ITEA: un altro scandalo come i vitalizi

ITEA: un altro scandalo come i vitalizi

La vicenda dell’TEA ha risvolti simili a quella dello scandalo dei vitalizi. Una serie di ipse dixit per imbonire i cittadini trentini e una lunga fila di affermazioni e smentite che hanno un comun denominatore: il fallimento delle politiche di edilizia sociale, le società partecipate dalla Provincia, i soliti volti che circolano indisturbati da una sedia all’altra e soprattutto il danno ai contribuenti e alla collettività.

Il 17 Novembre 2004 Dellai dichiarava alla stampa locale: “la privatizzazione dell’ITEA? Non c’è alcun progetto in atto, nè oggi nè si farà più avanti. Siamo in un momento nel quale c’è bisogno di più alloggi pubblici, non di pensare a privatizzazioni, di conseguenza non ci sarà alcuna alienazione”. Solo pochi mesi dopo cambia idea e l’assessore Dalmaso presenta il disegno di legge n. 93 del 31 Dicembre 2004 che è una riforma “modello” e nel quale dichiara: “la trasformazione in s.p.a di ITEA e l’applicazione da parte della stessa di canoni di “mercato” comporta un flusso di entrate, per la stessa, che è stimabile in circa 40 milioni di Euro all’anno rispetto ai 10 ricavati attualmente. La conseguenza prima di tale operazione è che l’ITEA non avrà più bisogno di finanziamenti provinciali. Il progetto prevede altresì che la s.p.a possa “indebitarsi”, girando poi le risorse raccolte alla PAT per il finanziamento di politiche abitative, quali il fondo sostegno affitti”.

La Dalmaso e Dellai sottoscrivono tutto dato che hanno incaricato la Tecnofin di una consulenza che è stata affidata alla E.Capital Partners spa, una società di consulenza finanziaria che per coincidenza nel Maggio 2007 apre una sede in Lussemburgo.

L’assessore Dalmaso non ha dubbi e il 16 Febbraio 2005 scrive a tutti i residenti degli alloggi ITEA rassicurandoli del grande progetto sociale disegnato insieme a Dellai: “anzitutto sento spesso parlare con paura della privatizzazione dell’ITEA (omissis). Grazie a questa trasformazione la Provincia disporrà di strumenti nuovi e più adatti per dare ai cittadini le risposte che si attendono (omissis), si aggiungeranno delle possibilità in più rispetto alla situazione attuale. (omissis) La nostra volontà è chiara: trattare con maggiore giustizia tutti i cittadini. E poterlo fare con maggiore rapidità. (omissis) Dal punto di vista pratico, per l’inquilino ITEA cambierà poco o nulla (omissis), presteremo tutte le attenzioni affinchè gli interventi di cui stiamo parlando non abbiano effetti negativi sul prezzo degli affitti. (omissis) Gli eventuali aumenti saranno comunque applicati un pò alla volta, saranno commisurati alle possibilità reali delle famiglie e saranno estremamente flessibili. (omissis) Non solo: questo significa anche che chi “supera” i parametri fissati fino ad ora non perderà il diritto a risiedere in un alloggio pubblico ma potrà continuare ad abitarlo pagando un canone adeguato alle sue nuove possibilità. (omissis) L’obiettivo finale della riforma è quello di aumentare il patrimonio di edilizia sociale e di riequilibrare la situazione di svantaggio che oggi esiste fra chi ha accesso ad un alloggio ITEA e chi è costretto a rivolgersi al mercato privato. Questo nell’interesse di tutti i cittadini e senza creare problemi, disagi o penalizzazioni. (omissis) Mi creda che non intendiamo certo andare “all’avventura” ma solo migliorare la nostra capacità di far fronte ai bisogni di tutti”.

Lo scenario bucolico dipinto ai trentini dall’assessore Dalmaso si concretizza con la legge provinciale n 15 del Novembre 2005 che però inizia a scricchiolare quando nel 2007 arriva la fattura della consulenza della E.Capital Partners spa: 1,5 milioni di € lievitati fino a 1,8 milioni di €. I costi gravano sulla Tecnofin che ne ha deliberato l’affidamento nel 2005 su incarico di Dellai e non direttamente dalla Giunta Provinciale. La Tecnofin vuole girare il pesante fardello all’ITEA ma in ogni caso si tratta di denaro pubblico che viene dalle casse provinciali che sono già gravate dai 111.850 € dovuti a atti notarili e per la stima del patrimonio.

Un altro capolavoro della riforma “modello” è l’adozione dell’indice ICEF. Così entra in campo il prof. Cerea che è così sicuro della bontà dell’indice che pontifica più di quanto faccia oggi coi derivati di Cassa del Trentino. Partono però gli sfratti e nel 2009 scatta l’emergenza sociale tanto che nel 2010 Cerea è costretto a ritrattare: “nel caso di ITEA il sistema ICEF presenta gravi falle e andrebbe assolutamente e con urgenza rivisto. (omissis) L’ICEF non va usata come una mannaia, (omissis) uno strumento che ha una componente tecnica ma che è uno strumento della politica. (omissis) Certamente se ne abusa”. Su questo Cerea aveva ragione dato che uno delle componenti di fatturato e motivo di vanto della società “Clesius Welfare Engineering” con sede a Trento è proprio l’ICEF considerato un caso di successo del cliente Provincia Autonoma di Trento. Si può dedurre che l’esperimento ITEA sfociato in “macelleria sociale” sia servito a calibrare un mezzo di business a discapito dei trentini e dei relativi problemi e drammi famigliari legati alla casa e alla crisi economica.
Sfratti, mobilità coatta e aumenti fuori scala sono i connotati ricorrenti della vicenda che arriva fino ai nostri giorni considerando che sono coinvolti anziani e famiglie.

