni dei quotidiani locali ci hanno etichettati come “supercazzolari”, scusi il termine, ma è quello che è uscito sulla stampa.

Ho colto recentemente sulla stampa altri spunti interessanti, in particolare quello relativo alla proposta di far viaggiare gratis sui mezzi pubblici gli studenti universitari e i turisti, anche questo va nella direzione di quello che abbiamo proposto noi e anche questo nel corso della campagna elettorale è stato più volte etichettato come populista, demagogico e via dicendo da parte della stampa trentina.

Ho letto della sua intenzione di sostenere e promuovere le colture biologiche e la filiera corta in agricoltura e ho sentito parlare di reddito minimo di garanzia, anche questo va nella direzione di quello che proponiamo noi, ovvero il reddito di cittadinanza, sicuramente da integrare con quanto ho sentito ricordare stamattina anche dal collega Civettini in merito all’erogazione di tale reddito anche nella forma dei buoni spesa, come succede in gran parte degli Stati del nord Europa.

Ho intravisto sempre sulla stampa questa intenzione di ripubblicizzare ITEA s.p.a. e mi accodo a quanti finora l’hanno invitato a quantificare il danno prodotto dalla scelta effettuata di trasformare in società per azioni ITEA e chiaramente provvedere a farlo risarcire da chi quella scelta scellerata l’aveva decisa a suo tempo.

Su tutti questi fronti nei Consiglieri del Movimento 5 Stelle troverà dei sostenitori, Presidente Rossi, perché tutti questi punti che ho elencato, stanno anche dentro il nostro programma,  quello che abbiamo costruito insieme ai nostri attivisti, quello che ci siamo impegnati a portare avanti e quello che fondamentalmente anche lei ha contribuito a farci capire, contenga alcune proposte che sicuramente sono valide, concrete e realizzabili.

Da ultimo sottoscrivo anche le sue parole relative alla scuola – da ultimo per quanto riguarda gli aspetti positivi – ovvero “immaginiamo una scuola capace di avviare sperimentazioni rispetto ai modelli didattici, alle regole di reclutamento, di valutazione e di sviluppo di carriera del corpo docente nella direzione del merito e della valorizzazione delle eccellenze”. Ancora, “vogliamo sviluppare un sistema integrato di tirocini curricolari”, argomento su cui la invito ad approfondire, anche come Assessore all’istruzione, le esperienze che già sono presenti sul nostro territorio.

Parto dal tema delle risorse umane per affrontare quelle che, invece, ritengo le criticità della sua proposta.

Parto dai giovani e dalla loro formazione come strumento che riteniamo essere indispensabile per sostenere quello che lei ha identificato come “nostro primo fattore di sviluppo” e per aiutare in parte a risolvere il problema della disoccupazione giovanile. La Provincia di Trento ha una competenza primaria in tema di formazione professionale e qua mi riferisco in particolare alla formazione professionale di base. La formazione professionale dovrebbe essere il fiore all’occhiello del sistema dell’istruzione provinciale, invece, così come è oggi, appaltata quasi interamente agli enti privati, è diventata un terreno di conquista per politici di varia estrazione, per consulenti che non si sa bene quale esperienza possano offrire e per burocrati, a spese degli operatori della formazione personale, a spese delle famiglie e degli studenti che vivono la formazione professionale. E, dal mio punto di vista, vista la drammaticità della situazione dell’occupazione giovanile in questo campo è arrivato il momento di cambiare assolutamente rotta, cominciando a pensare in primis al superamento del sistema degli enti privati finanziati – lo sappiamo benissimo – al 100 per cento dalla Provincia autonoma di Trento.

