Gli affari di famiglia e le versioni distorte della stampa di regime

Gli affari di famiglia e le versioni distorte della stampa di regime

Gentile direttore,

senza grande entusiasmo perché il mio giudizio nei confronti del Suo giornale è noto da tempo ma per rispetto nei confronti degli elettori del Movimento 5 Stelle e della mia famiglia mi trovo obbligato a replicare agli errori di cui è rimasta vittima la sua redattrice e a colmare le omissioni che la stessa ha sapientemente dosato a pagina 19 dell’edizione odierna.

Intanto gli errori.

Non risponde al vero il fatto che il sottoscritto abbia chiesto aspettativa non retribuita “per onorare al meglio il ruolo di consigliere provinciale” dato che la legge prevede espressamente l’incompatibilità tra la carica di dipendente provinciale e quella di consigliere. A chiunque era noto che l’assenza, una volta terminati gli adempimenti formali, si sarebbe per forza protratta fino al termine della XV legislatura. Per colmare le lacune della sua redattrice i riferimenti di legge sono l’art. 1 della L.P. 23/1988 e l’art. 17 della L.P. 2/2003.

Non risponde al vero il fatto che io abbia chiesto “un’aspettativa per motivi personali da lunedì 4 novembre a venerdì 15 novembre”. Secondo il vigente CCPL degli insegnanti della formazione professionale (art. 18) l’aspettativa non retribuita può essere richiesta per assistere familiari, per gravi ragioni personali o di famiglia o per studi e ricerche. Su indicazione degli uffici provinciali, non rientrando in nessuna di queste fattispecie, non potendo inoltre richiedere l’aspettativa per mandato elettorale (per la quale era necessaria la data di convocazione del  Consiglio che mi è pervenuta in data 18 novembre) ho usufruito di un permesso non retribuito. La durata massima di tale istituto è pari a 15 giorni per anno formativo. In ogni caso quindi la sostituzione non avrebbe potuto andare oltre, mancando la documentazione necessaria per ottenere l’aspettativa. Se la sua redattrice è in grado di indicarmi la strada alternativa che avrei dovuto percorrere per potermi assentare dal posto di lavoro nel periodo successivo alle elezioni sarò ben lieto di confrontarmi.

Non risponde al vero che l’alternativa fosse tra l’aspettativa breve (quella indicata erroneamente dalla redattrice) e l’aspettativa a coprire l’intera legislatura. Alla data del 31 ottobre le alternative riguardavano solo le modalità con cui impiegare i 15 giorni di permesso non retribuito.

Non risponde al vero che la cattedra sia relativa a 612 ore di insegnamento dato che la cattedra vacante prevede uno scarico orario pari al 35% e l’assegnazione ad un progetto innovativo e particolare relativo all’implementazione di un sistema di budgeting e di controllo dei costi per l’Istituto che richiede competenze specifiche in discipline economiche oltre ad un impegno che va oltre quello del calendario scolastico.

Nel titolo della replica, infine, viene virgolettata un’espressione fatalista che non mi appartiene per formazione e che non mi risulta aver mai pronunciato.

Veniamo alle omissioni di informazioni rilevanti e comunque utili per rendere la rappresentazione più veritiera.

Tempistica: la redattrice omette di riportare il tempo impiegato dal sottoscritto (dal 29 al 31 ottobre) per avere le prime risposte dagli uffici della P.A.T. e di ricordare che la richiesta di permesso non retribuito dipende esclusivamente dalle indicazioni ricevute dagli stessi.

Graduatorie: quelle a cui ci si riferisce non sono graduatorie che riguardano tutte le scuole della provincia di Trento ma sono esclusivamente relative ai 2 istituti di formazione professionale della P.A.T.. Tali graduatorie aperte nell’aprile 2011 (vigenti quindi da 3 anni formativi) contengono inevitabilmente molte persone che hanno nel frattempo trovato altre occupazioni o che puntano sui ben più appetibili incarichi nel canale dell’istruzione. A dimostrazione ricordo nuovamente che nello scorso anno formativo gli stessi 36 interpellati hanno rifiutato un incarico similare.

Aspettativa: il sottoscritto ha richiesto l’aspettativa nello stesso giorno (18 novembre)  in cui è pervenuta la convocazione e in cui gli uffici hanno comunicato (dopo diverse sollecitazioni) le modalità con cui proporre la domanda. Avrei potuto fornire tutta la documentazione a supporto ma la redattrice ha affermato che non ce n’era bisogno.

La sua redattrice cita sicura che “tanti sostituti avevano rifiutato per un periodo così breve” ma omette di chiarire se tale affermazione sia frutto della sua fantasia o derivi da dati certi ottenuti per esempio chiamando gli interessati. Considerato che la redattrice ha a potuto verificare la condizione dei 36 (scrive “precari”) sarebbe utile conoscere quanti sono ancora effettivamente disponibili, come mai abbiano rifiutato un altro incarico offerto loro non più tardi di 10 mesi fa, come mai oggi abbiano rifiutato un incarico che, tutto sommato, per 11 giorni di lavoro avrebbe fruttato un migliaio di euro e, ancora, se nella loro decisione non abbia pesato il fatto che accanto alle ore di docenza è previsto lo sviluppo del progetto di budgeting e controllo dei costi che richiede competenze che magari non tutti e 36 possiedono.

Da ultimo la redattrice, nonostante le indicazioni da me fornite, ha deliberatamente omesso di sentire l’ufficio che ha provveduto alle chiamate verbalizzando tutta la procedura per ottenere le spiegazioni del caso oltre che di chiarire a tutti che la mia figura (come quella di tutti gli altri insegnanti) non ha alcun ruolo nei processi legati alle sostituzioni che sono interamente demandate all’amministrazione.

Esistono le leggi (che prevedono le modalità di accesso e le graduatorie separate per la formazione professionale), i regolamenti (che indicano la procedura da seguire per le chiamate degli insegnanti a tempo determinato), i contratti di lavoro (che consentono di utilizzare al massimo 15 giorni di permesso e non uno in più). Esiste la trasparenza che fa sì che tutto ciò sia pubblico, verificabile e disponibile a chi, senza malafede, intenda chiarirsi le idee.

Filippo Degasperi

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