Le priorità di Rossi per la scuola trentino: il trilinguismo e l’aumento delle prestazioni lavorative degli insegnanti

Le priorità di Rossi per la scuola trentino: il trilinguismo e l’aumento delle prestazioni lavorative degli insegnanti

Dopo tre mesi di imbarazzante silenzio sulla scuola, finalmente Rossi rompe gli indugi e parla del suo modello di istruzione trentina e del suo piano di riassetto organizzativo scolastico.

La sorpresa e l’amarezza sono inevitabili: Rossi parla di possibile stabilizzazione dei docenti precari, ma si scopre che gli insegnanti interessati saranno solo 300 su 2.000, che le assunzioni saranno spalmate su più anni (che novità!) e, soprattutto, che saranno subordinate ad un lungo e imprecisato percorso di formazione sull’apprendimento di una lingua straniera e sull’insegnamento della propria materia in CLIL.

Scopriamo così che la reale motivazione della stabilizzazione di una fetta di docenti precari non è la necessità di garantire alle scuole trentine l’ormai sempre più rara continuità nell’insegnamento, vero requisito della qualità della didattica e dell’offerta formativa di una scuola.

A Rossi non interessa che nelle scuole trentine il progetto didattico-educativo venga costantemente interrotto, modificato e mortificato dal continuo balletto di insegnanti, che vanno e vengono.

A Rossi interessa solo che la scuola trentina faccia vetrina e segua il trend e la moda del momento: il CLIL, ossia l’insegnamento in tedesco o inglese delle varie discipline curricolari.

Poco importa a Rossi se gli studenti trentini sappiano sempre meno l’italiano, se una lingua straniera si impara bene solo andando all’estero, se l’attenzione all’educazione sia ormai ai minimi storici, se le risorse per la formazione degli insegnanti nei prossimi anni saranno interamente assorbite dal CLIL anziché essere finalizzate al potenziamento e allo sviluppo delle abilità e delle competenze relazionali, educative e didattiche dei docenti.

E resta un pesante interrogativo, a cui Rossi dovrà dare una risposta precisa e urgente: qual è la “maggiore elasticità” che lui richiede agli insegnanti in cambio di queste assunzioni?

Se per “elasticità” si intende un aumento delle prestazioni lavorative degli insegnanti, il Movimento 5 Stelle non accetterà ricatti o baratti che incidano sulla qualità del servizio offerto dagli insegnanti trentini. Lo diceva anche Luigi Einaudi nel secolo scorso: “La scuola, a volerla fare sul serio, con intenti educativi, logora”. Nella scuola quantità e qualità non coincidono. La quantità peggiora la qualità. In Europa lo hanno già capito: la media settimanale delle ore in classe è di 18 ore e 20 minuti, il calendario scolastico prevede al massimo 200 giorni di lezione e la media degli stipendi è il doppio che in Italia. Stiamo andando incontro all’Europa? Non sembra proprio, visto che la Comunità europea ci ha messi in procedura di infrazione (ergo: pesanti multe) per l’abuso che viene fatto nella nostra Provincia dei contratti a tempo determinato nella scuola. Ecco perché per il M5S le assunzioni dei precari vanno comunque fatte, senza chiedere nulla in cambio agli insegnanti. Le assunzioni si DEVONO fare. Punto.

Usare e strumentalizzare le assunzioni dei precari per peggiorare le condizioni lavorative dei docenti, o per dirottare tutte le risorse future della scuola sul trilinguismo, ci vede nettamente contrari e pronti a combattere in tutte le sedi.

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Trentino.

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