Approvata proposta di ordine del giorno per la tutela del lago d’Idro

Approvata proposta di ordine del giorno per la tutela del lago d’Idro


Con emendamenti modificativi indicati dalla Giunta provinciale, nella seduta consiliare del 21 dicembre 2016, è stata approvata la proposta di ordine del giorno collegata alla legge di stabilità 2017 per la tutela e lo sviluppo del lago d’Idro.

Di seguito il testo integrale della proposta di ordine del giorno N. 23/174-175-176/XV con a piè di pagina l’immagine dell’intervento emendativo dell’assessore Gilmozzi della Giunta provinciale:

SALVAGUARDIA E LA TUTELA AMBIENTALE DEL LAGO D’IDRO E DEL DEFLUSSO MINIMO VITALE DEL FIUME CHIESE E REALIZZAZIONE DI INFRASTRUTTURE CICLOPEDONALI

Il Lago d’Idro è un lago naturale di origine glaciale e di antiche origini analoghe a quelle dei Laghi di Garda, Maggiore, Orta, Lugano, Como e Iseo, insieme ai quali rientra nel novero dei “grandi Laghi profondi subalpini” (Documenta Ist. Italiano di Idrobiologia vol.61, 1997, CNR). Il lago origina dal Fiume Chiese ed è alimentato da un bacino imbrifero di 617 Km2, con un’altitudine media 1480 m s.l.m.. Il lago interessa il territorio della Provincia di Brescia (Comuni di Idro, Anfo, Bagolino e Lavenone) e della Provincia di Autonoma di Trento (Comune di Bondone).

La Regione Lombardia nel 2008 ha avviato l’attuazione di un progetto che produrrebbe conseguenze gravemente pregiudizievoli per il Lago d’Idro. Tale progetto prevede infatti l’esecuzione di lavori che avrebbero l’effetto di trasformare il Lago d’Idro alla stregua di un mero serbatoio, con una gestione artificiale che prevede 3,25 metri di escursione verticale, e tale escursione avrebbe lo scopo di svolgere le funzioni di una riserva d’acqua per tutto il comparto agricolo della pianura bresciana e del medio-alto mantovano, e per la produzione di energia elettrica delle 19 centraline realizzate lungo l’asta del Fiume Chiese sub lacuale; oltretutto, gli scopi irrigui verrebbero conseguiti mediante criteri tecnicamente superati con irrigazione a scorrimento, inondando i campi di mais, e, quindi, con incalcolabile spreco della risorsa idrica.

La Commissione europea, Direzione generale Ambiente, già a conoscenza delle vicende del Lago d’Idro, aveva a suo tempo aperto una procedura di infrazione contro l’Italia per violazione delle norme comunitarie applicabili nella fattispecie.

La procedura di infrazione presso la Commissione europea (Procedura n. 2005/4347 / (C) 2005/4598), tiene presente che l’area del Lago d’Idro rientra in un sito di importanza comunitaria classificato SIC IT 3120065 (GUCE n. L 14 del 21 gennaio 2004 p. 43). Il Lago d’Idro costituisce anche una zona di protezione speciale (ZPS).

La procedura di infrazione è stata successivamente sospesa perché gli interventi delle autorità italiane, che erano stati sollecitati dal Comune di Idro e dalle Associazioni in difesa del lago, avevano attenuato i rischi a suo tempo denunciati.

Tali effetti pregiudizievoli consistevano, in particolare, in un grave deterioramento nella composizione delle acque del lago, con formazione di rive con elevato degrado ambientale e paesaggistico che compromettevano l’ecosistema nel suo complesso, danneggiando l’ambiente, il patrimonio ittico, la flora e l’avifauna, creando anche notevoli problemi al turismo a causa dei divieti di balneazione adottati dalle autorità.

In sostanza, il degrado sopra descritto dipendeva essenzialmente dall’eccessivo prelievo delle acque del lago, già avvenuto in forma abnorme e per effetto di un Regio decreto del 1917 scaduto nel 1987, per la produzione di energia elettrica e per scopi irrigui, senza rispettare il deflusso minimo vitale che garantisce e protegge la vita del lago.

Per rispettare il deflusso minimo vitale, è stato calcolato che le acque del lago d’Idro devono stabilmente collocarsi a 367,00 ovvero 367,20 metri con la lama d’acqua del DMV all’incile, misurati all’idrometro di Idro, posizionato nell’ambito comunale di Idro, corrispondente a quota 365,00 – 365,20 metri dell’IGM, Istituto Geografico Militare (vi è una differenza di metri 2 tra la quota idrometrica rilevata ad Idro e la quota IGM che è riferita al livello sul mare).

Al di sotto di 367,00 metri idrometrici o 365 IGM, l’acqua del lago non esce più dal suo emissario naturale ma dalla condotta forzata della galleria ENEL della centrale di Carpeneda di Vobarno (BS), si degrada e produce gli effetti in precedenza descritti.

