In risposta a Viola: Il «vegliardo» e i pentastellati

In risposta a Viola: Il «vegliardo» e i pentastellati

Riportiamo di seguito la lettera di Massimo Ruzzenenti pubblicata sul Trentino il 22 agosto ’13:

Caro Direttore,

ho letto con molto interesse L’Opinione di Romano Viola “Senza il «vegliardo» saremmo messi molto male”, che già dal titolo era abbastanza chiaro dove ‘andava a parare’, ma quello che mi ha sorpreso è che più andavo avanti nella lettura e più mi trovavo sostanzialmente d’accordo sulla “forma” e assolutamente in disaccordo sulla “sostanza”.

Viola sostanzialmente esalta le virtù politiche e dialettiche di Napolitano, mentre mi pare ironizzi, o comunque non condivida, quelle di Beppe Grillo. Napolitano è in politica da 60 anni – un tempo ormai anacronistico anche per papi e regnanti – è stato anomalomamente rieletto Presidente della Repubblica, ha scelto gli ultimi due Presidenti del Consiglio e relative strane maggioranze, andando – a detta di alcuni – anche al di là dei confini che la Costituzione assegna al suo ruolo.

Senza voler invischiarsi in complicate interpretazioni costituzionali, io vorrei porre una semplice domanda: ma se più della metà degli italiani sei mesi or sono si è divisa fra il non-voto e il voto a un non-partito, siamo proprio sicuri che ora siano tutti così contenti di avere ancora il “vegliardo” – che di quella politica è l’emblema e il massimo rappresentante – al Quirinale?

Per quanto concerne il linguaggio dei comunicati, anch’io la penso come Viola, meglio un bel manoscritto argomentato che un “cinguettio” banale, l’importante però è che oltre la forma ci sia anche la sostanza, cosa che nell’ultima missiva di Napolitano, a mio avviso, lascia molto a desiderare. Si passa da ovvietà “qualsiasi sentenza definitiva, e del conseguente obbligo di applicarla, non può che prendersi atto” (e ci mancherebbe altro!), a formulare ipotesi né vere, né di sua competenza “la normativa vigente esclude che Silvio Berlusconi debba espiare in carcere la pena detentiva irrogatagli e sancisce precise alternative” (la normativa dice che se c’è ravvedimento, e non c’è, il giudice può, e non deve, concedere pene alternative agli ultrasettantenni), a consigli a dir poco inopportuni “è sempre ritenuta essenziale la presentazione di una domanda …..” (quando è noto che non ci sono minimamente le condizioni per accettare una tale richiesta).

Per quanto concerne Beppe Grillo, invece, vale il discorso diametralmente opposto: la maggioranza delle volte dice cose difficilmente contestabili, ma purtroppo lo fa usando un linguaggio molto aggressivo e sconveniente se non addirittura volgare ed offensivo, rendendosi così facilmente attaccabile sulla forma, mentre sarebbe molto più complicato argomentare una replica sulla sostanza.

NB. Parte finale della lettera che è stata tagliata: “L’esempio più eclatante di questa tesi è il famoso “Parlamento tomba maleodorante” che scatenò le ire della Presidente Laura Boldrini, che attaccò immediatamente Grillo per il suo linguaggio offensivo verso le Istituzioni, tralasciando però di constatare che l’oggetto della denuncia era assolutamente reale, a tal punto che ad oggi, in sei mesi, non si conta ancora una sola legge di provenienza parlamentare. Altro che “casa della buona politica!”.

Massimo Ruzzenenti

La risposta di Alberto Faustini, direttore del giornale Trentino

Viola ha raggiunto ancora una volta l’obiettivo: un’opinione serve infatti a far riflettere, ad aprire un dibattito. Le opinioni si possono condividere o non condidere: ma costringono a pensare. Fatta questa premessa, non c’è dubbio che in un Paese normale non ci sarebbe mai stato un Napolitano bis: per questioni di anagrafe e di regole. Mi pare che il riferimento a Beppe Grillo fosse invece legato al suo modo di comunicare o, se preferisce, di sparare parole. E’ sempre facile criticare tutto e tutti. Lo è un po’ di meno cercare – come Napolitano fa ogni giorno – di tenere insieme tutto e tutti. E l’ultima missiva di Napolitano va letta in questo senso. Si tratta di capire se sia sempre giusto cercare di tenere insieme tutto e tutti e quale sia il prezzo da pagare.

ruzzenenti

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