Una decina di anni fa il suo predecessore, Assessore all’istruzione, si era presentato agli insegnanti della formazione, unico peraltro in questi dodici anni, con una bella proposta: era venuto a parlarci di pari dignità, di equivalenza dei percorsi, di possibilità per chi accedeva la formazione professionale di sviluppare ulteriormente il proprio percorso formativo. Ancora oggi il rapporto scuola della XIV legislatura parla di formazione personale inserita a pieno titolo nel sistema educativo del secondo ciclo con pari dignità rispetto all’istruzione liceale e tecnica. Allora, mi domando dove sia andata a finire questa pari dignità. Intanto, come immagino sappia anche lei, nella sua maggioranza nel corso della campagna elettorale sono emerse pressioni consistenti soprattutto da parte di chi dovrebbe avere a cuore le opportunità di quella che è la parte più debole dell’utenza scolastica, con famiglie spesso assenti, dicevo, dalla parte che dovrebbe avere a cuore queste problematiche sono arrivate pressioni per scardinare il sistema Salvaterra, per tornare indietro di vent’anni e scorporare l’istruzione e formazione professionale dal sistema dell’istruzione e farla rientrare sotto le competenze dell’Assessorato allo sviluppo economico. Stiamo parlando di ragazzini di quattordici anni. Altro che filiera unica, come dice lei nella sua relazione, altro che sistema unico, altro che pari dignità.

Ancora, mi chiedo dove sta la dignità quando leggiamo che gli insegnanti di un centro di formazione paritario sono stati degradate a formatori con la copertura della Provincia. Sottolineo che in tutta la legislazione provinciale non esiste da nessuna parte la dicitura “formatori”, quindi mi chiedo in che modo questo intervento di questo ente di formazione privato vada a collimare con le dichiarazioni rese dallo stesso ente al momento di richiesta di attribuzione della parità formativa.

Penso che possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che la fonte principale dell’apprendimento per i nostri giovani rimane la relazione tra docente e allievo, allora mi chiedo quali risultati pensa di ottenere un sistema in cui è costante l’intenzione di arrivare allo svilimento della figura degli insegnanti della formazione professionale.

Leggo ancora nel suo programma di trilinguismo, di linguaggi informatici e vedo nella formazione professionale – parliamo di ragazzi di sedici anni, del terzo anno – sparire lo studio dell’italiano, vedo sparire la matematica, vedo sparire l’informatica, vedo sparire la storia, vedo il diritto attribuito agli insegnanti di italiano. Quindi, dove stanno gli obiettivi? Come faremo a raggiungere quegli obiettivi che ci siamo dati in termini di percorso di pari opportunità.

Lei ha scelto di conservare le deleghe in tema di istruzione. Inizialmente avevamo valutato negativamente questa opzione e devo dire che, alla luce anche di quanto sentito in merito ai tentativi, da me citati, di tornare al passato, devo dire che la sua potrebbe anche essere stata una scelta condivisibile, perlomeno per tentare di sottrarre un terreno delicato, come quello della formazione professionale, ai giochi di potere dei tanti politicanti che purtroppo la circondano.

Quindi, le chiedo di dedicare, in quanto Assessore, il tempo necessario e le energie necessarie per approfondire quello che la formazione professionale ha subito nel corso di questi ultimi quindici anni e chiedo di impegnarsi a capire con chi nella formazione professionale lavora, non con consulenti improvvisati e nemmeno con i burocrati, cosa si può fare per sollevarla dal ruolo che le hanno assegnato i suoi predecessori, ovvero quello di cenerentola.

Parliamo di economia. Qua devo dire che la distanza rispetto al nostro programma aumenta, rispetto a quello che pensiamo noi comincia a diventare abissale.

Leggo di proposte rilancio di Trentino Sviluppo. Per quanto ci riguarda Trentino Sviluppo non andrebbe rilanciato, ma andrebbe semplicemente chiuso.

Ho letto sul suo programma e l’ho sentita parlare di semplificazione, di razionalizzazione in corso, di efficienza nella macchina burocratica e qua devo dire che ci voleva stupire con qualche altra favoletta. Mi limiterò a parlare con i rappresentanti delle associazioni di categoria, cosa che abbiamo già fatto durante la campagna elettorale, albergatori, artigiani, commercianti e professionisti e mi limiterò, in una prossima occasione, a riportarle quello che pensano in merito a questa citata efficienza della macchina burocratica provinciale.

