No agli «sceriffi» sugli autobus

No agli «sceriffi» sugli autobus

Continua il degrado sociale a Trento, nonostante le rassicurazioni della giunta comunale, come nel caso di Piazza della Portela, dove accattonaggio, spaccio e prostituzione sono all’ordine del giorno. A Ferragosto, infatti, è accaduto che un autista della linea 7 del trasporto pubblico è stato aggredito da un passeggero che non voleva salire utilizzando la porta anteriore del bus, come previsto dal regolamento provinciale nelle ore serali e nei giorni festivi. Lo sfortunato conducente del mezzo, infatti, è dovuto ricorrere alle cure dei medici, dopo che un pugno gli ha rotto il setto nasale.

Premessa la solidarietà mia e del Movimento Cinque Stelle allo sfortunato protagonista di questa vicenda, è senza dubbio doveroso sottolineare che in città si è consolidato purtroppo il problema della sicurezza. Episodi del genere, infatti, dimostrano come a Trento e dintorni i pericoli per la cittadinanza sono aumentati, soprattutto nelle ore notturne, e l’amministrazione comunale, con il sostegno delle forze dell’ordine, non può non affrontare l’emergenza.Tuttavia, la soluzione non deve essere quella prospettata dalla Lega Nord, ovvero la “militarizzazione” dei bus con la presenza costante a bordo di agenti della Polizia Municipale. Da non tenere in considerazione, sempre a proposito dei leghisti, neanche il ricorso a ronde di cittadini giustizieri per ostacolare la piccola criminalità.

Innanzitutto, perché la sicurezza pubblica non è un argomento da affrontare con leggerezza e, peggio, con la voglia di strumentalizzare tutto e sempre, dividendo altresì pericolosamente la società in buoni/italiani e cattivi/stranieri. È un tema serissimo che va affrontato “a monte”, ovvero nell’ambito degli organi preposti alla tutela dell’incolumità dei cittadini e delle istituzioni. Innanzitutto, occorre più rigidità e costanza nel monitoraggio delle zone cosiddette a rischio, soprattutto negli orari più “difficili”. Non bisogna confinare, infatti, la salvaguardia della sicurezza dei trentini a sporadici blitz che servono più a guadagnare le prime pagine dei quotidiani piuttosto che ad arginare le attività criminali.

Inoltre, è necessario investire risorse in sicurezza, non solo umane. Anziché, magari, sperperare denaro pubblico in attività che non hanno alcun rientro sul piano dei servizi (ma solo per nutrire l’amor proprio di qualche amministratore). Ad esempio, perché non provvedere all’installazione di un efficiente sistema centralizzato di video-sorveglianza nelle aree consuetamente più pericolose? Questo sicuramente genererebbe non tanto l’effetto di cogliere con le mani nel sacco chi commette un reato, quanto l’importante effetto della deterrenza. Oppure, nel caso del trasporto pubblico, non bisogna dimenticare la proposta del Movimento Cinque Stelle di concedere l’utilizzo gratuito dei bus, fattibile dal punto di vista economico, in maniera tale che si ridurrebbe il rischio per gli autisti di essere aggrediti da chi perde il senno perché non ha i soldi per pagare “la corsa”. Le soluzioni concrete, insomma, ci sono. Ma hanno bisogno dell’azione concreta della amministrazione per essere applicate, senza la necessità di ricorrere a vigili urbani sugli autobus o a cittadini che vanno in giro con le mazze da baseball.

 

 

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