Si iniziano a manifestare anche gli effetti fiscali a carico della s.p.a. “imprevisti” dagli specialisti della consulenza da 1,8 milioni di €. Incrementi dell’IRES, IRAP, ICI e poi IMU. Il servizio agli inquilini peggiora continuamente tanto che se prima sapevano quanto pagare grazie a degli estratti conto che venivano rilasciati prima del 2005, ora non hanno nulla vivendo nell’incertezza e nella paura di superare l’ICEF perdendo l’appartamento.

A Dicembre 2013 il neoeletto Presidente Rossi afferma che l’ITEA deve tornare pubblica e il 6 Marzo 2014 l’assessore Daldoss riaccende la speranza di ridare, se ancora ce ne fosse, un briciolo di fiducia e credibilità nella politica e dichiara: “entro il primo gennaio dell’anno prossimo l’ITEA cambierà forma. Non sarà più una società per azioni come voluta dalla riforma Dalmaso-Dellai e ridiventerà agenzia”. Anche Daldoss snocciola calcoli di risparmio e rivela i costi fiscali impattanti sulla Provincia. Vi è però un altro problema sociale dovuto ai lavoratori assunti con contratto privato. Daldoss propone di creare per essi una società privata in-house che presti servizi all’ente pubblico.
Alcuni giorni fa, poco dopo la nomina di Dellai nella Commissione dei dodici a Roma, il Presidente Rossi fa marcia indietro non appena arrivano gli ordini da Roma dal senatore Panizza. Si può risolvere tutto con una legge “ad personam” e la vendono come una soluzione per risolvere il problema del personale ITEA.
In realtà i problemi sarebbero altrove: nelle consulenze milionarie passate con le connivenze politiche, negli strumenti “accurati” del prof. Cerea, nelle spregevoli lettere di propaganda inviate ai cittadini per far digerire la supposta.

Invece Rossi e il PATT si comportano come coi vitalizi, con limatine, inciuci e soluzioni di dubbia legittimità, grandi annunci, molte parole.
Alla maggioranza è stranamente sfuggito il Centro Servizi Condivisi. Il consorzio, composto da dodici partecipate della Provincia tra le quali anche l’ITEA, è stato costituito nel 2013 per gestire in modo unitario alcune funzioni a causa della spending review ma rimane un’entità astratta e latente.
I dipendenti assunti con contratto privato dall’ITEA potrebbero confluire in esso? E’ strano che non l’abbia nominato nessuno come soluzione, almeno per ricordarsi che esiste. Eppure chi troviamo alla presidenza di questo Centro? Aida Ruffini, la presidente dell’ITEA. Ci sono anche quattro consiglieri e tra essi chi ritroviamo? Il prof. Cerea in rappresentanza di Cassa del Trentino. Troviamo anche un’altra costante che appare sempre in queste vicende e tra questi protagonisti: una consulenza di 84.000 € per 100 giorni di lavoro pagati alla Deloitte e certificati dalla Giunta di Pacher in risposta ad un’interrogazione. Ricordiamo anche che Aida Ruffini siede nel collegio sindacale della Castello S.g.r, una società di Milano che promuove, istituisce e gestisce fondi comuni d’investimento immobiliari chiusi ed è legata al Fondo Clesio, erede della società Iniziative Urbane S.p.a di Dellaiana memoria e basato sul progetto dell’area ex Michelin a Trento. L’operatività del fondo iniziò nel Novembre del 2007 dando vita alla proprietà immobiliare del parco “Le Albere” con un corso di 5 anni che è stato prorogato di altri 3 optando per il periodo di grazia al fine di limitare le perdite per i quotisti a causa del flop di vendite causati da prezzi elevati fuori mercato. Un evidente caso di speculazione immobiliare pubblico-privato nel cuore di Trento.

La trovata di Panizza e Tonini di una legge “ad ITEAm” per coprire Dellai, le speculazioni immobiliari e i disastri finanziari e sociali lasciati in eredità ai trentini sono la peggior espressione dell’opportunismo politico in difesa di inciuci e interessi di partito. Questa iniziativa deve essere bloccata ed abbandonata per non compromettere ulteriormente l’immagine della nostra Autonomia già gravemente danneggiata dallo scandalo dei vitalizi.
Chiediamo invece di tornare alla discussione di un’ITEA di nuovo pubblica e di analizzare la possibilità di far confluire i dipendenti a contratto privato nel Centro Servizi Condivisi verificandone anche l’iter e il funzionamento. Auspichiamo un intervento della Corte dei Conti nei confronti di quei politici e di quei tecnici che hanno speculato con consulenze dorate e dubbie decisioni sulla riforma privata dell’ITEA con disastrosi risultati finanziari e sociali. Le dimissioni e l’allontanamento di Cerea e della Ruffini dagli uffici e dalle sedie delle partecipate della Provincia ci sembrano scontate e un atto dovuto alla luce dei risultati pessimi e delle gravi conseguenze sociali causate.

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