Ho sentito parlare stamattina di eccesso di livelli decisionali. Concordo pienamente. Noi in campagna elettorale avevamo proposto l’eliminazione della linea dei dirigenti generali e la redistribuzione delle funzioni tra Assessori e dirigenti dei servizi. Continueremo a portare avanti questa proposta.

Sempre in tema di economia, concetto che lei ha ripetuto costantemente nella sua relazione è quello del sostegno. Io mi domando come si possa pensare di sostenere le aziende se poi, sull’altro fronte, queste stesse aziende le uccidete con le tasse e con la burocratica. L’incentivo pubblico, che a voi piace tanto, non serve all’imprenditore. Un incentivo l’imprenditore ce l’ha già e si chiama “utile”, non ha bisogno dell’intromissione dei funzionari della Provincia per capire quali sono i suoi obiettivi e per essere motivato a raggiungerli. Dal nostro punto di vista, quello che la Provincia di Trento mette in campo ormai da decenni sotto la voce “incentivi” dovrebbe essere rubricato alla voce “distorsioni”. Noi siamo convinti che, quando voi parlate di incentivi, raccontate solamente metà della storia, perché ci raccontate quello che le imprese possono fare con gli incentivi provinciali, ma non ci raccontate quello che le imprese, che si vedono sottrarre queste risorse, avrebbero potuto fare con le stesse somme. Sottrarre utile alle aziende che funzionano, perché se producono utile evidentemente funzionano, per trasferirlo ad altre aziende sicuramente serve ai politici che ovviamente potranno vantare qualche amico in più alla successiva tornata elettorale; serve meno al sistema economico: toglie alle aziende la parte importante e fondamentale della loro capacità di competere e di innovare.

Sul suo programma parla anche di innovazione e, ovviamente non serve che lo faccia presente io, ma le aziende più innovative di questo mondo stanno in uno Stato dove gli incentivi non sanno nemmeno cosa siano. Mi chiedo quale funzionario di Trentino Sviluppo o della Provincia autonoma di Trento avrebbe potuto a suo tempo intuire le potenzialità di sviluppo e di crescita per aziende come Apple, come Google o come Facebook e, infatti, aziende di questo genere in Trentino non se ne sono mai viste e dubito che se ne vedranno mai.

Il Presidente dell’Associazione artigiani in un confronto televisivo, sempre in tema di innovazione, ha dichiarato che il 95 per cento delle start up finanziate dalla Provincia chiudono entro due anni dalla costituzione e le altre vegetano per un periodo di tempo indeterminato. Questa, se ce ne fosse bisogno, è la dimostrazione empirica che l’ente pubblico non può sostituirsi all’imprenditore nello scegliere dove indirizzare le risorse e l’innovazione. L’unica cosa che può fare l’ente pubblico, e su questo ci  troverà assolutamente allineati, è creare le condizioni perché le aziende nascano e si sviluppino spontaneamente. Con quali strumenti? Strumenti semplici che sono noti e sperimentati da tempo, ovvero meno burocrazia, meno imposizione, meno tasse e, come ruolo dell’ente pubblico, investimento nel capitale umano e investimento nelle politiche sociali.

Sempre in tema di economia, il suo intervento manca completamente di qualsiasi riferimento alla situazione del credito. La provincia partecipa nei pacchetti azionari di banche importanti che operano sul nostro territorio, le imprese – è noto – si lamentano delle difficoltà di accesso al credito e quindi mi sarebbe piaciuto sentire la sua opinione sulla materia, cioè in quale modo la Provincia intende intervenire data, appunto, la sua forte presenza nel settore, quale dovrebbe essere la supposta funzione pubblica delle diverse banche a cui partecipa la Provincia, quale la mission da affidare a questi enti e queste istituzioni.

