Il pusillanime dell’A.P.S.S

Il pusillanime dell’A.P.S.S

Ogni mattino, in ogni parte d’Italia, c’è gente che si sveglia prestissimo la mattina per affrontare una nuova e faticosa giornata lavorativa per portare a casa quel poco che basta per sopravvivere, per pagare l’affitto o il mutuo, per dare un senso al frigorifero e per mantenere i propri figli. C’è chi fa il panettiere e si alza all’alba, c’è chi fa l’operaio edile e costruisce un muro dietro l’altro sotto il sole o sotto la pioggia, c’è chi spazza le strade…

Tutta gente che va stimata, rispettata e tutelata.

E, poi, c’è chi non fa nulla ma ha uno stipendio fisso magari più alto di tutti quelli che ho menzionato. Uno stipendio sicuro, perché pubblico. Insomma, il classico e ambito “posto fisso“.

Sì, anche questi sono sparsi qua e là per il Paese. Anche a Trento naturalmente. Ed è facile individuarli, come mi capita spesso, dovendo visitare – per varie ragioni – alcune strutture ospedaliere sparse in tutto il territorio provinciale.

C’è un esempio che mi fa andare in bestia: un dipendente dell’Azienda Provinciale per i servizi Sanitari di un centro ospedaliero – di cui ometto il nome per ovvie ragioni – che è addetto al servizio di portinariato… ovvero se le auto parcheggiano nei posti riservati, in doppia fila… ed altre cose simili.

Ora, ogni qual volta lo incrocio, è sempre seduto nella sua comoda sedia, al caldo (in questo periodo dell’anno) nell’atto di leggere il giornale, sorseggiare un caffè…forse senza neanche fare quelle per cui è pagato con le mie tasse, con le vostre tasse.

E, stando dove sta, è ovvio che è stipendiato dall’ente pubblico – con soldi nostri, quindi – e chissà quanto percepisce… 1000 euro per il full time? 500 per il part time?

Una buona cifra per non fare pressoché nulla, no?

E il mio pensiero va, quando costui mi capita sotto gli occhi, al panettiere, al muratore, all’operaio delle fabbriche, allo spazzino

Ma la colpa, sia chiaro, non è del dipendente della struttura ospedaliera.

Chi disdegnerebbe un lavoro così? Essere stipendiato per non faticare?

La responsabilità è del sistema pubblico, un sistema clientelare che ha permesso tutto questo dal dopo guerra a oggi, lo dimostrano i numeri esorbitanti dei dipendenti pubblici in Italia. Perché, anziché spendere meglio le risorse pubbliche, razionalizzare l’organico, organizzare e distribuire correttamente le mansioni, permette uno spreco di denaro che non può lasciare indifferenti, soprattutto in un periodo in cui alla gente comune si chiede di fare sforzi sovrumani.

Ma, finché non si rivoluzionerà il concetto di “servizio pubblico“, difficilmente quel tizio si alzerà dalla sua poltroncina…

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