Monte Bondone: i fallimenti del pubblico e del privato

Monte Bondone: i fallimenti del pubblico e del privato

Venerdì 6 dicembre sopralluogo in Bondone di Diego Tomasi con i consiglieri Manuela Bottamedi e Filippo Degasperi, per monitorare lo stato di sofferenza della montagna di Trento e verificare dove e come sono stati spesi i milioni di soldi pubblici dati dalla Provincia per finanziare operazioni immobiliari, attività pubbliche e iniziative private mai decollate.

Il “rilancio del Monte Bondone” è un mito nelle discussioni dell’opinione pubblica trentina. O forse più un mistero ed un assurdo: la montagna più vicina al centro della provincia, abbondantemente finanziata sia direttamente dal pubblico che attraverso i privati, è quella che fa più fatica ad avviare un proprio sviluppo.

Pareti esterne ex Albergo Panorama di SardagnaInterno ex albergo PanoramaPrima fermata l’Albergo Panorama di Sardagna, di proprietà della Provincia dopo essere passato nelle disponibilità dell’Opera Universitaria. Alcune piastre di rivestimento esterne si sono staccate, all’interno evidenti segni di abbandono.

La Provincia pensa ad una destinazione alberghiera, ma magari potrebbe avere interessanti destinazioni sociali (uno spazio al fresco per gli anziani) visto anche quale fine hanno fatto altri alberghi che incontreremo fino alle Viote. Degasperi pensa anche magari ad uno spazio per i camper a Sardagna, più attraente certamente che nel piazzale ex Zuffo, ma per quello la competenza è comunale.

Tomasi guarda in su e indica il piazzale di Vaneze dove si potrebbe far allungare la funivia di Sardagna. Accanto alla chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo la celebre discarica al centro di inchieste giudiziarie. Le coperture degli edifici all’interno dell’area sono in eternit. Fino al 31 ottobre per i cittadini trentini era possibile ottenere finanziamenti per lo smaltimento di coperture in amianto; la Provincia che eroga il contributo poteva pensare a smaltire anche l’amianto che è nelle sue proprietà.

Copertura eternit discarica SardagnaCandriai, padiglione 2, palestraSalendo a Candriai ecco gli spazi dei “Padiglioni”, proprietà provinciale. Il primo (sulla sinistra) ed il secondo (sulla destra) sono pienamente recuperati, ma risultano, anche secondo quanto riferiscono i vicini, sottoutilizzati. Nel secondo c’è anche una palestra con campo da pallavolo.

Padiglione 3 CandriaiAndando più avanti, nel terzo padiglione era ospitata fra le due guerre la “Gioventù Italiana del Littorio”. Oggi il degrado si sta impadronendo della struttura: dai rovi ai pavimenti crollati.

Sempre a Candriai, vicino alla Caserma dei Carabinieri, un hotel recuperato con finanziamento pubblico è andato ad asta, deserta. A Vaneze di spazi per pernottare ce ne sarebbero a iosa. Ma è venerdì pomeriggio e auto che salgono ne incontriamo veramente poche. Tomasi si chiede più volte dove è il +57% di presenze sottolineato da Elda Verones, direttrice dell’Apt Trento-Monte Bondone-Valle dei Laghi. E si innervosisce ancora di più mostrando l’arrivo della funivia, che si poteva spostare più a valle, garantendo in seguito un miglior collegamento con la città.

IMG_0618Altri tornanti e diamo un’occhiata ai preparativi per le Universiadi, poi i tanti metri cubi del Norge.

Quando incrociamo la corriera di Trentino Trasporti che scende, Tomasi la chiama scherzosamente «La trasparente». Pochissimi viaggiatori a bordo.

È un circolo vizioso: tante strutture pubbliche e private, collegamenti di mobilità da migliorare, pochissimi residenti e pochi turisti. Lo sviluppo urbanistico degli ultimi decenni ha “spalmato” Trento a nord fino a San Michele all’Adige, a sud fino a Besenello, a est fino a Pergine e sulla Vigolana. Rimane sguarnito l’ovest, il Bondone. Eppure sono pochi minuti dalla città.

complesso A Vason il complesso “Cielo aperto” dona una stupenda vista sul Brenta ed è desolatamente vuoto, c’è una sola auto con targa ceca.

Prima che il sole tramonti c’è ancora un’occasione per “farsi del male”, le caserme austro-ungariche dopo le Viote (sul Comune di Garniga Terme) di proprietà della Provincia. Spazi immensi recuperati e poco utilizzati. Su un edificio il tetto è stato lasciato sprofondare.

IMG_0637Morale della storia di quello che Tomasi chiama ironicamente, ma con amore, “Monte Bidone”. Non serve più nemmeno un euro di contributi pubblici per il Bondone, ci sono tantissimi spazi da recuperare. Alberto Pacher ha ricordato in Consiglio a maggio 2013 che «nella Finanziaria 2013 ci sono una serie di interventi a favore dell’imprenditorialità giovanile perché possa utilizzare immobili pubblici oggi disponibili».

Il Movimento 5 Stelle in Consiglio vIMG_0647igilerà e farà proposte concrete in questo senso, affinché i trentini si riprendano la loro montagna e il Bondone torni finalmente a vivere, smettendo una volta per tutte di essere luogo di speculazioni immobiliari e operazioni finanziarie fallimentari.

La prima puntata sul Monte Bondone

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