Nei documenti di fine legislatura scorsa ho letto che la Provincia attribuisce importanza strategica al rafforzamento del decreto locale, siamo pienamente d’accordo, ma forse non vi siete accorti che il Trentino in questi ultimi anni è in via di colonizzazione da parte di istituti bancari extraprovinciali e mi chiedo quale sia l’intento della Provincia autonoma di Trento, ovvero se lasciar fare, lasciare che queste banche extraprovinciali drenino continuamente risorse del territorio del Trentino per portarle altrove o se non sia il caso di intervenire.

Ancora in tema di economia, non ho sentito nulla relativamente al cosiddetto “sistema Provincia”, ovvero quel ginepraio sterminato che va ben oltre le dodici società di sistema che vengono citate normalmente e che nemmeno la Commissione Collini è riuscita a districare. Alle spalle dei contribuenti e degli elettori, sull’altare del dinamismo e dell’efficienza, chi ha ideato tale ingorgo ha sacrificato le regole del diritto pubblico, i controlli contabili, il blocco delle assunzioni del pubblico impiego, il blocco dei rinnovi contrattuali, il principio di accesso al pubblico impiego tramite concorso e lì, all’interno di questo sistema, si smarriscono concetti come la trasparenza e la meritocrazia e invece ne ritroviamo altri come il clientelismo.

Si parla spesso del costo dei dipendenti pubblici, sappiamo che i dipendenti pubblici hanno il contratto bloccato fin dal 2009. Non si parla mai del costo del personale di queste società che gravitano attorno all’ente pubblico e che all’ente pubblico appartengono. Se non glielo avessero mai fatto presente, mi permetto io di segnalarle che ce se ne sono alcune in cui il costo medio annuo del personale si aggira attorno ai 100.000 euro pro capite. Abbiamo casi in cui su dieci dipendenti abbiamo due dirigenti e cinque funzionari. Abbiamo casi in cui su tredici dipendenti, tre sono dirigenti. Dal mio punto di vista ci sarebbe molto da dire, non ho sentito nulla in proposito da lei e mi piacerebbe che nella replica potesse farci sapere cosa intende fare in questo settore.

In tema di istituzioni non ho sentito nulla circa i duecento ed oltre comuni che amministrano il nostro territorio che evidentemente deve essere sterminato, se abbiamo bisogno del doppio dei comuni rispetto ai nostri vicini altoatesini. Va bene così o forse è il caso di pensare a qualche strumento di riequilibrio?

Sempre in tema di comuni, mi chiedo se va bene questo assetto in base al quale gli organi collegiali, il Consiglio Comunale, sostanzialmente non svolge altra funzione che quella formale e meramente decorativa.

Sulle comunità di valle la nostra posizione è assolutamente contraria, lo abbiamo sempre dichiarato, in favore invece si un rafforzamento dell’autonomia dei comuni e di un aumento dimensionale degli stessi comuni che gli dia forza anche nei rapporti con l’ente provinciale. Lei ha prospettato una riforma e ovviamente la attendiamo. Mi auguro che almeno si provveda a eliminare gli aspetti esteriori sicuramente, che non sono la sostanza del problema, come quelli relativi ai novantacinque membri o novantanove membri per quanto riguarda l’Assemblea della Val di Non e della Val Giudicarie, numeri che potrebbero far concorrenza alla segreteria del partito comunista cinese e che sicuramente ci rendono un bersaglio facile, probabilmente anche a ragione, delle critiche di chi cerca dei pretesti per attaccare la nostra autonomia.

Nella sua relazione non ho trovato nessun riferimento nemmeno ai costi della politica. Il nuovo Segretario del PD ha messo al primo punto il tagliare di un miliardo i costi la politica. Qui in Trentino probabilmente non se ne sente il bisogno. Il Movimento 5 Stelle ha rinunciato a richiedere il rimborso relativo alle consultazioni provinciali del 27 di ottobre, erano circa 50.000 euro e diciamo che ci siamo sentiti fortificati nella nostra decisione dall’opinione del procuratore della Corte dei Conti che ha dichiarato di ritenere incostituzionali oltre che elusive tutte le norme introdotte per aggirare con artifici semantici il risultato del referendum del 1993. Allora, mi piacerebbe sapere che in Trentino, che è una terra che spesso è considerata all’avanguardia in molti settori, non ci sia bisogno di attendere il responso della Corte Costituzionale per capire che le norme in base alle quali i rimborsi elettorali sono stati e saranno erogati sono da ritenersi apertamente elusive – cito di nuovo il procuratore della Corte dei Conti – e manipolative del risultato referendario, traendone le conseguenze opportune.

