Vitalizi e restituzioni: un fallimento, altro che pugno di ferro e gogna

Vitalizi e restituzioni: un fallimento, altro che pugno di ferro e gogna

Finalmente i nodi vengono al pettine e chi da mesi propaganda risultati mirabolanti dovrà prendere atto della pochezza della riforma.

Si è letto di 45.429.930 euro che sarebbero rientrati nelle casse della Regione (“Abbiamo recuperato oltre 45 milioni di euro” recitava il comunicato stampa del 23 luglio 2014). Si è parlato di recuperi pari al 50,48% di quanto sperperato con la legge 6/2012. Si è parlato di pugno di ferro e di gogna per chi si fosse rifiutato di restituire il malloppo.

Il recupero forzoso per i renitenti non è una scelta discrezionale della presidenza del Consiglio regionale. E’ previsto dall’articolo 3 comma 4 della legge 4/2014. Per procedere non servono Trentino riscossioni spa (guidata peraltro da uno dei beneficiari dei 90 milioni) o il parere di qualche (costoso) legale: per far rispettare la legge esistono i tribunali e le “iniziative giudiziarie” indicate dalla norma.

C’è chi parla e chi lavora” titolava un altro comunicato (22 settembre 2014) ricordando sempre i 45 milioni da incassare.

Oggi scopriamo che in realtà le restituzioni assommano a 9,7 milioni sui 90 spesi e che si tentenna anche sul recupero di quanto indebitamente pagato dalla Regione. Senza citare che una parte consistente dei 9,7 milioni sbandierati torneranno nelle tasche degli ex consiglieri nel momento in cui questi raggiungeranno il requisito anagrafico dei 60 anni.

Scopriamo che l’impegno a “garantire la massima trasparenza” (comunicato stampa del 25 febbraio 2014) è ormai solo un fastidioso ricordo.

Sicuramente non era questo il risultato che si attendevano i cittadini e qualcuno immagino si assumerà la responsabilità di questo fallimento.

Di certo il M5S non starà a guardare.

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