Il M5S chiede alla PAT un cambio di rotta per la scuola trentina

Il M5S chiede alla PAT un cambio di rotta per la scuola trentina

Il Movimento 5 Stelle Trentino si chiede preoccupato quale sia la direzione intrapresa dalla politica provinciale in materia di scuola. Nel documento redatto dall’Ufficio Scolastico Regionale e consegnato a novembre 2014 ai rappresentanti del Ministero dell’Istruzione, vengono elencate tra le “buone pratiche” trentine il trilinguismo, portato avanti dai docenti di lingue nella scuola primaria e in quella dell’infanzia, le forme di alternanza scuola-lavoro nella formazione professionale, lo sforzo per una “maggiore stabilizzazione dei precari”. Concetti che, nella realtà, si traducono invece in provvedimenti dannosi per chi la scuola la vive tutti i giorni: studenti ed insegnanti.

La stabilizzazione tanto decantata non sembra infatti dover riguardare gli insegnanti della scuola d’infanzia e primaria che hanno dato il via, sabato 31 gennaio 2015, ad una raccolta firme in centro a Trento per protestare contro l’indizione di un concorso ordinario aperto a docenti di tutta Italia. Ai numerosi anni di servizio prestato nelle nostre scuole non viene infatti dato un peso rilevante ai fini del punteggio concorsuale: questo significa mettere a rischio sia la stabilizzazione dei precari “storici” (che anche l’Europa dice a gran voce sia dovere stabilizzare) sia la continuità didattica per centinaia di bambini, tra l’altro nella fase più delicata del processo di apprendimento.

Contemporaneamente stanno iniziando a muoversi gli insegnanti della Formazione Professionale provinciale, settore che i recenti provvedimenti del Dipartimento della Conoscenza stanno trasformando da “fiore all’occhiello” del Trentino a canale di serie B dell’istruzione. Certo la Provincia risparmierebbe molto delegando alle aziende il compito che è della scuola, ma la formazione culturale dei ragazzi non può essere sacrificata sull’altare di una professionalizzazione che suona come un abdicare al ruolo educativo, né gli insegnanti ridotti ad impiegati che, invece di essere formati e migliorare la didattica, debbano venire utilizzati (a costo zero, ovviamente, con gli stipendi fermi da anni) per centinaia di ore di progetti extra.

Il M5S chiede urgentemente che vengano ascoltate le istanze avanzate dai precari della scuola trentina e che i dirigenti dell’istruzione si impegnino per non svilire le preziose risorse che possediamo.

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