Personalmente ho rinunciato – dovrebbero averlo comunicato ieri all’Ufficio di Presidenza – all’indennità che mi spetta quale Segretario questore e ovviamente chiederò ai miei colleghi che facciano altrettanto e magari potremo concordare una destinazione da dare a questi fondi aggiuntivi. Abbiamo parlato l’altro giorno del sostegno alla Sardegna e questa potrebbe essere un’iniziativa utile e meritoria.

Nella scorsa legislatura abbiamo letto che le indennità consiliari sono state ridotte del 9 per cento, passando da 10.800 euro a 9.800 di questa legislatura, ovviamente con il recupero automatico dell’inflazione che mi risulta esserci e che è un principio che non vale per gli altri cittadini – dicevo che i dipendenti pubblici hanno il contratto bloccato dal 2009 e lo vedranno bloccato fino al 2014 – ovviamente con il recupero automatico non passerà molto tempo prima che si torni di nuovo a superare i 10.800 euro. Noi del Movimento 5 Stelle – lo abbiamo dichiarato e lo faremo appena possibile – ci ridurremo l’indennità consiliare trattenendo solamente il corrispondente a 5 mila euro lordi mensili. Siamo convinti che l’esempio debba venire dall’alto e che il Consiglio provinciale dovrebbe essere il primo, come organo principale di Governo della nostra provincia, a dare questo esempio e soprattutto pensiamo che 5 mila euro lordi siano un compenso adeguato all’impegno e un compenso rispettoso anche della situazione difficile che vivono molti nostri concittadini. Il resto lo consideriamo un privilegio e, come tale, invitiamo tutti i nostri colleghi a rinunciarvi. Temo che il nostro esempio non sarà seguito da molti e la storia ci insegna che i privilegiati, piuttosto che rinunciare alle loro prerogative, sono disposti anche a far crollare l’intero sistema.

Ancora, sempre in termini di costi la politica, non ho sentito una parola sul tema dei vitalizi. Uno scandalo che costa ai cittadini della nostra Regione 13 milioni di euro all’anno. Uno sfregio a qualsiasi principio di giustizia, di solidarietà e di equità. Abbiamo 68 politici trentini e 31 – cito i dati presenti sulla stampa – tra vedove ed altri eredi e – mi piacerebbe molto sapere chi siano questi altri eredi – che vivono da decenni alle spalle dei contribuenti trentini. Pensionati a cinquant’anni con assegni del 5-6 mila euro che gridano vendetta. Anche qui mi aspetterei una parola che vada oltre il ritornello dei privilegi acquisiti. Abbiamo della nostra Costituzione e nel nostro ordinamento principi e concetti che sarebbero utili per attaccare e smantellare questo scempio. Per esempio il principio di onerosità sopravvenuta. Con le casse pubbliche, anche quelle provinciali, che si avviano a essere desolatamente vuote, quindi insufficienti a coprire le necessità della scuola e della sanità, mi risulta sinceramente inconcepibile pensare che si possa proseguire allegramente ad erogare trattamenti come quelli attuali. Certo, finché nella Corte Costituzionale farete sedere gerontocrati, personaggi come Giuliano Amato, sarà difficile che concetti come quello dell’equità trovino applicazione in un campo come quello dei vitalizi che vede Amato e i suoi elettori tra i fortunati beneficiari.

