Garda patrimonio dell’Unesco: chi predica bene e chi razzola molto male

Garda patrimonio dell’Unesco: chi predica bene e chi razzola molto male

Esprimo il mio vivo apprezzamento per la candidatura del Garda a «Patrimonio dell’umanità» avanzata con una recente mozione al Consiglio provinciale. Certo, non posso dirmi colpito dall’originalità della proposta, dato che riproduce quanto sostenuto da alcuni celebri esperti in ambiente, cura del territorio e lotta al consumo di suolo. Parliamo di personalità di spicco come quella del capogruppo Pdl in regione Lombardia, Mauro Parolini, o dell’indimenticata ex ministra dell’istruzione, Mariastella Gelmini, i quali ormai da anni portano avanti una lotta accanita per il riconoscimento del Garda come patrimonio Unesco. Deve essersi trattato di un percorso difficile, perché dopo essere stata lanciata, pur con il sostegno dell’intero consiglio regionale della Lombardia, la proposta era finita nel dimenticatoio. Oggi però, in un periodo significativamente lontano da appuntamenti elettorali, l’idea torna alla ribalta grazie all’impegno di forze politiche sempre in prima linea sui temi ambientali, il che merita dunque un plauso incondizionato.

Sulla credibilità del progetto e di chi lo propone non si possono nutrire dubbi. Come non riconoscere autentici patrimoni dell’umanità nelle colline moreniche del Lugana (che a breve saranno sventrate dai cantieri per l’Alta Velocità), nelle rinomate anguille del Garda (inzuppate di Pcb) o nei prossimi interventi di pianificazione edilizia (pensiamo alla colata di cemento prevista dalla Variante 14 del Comune di Arco momentaneamente stoppata dalla miopia di associazioni ambientaliste e M5S)? Come non essere percorsi da un autentico brivido d’estasi al pensiero di quei 26 ettari di terreno agricolo di pregio dislocati sull’alto lago, che le illuminate giunte locali ad ampia partecipazione dei proponenti la mozione desiderano amorevolmente valorizzare avallando il progetto della Loppio-Busa con colate di prezioso cemento e rifiniture in finissimo asfalto? E, sulla stessa scorta, come non chinare la testa in segno di rispetto verso la volontà espressa da questi stessi paladini dell’ambientalismo quando si battono per realizzare un bel porto turistico con annesse cubature monstre (villette, strade, parcheggi, centri wellness) a Linfano, cosicché anche la Sarca non resti priva delle loro attenzioni? Come non ammirare la lungimiranza di esponenti politici dello stesso partito che da anni custodiscono gelosamente l’attivazione del distretto agricolo dell’Alto Garda, legge alla quale sono talmente affezionati da non farla più vedere a nessuno nonostante nel 2009 invitassero la giunta a sostituirsi alle amministrazioni locali inadempienti? O ancora, cosa dire dei futuristici piani di sfruttamento delle acque del lago a fini potabili, anche questi ben noti agli stessi esponenti, che se andassero a buon fine permetterebbero persino di abbassare il livello del bacino e in tal modo di ricavare nuovi e indimenticabili scorci, pure essi degni, non ne dubitiamo, del riconoscimento Unesco?

È fuor di dubbio che i proponenti la mozione vantino alcuni dei rappresentanti politici più adatti a portare avanti con convinzione la battaglia per il riconoscimento del Garda come patrimonio dell’umanità. Penso ad esempio al misto di ammirazione e soggezione che proveranno i commissari Unesco quando la proposta verrà presentata loro da una personalità come quella dell’onorevole Mauro Ottobre, già insignito del prestigioso premio «Nemico della Terra 2012» anche per aver proposto un disegno di legge favorevole al ritorno dei natanti a motore sull’area dell’alto Garda. Insomma, di fronte a una proposta così solida e credibile, non c’è che da togliersi il cappello.

Pur stupefatto dall’audacia dimostrata dagli avversari politici, voglio comunque accennare ad alcune proposte avanzate per il lago anche dai gruppi 5 stelle delle tre sponde che da tempo monitorano la situazione e formulano proposte. Dico subito che non sono in grado di poter puntare subito al riconoscimento Unesco. Siccome pare che proprio la Ue definisca il 70% circa delle sponde del Garda come in cattivo o pessimo stato di salute, penso sarebbe sensato attivare una serie di interventi di rinaturazione per riportare le coste al loro stato originario e al contempo creare buona occupazione. Più in generale, per arrivare a un riconoscimento importante come quello dell’Unesco, preso atto della situazione di partenza disastrosa in cui versa oggi il Garda, sarebbe opportuno partire dal contrasto alla speculazione edilizia (come previsto peraltro da una mozione recentemente approvata dal Consiglio provinciale) e allo sfruttamento selvaggio delle acque del lago a fini idropotabili, come proposto da una mozione già depositata. Dovremmo puntare a una riqualificazione dell’area nel senso del turismo eco-sostenibile, cominciando con l’attuare leggi che giacciono inapplicate come quella sul Distretto agricolo dell’Alto Garda. Sarebbe buona cosa limitare l’utilizzo di prodotti della chimica di sintesi in agricoltura che provocano ricadute facilmente prevedibili sulla qualità dell’acqua (sono venti i corsi d’acqua oggi contaminati in Trentino) e di un ambiente fragile come quello del Lago di Garda. Si potrebbero fare moltissime iniziative sensate, insomma, senza pretendere di partire chiedendo cose che non stanno in piedi alla luce dei fatti.

Per meritarsi la qualifica di «Patrimonio dell’umanità», il Garda deve recuperare se stesso, essere amministrato e gestito secondo logiche ben diverse dalla pura speculazione e dallo sfruttamento intensivo visti fin oggi che vanno nella direzione esattamente opposta a quella necessaria per ottenere il riconoscimento dell’Unesco. Logiche che il M5S ha dimostrato di sostenere con fatti e azioni concrete; non si può purtroppo dire altrettanto di chi predica bene ma poi razzola molto, ma molto male.

* Filippo Degasperi
Consigliere provinciale Movimento 5 Stelle

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