L’ossimoro del volontariato obbligatorio

L’ossimoro del volontariato obbligatorio

 

Volontariato obbligato. No, non è un accoppiamento di parole presente su qualche libro per spiegare cosa sia l’ossimoro, ovvero quella figura retorica che consiste nell’accostamento di due termini in forte antitesi fra di loro. Ma l’incredibile idea balenata nella testa di Ugo Rossi, attuale assessore alle politiche sociali della Provincia di Trento, nonché candidato del centrosinistra autonomista alla presidenza nelle elezioni di fine ottobre.

In sintesi, Rossi vorrebbe obbligare al volontariato chi usufruisce del reddito di garanzia e non ha un lavoro, come se fosse il prezzo da pagare per avere bisogno dei soldi della Provincia per tirare a campare. Insomma, da “reddito di garanzia” per i nuclei familiari che non hanno risorse sufficienti per i “bisogni generali della vita”, se il progetto di Rossi diventasse malauguratamente realtà, le famiglie che versano in stato di disagio sarebbero di fronte ad una sorta di “lavoro forzato” mascherato da “volontariato”.

L’assessore provinciale, in pratica, ritiene che la maggior parte dei trentini disoccupati che usufruiscono dei sostegni economici faccia di tutto per restare tale così da percepire il reddito di garanzia. Come se 950 euro mensili siano sufficienti per garantire ad una famiglia di vivere dignitosamente. Per di più, non solo è assurda e paradossale la proposta di rendere obbligatorio il “volontariato” ma è anche contraria alle due caratteristiche previste dalla legge 266 del 1991 affinché un servizio sia definito “volontario”:
– Gratuità assoluta delle prestazioni fornite dai volontari in modo personale e spontane.
– Divieto assoluto di retribuzione degli operatori soci delle associazioni.

Anziché, dunque, pensare a come la Provincia di Trento possa contribuire alla creazione di nuove opportunità lavorative (la politica, infatti, non deve occuparsi di dare lavoro), Rossi dà implicitamente la colpa ai trentini disoccupati di non riuscire a trovare un impiego così da potere rinunciare al “reddito di garanzia”. Si tratta, pertanto, di un fatto gravissimo e surreale che gli elettori si ricorderanno di certo quando voteranno con l’obiettivo di fare “tabula rasa” alla PAT, di cui l’assessore Rossi ne è espressione.

Articolo pubblicato su La Voce del Trentino – TrentinoLibero.it – LaValsugana.it – TrentoToday

 

Gian Piero Robbi

 

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