Oggi, oltre che nella sua relazione, ci ha presentato le linee fondamentali di quello che dovrebbe essere l’ipotetico nuovo accordo con il Governo che voi sostenete a Roma relativo alla risorsa dell’autonomia. La situazione del Trentino di oggi mi ricorda molto la situazione del Trentino di fine ottocento, quando i Trentini che si recavano di Innsbruck a presentare qualche istanza, se ne tornavano puntualmente a casa con sonore bastonature. Ogni volta che vi presentate a Roma dal vostro dal vostro Presidente del Consiglio “mister palle d’acciaio” riuscite a farvi portar via una fetta sempre più consistente delle risorse dei Trentini. Lo abbiamo rinominato, dato il periodo, “l’accordo dello Zelten” quello che ci avete presentato oggi. Un accordo che, secondo quanto prospettato, ci porterà via il 30 per cento delle risorse a disposizione, un salasso deciso in conclave, senza il coinvolgimento dei cittadini trentini, nella sua relazione lei, Presidente Rossi, aveva parlato della sua funzione come quella di recettore, bene qui, i Trentini non sono stati coinvolti, l’Assemblea che li rappresenta nemmeno, a parte la comunicazione odierna. Noi del Movimento 5 Stelle a Roma abbiamo chiesto maggiore trasparenza, abbiamo chiesto l’istituzione di un tavolo di confronto pubblico tra parlamentari e i consiglieri provinciali e questa proposta, che mi sembra fondamentalmente innocua e utile, è stata bocciata e, quindi, non possiamo far altro che prendere atto dei risultati che portate alla nostra attenzione. E mi permetto, però, di ricordare che oltre ai ricorsi alla Corte Costituzionale, strumento che mi sembra ormai abusato, esiste anche la fiducia che i vostri parlamentari potrebbero anche cominciare a pensare di negare in occasioni come questa.

Mi auguro che avremo tempo per approfondire ancora le tematiche di questo accordo fantomatico, in particolare parlo del problema dell’Agenzia delle Entrate che da tanti viene visto come un successo, personalmente mi preoccupa molto la vicinanza tra controllore e controllati, ancor di più mi preoccupa il rischio per l’oggettività e i risultati di eventuali verifiche, dato che la Provincia, purtroppo, è un attore protagonista del sistema economico trentino e, se effettivamente assumesse anche le funzioni relative all’Agenzia delle Entrate, avremmo il caso inaccettabile di controllore che è controllato da sé stesso.

Ho parlato in apertura di finale a sorpresa e di fronte a una reazione che fondamentalmente si pone in linea di continuità con quanto successo nelle legislature precedenti, di fronte a una relazione che loda i risultati del quinquennio appena concluso, che mi risulta essere un quinquennio in cui sono state minacciate le basi dell’autonomia con il patto di Milano, un quinquennio che ha visto la disoccupazione raddoppiare, un quinquennio che ha visto i soldi pubblici finire nelle tasche delle multinazionali che poi, senza che nessuno se ne accorgesse, se ne sono scappate con il bottino. Una relazione che parla di continuità termina – cito – con una richiesta di cambiamento, “cambiamento di paradigmi, cambiamento di strategie, di strumenti, di regole del gioco”. Allora questa, insieme a quelle che avevo citato inizialmente, è un’altra delle affermazioni che il Movimento 5 Stelle sottoscrive in pieno. Cambiamenti di paradigmi innanzitutto, a cominciare da quelli che avevano portato l’assessore Borgonovo Re, che avrei ringraziato per il coraggio, ma non è presente in Aula, ad affermare che la mafia esiste anche in Trentino, non la mafia che uccide, ma quella che dà o no permessi, apre o chiude le porte, risolve o sottrarre i problemi dei cittadini. Correva l’anno 2006 e mi sarebbe piaciuto sentire dall’assessore Donata Borgonovo Re se dal 2006 ad oggi qualcosa è cambiato in materia, perché a noi sinceramente non sembra.

Termino augurandole buon lavoro, augurando buon lavoro a lei e ai suoi Assessori e il mio auspicio non può essere altro che quello che nel suo operare prevalga l’ultima affermazione piuttosto che il contenuto delle precedenti 22 pagine. Grazie.

 

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