Degasperi e Vergnano su nuovi aiuti a Marangoni

Degasperi e Vergnano su nuovi aiuti a Marangoni

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«Una volta c’era il lease back, oggi c’è il fondo strategico, domani chissà. Quello che è certo è che per qualcuno i contributi non mancano mai mentre per le piccole imprese se va bene ci sono le pacche sulle spalle quando è ora di chiedere voti».
Questo il primo commento di Filippo Degasperi e Paolo Vergnano del M5S riguardo alla recente concessione dell’ennesimo sostegno pubblico alla Marangoni di Rovereto. Continua Degasperi: «Noi del M5S critichiamo da sempre l’istituzione del cosiddetto fondo strategico. Da un lato è sempre stato chiaro come solo grandi aziende potessero beneficiarne, dato che è congegnato per prevedere l’acquisto di obbligazioni, strumenti che solo le imprese strutturate hanno la capacità di emettere. Da un punto di vista politico eravamo invece certi che i fondi pubblici sarebbero andati sempre alle solite imprese, ovvero a coloro che avevano beneficiato prima dei contributi a fondo perduto e poi dei lease back… e ci pare che i fatti ci diano purtroppo ragione».
Il M5S non era stato l’unico a criticare la creazione del fondo strategico:«Oltre a noi anche CNA aveva ritenuto che questo strumento fosse mal pensato, definendolo “prospettiva americana in salsa trentina”. Inoltre, ancora nel 2012, niente meno che la Ragioneria Generale dello Stato aveva manifestato “fortissime perplessità riguardo al fatto che la Regione Trentino Alto Adige potesse mettere a disposizione della Provincia di Trento qualcosa come 75 milioni di euro per la promozione e il sostegno dello sviluppo del territorio. La cosa era stata segnalata da noi del M5S con un’interrogazione rimasta però senza risposta nel merito, dove ci si è limitati a farci sapere che si, era vero che la Ragioneria Generale aveva sollevato dei dubbi, ma in sede istituzionale nessuno aveva comunque posto veti, quindi il fondo strategico era da ritenersi legittimo a prescindere da ogni considerazione di utilità ed opportunità».
Degasperi e Vergnano entrano poi nello specifico del caso Marangoni: «Tramite l’acquisto obbligazionario arriveranno a Marangoni altri 5 milioni di fondi pubblici. Si badi bene che stiamo parlando di una società che ha beneficiato della munificenza statale e provinciale in ogni possibile ordine e grado e che nonostante questo prevede ben 50 esuberi, giustificando la scelta con una supposta crisi del settore degli pneumatici. Una crisi che a guardare le ultime previsioni però non pare esserci, anzi risulta che a livello mondiale il mercato degli pneumatici sia in forte crescita (si stima un incremento annuo del 6% da qui al 2019) , mentre la famigerata concorrenza cinese, agitata a spauracchio per spiegare come non si riesca più a produrre in Italia non sembra essere questo granché, visto e considerato come la prima impresa cinese produttrice di pneumatici sia al 12° posto nel ranking mondiale mentre per dire una Pirelli sia al 5°. A fronte di queste evidenze viene da chiedersi se la crisi non riguardi innanzitutto Marangoni e nello specifico errori di posizionamento sui mercati di riferimento da parte del management piuttosto che da una situazione di malessere generalizzata. A giudicare dai fatti parrebbe che fin ora chi dirige quest’impresa abbia dimostrato molta più abilità nell’ottenimento di aiuti pubblici piuttosto che a porsi in maniera competitiva sui mercati».
Ma non solo, i 2 portavoce puntano anche il dito sulle scelte aziendali in fatto di gestione del personale:«A quanto ci risulta pare che Marangoni proprio ad agosto abbia goduto di un aumento esponenziale degli ordini, ma questo non abbia fermato la scelta di procedere con gli esuberi. Eppure, grazie ad un accordo sindacale parecchio favorevole all’azienda, in Marangoni le maestranze sono costrette a lavorare 8 sabati all’anno a paga normale ed è stata eliminata anche la mezz’ora di pausa, non sembra insomma che a mancare sia la disponibilità dei lavoratori a fare sacrifici, anzi, forse è proprio grazie a questi accordi per incrementare la produttività che l’impresa ha potuto procedere a dichiarare gli esuberi mantenendo la stessa produzione».
La conclusione di Degasperi e Vergnano è perentoria: «Come M5S non siamo contrari in assoluto agli aiuti alle imprese, e questo vale certamente anche per Marangoni. Vorremmo però essere certi di non dover assistere ad uno spettacolo già abbondantemente ripetutosi in passato. Se potessimo essere certi che questi nuovi 5 milioni di euro andassero a rilanciare il polo di Rovereto saremmo anche d’accordo con la loro concessione, ma siccome pare proprio che le intenzioni del gruppo Marangoni siano differenti (e forse il Presidente Rossi avrà avuto modo di sincerarsene durante la sua recente trasferta brasiliana…) temiamo che anche questi soldi possano fare la fine dei precedenti 55 oppure quella dei milioni di pneumatici che ogni anno se ne vanno in fumo nell’inceneritore di Rovereto…».

Filippo Degasperi Consigliere M5S Provinciale
Paolo Vergnano Consigliere M5S Rovereto

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