La realizzazione dei lavori per la trasformazione del lago in una bacino artificiale porterebbe il livello delle acque del lago a quote inferiori a 367,00 metri idrometrici provocando l’inesorabile decadimento della qualità delle acque e l’immiserimento degli ecosistemi integrati con l’ambiente lacustre, che, con grande difficoltà, dopo continue battaglie popolari iniziate nel 1985, ovvero due anni prima la scadenza della concessione del 1917, sono stati evitati imponendo l’osservanza di 367,20 metri come finora é avvenuto dal 2007.

Per converso è stato fissato il livello massimo di sicurezza (massimo invaso dell’acqua) in 368,50 metri idrometrici, sempre sull’idrometro di Idro, ovvero 366,50 quote IGM.
E’ pacifico che l’abbassamento del livello del lago a quote inferiori a 367,00 metri idrometrici, renderebbe impossibile il rispetto del deflusso minimo vitale del lago.

Il 14 dicembre 2006 veniva siglato “l’Accordo tra la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento per l’armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d’Idro e del fiume Chiese”. L’accordo era finalizzato a definire e promuovere forme di armonizzazione delle attività di gestione delle risorse idriche ai fini del miglioramento e della salvaguardia delle acque del Lago d’Idro e del bacino del fiume Chiese nella sua interezza. La amministrazioni sottoscrittrici concordarono che le azioni poste in essere avrebbero dovuto essere volte al soddisfacimento delle istanze avanzate dal rispettivo territorio provinciale e regionale relative ad un uso sostenibile per l’ambiente della risorsa idrica e degli ecosistemi ad essa connessi, in relazione alle utilizzazioni ambientali, agricole, turistiche, ricreative ed energetiche praticate nel bacino. Tale accordo portò a definire l’attuale regola di gestione delle acque che prevede un livello minimo di 367,20 e il deflusso minimo vitale del fiume Chiese.

Con deliberazione X/5496 del 2/8/2016 la Giunta della Regione Lombardia ha approvato lo schema di Accordo di collaborazione tra Regione Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia, ai sensi dell’art. 15 della legge 241/90 e ss.mm.ii., per la valorizzazione dell’area vasta del Lago d’Idro e per la gestione coordinata delle risorse idriche del bacino idrografico del fiume Chiese e ha contestualmente revocato la DGR X/4521 del 10/12/2015.

In data 11 novembre 2016 la Giunta provinciale della Provincia Autonoma di Trento ha approvato (delibera 1995/2016) lo schema di accordo di collaborazione tra la Regione Lombardia, la Provincia autonoma di Trento e la Provincia di Brescia per la valorizzazione dell’area vasta del lago d’Idro e per la gestione coordinata delle risorse idriche del bacino idrografico del fiume Chiese. Nell’accordo si definisce un contributo transitorio dei prelievi estivi di 18,4 milioni di metri cubi di acqua, pari alla differenza tra il volume immagazzinabile nel lago d’Idro con escursione 3,25 m e quello invasabile con escursione 1,50 m.

Nel suddetto schema di accordo oltre a concordare nuove modalità di regolazione del lago, sono previsti interventi per il potenziamento infrastrutturale tra cui la realizzazione del collegamento in galleria Trentino – Valvestino mentre, tra gli interventi di valorizzazione, è previsto un impegno programmatico per ulteriori interventi per migliorare la viabilità dei comuni di Idro e Bagolino e per la Rocca d’Anfo e, per il periodo 2019-2023, un impegno per la promozione di un percorso ciclo-pedonale sul periplo del lago d’Idro.

I costi stimati per i progetti sono: 32.400.000,00 la realizzazione collegamento in galleria Trentino – Valvestino (di cui 6 a carico della Provincia Autonoma di Trento) e 10.018.000,00 di euro per il percorso ciclo-pedonale (coperti dal Fondo Comuni di Confine periodo 2019-2023).

Gli Enti che sottoscriveranno l’Accordo (Regione Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e Provincia di Brescia) si impegnano ad ottenere l’assenso degli Enti Locali coinvolti nelle singole azioni in esso contenute.

Le tematiche contenute nel documento sono molto diverse tra loro e sarebbe opportuno poterle trattare separatamente, al fine di considerare gli aspetti legati al territorio del lago indipendentemente l’uno dall’altro.

Comunità locali e popolazione non sono state finora coinvolte e dunque l’Accordo, qualora venisse siglato, costituirebbe un atto calato dall’alto.

La salvaguardia della risorsa idrica del lago e della biodiversità sono aspetti importanti che andrebbero trattati in un singolo accordo che rispetti il principio giuridico dell’unità di materia e che possa tenere in considerazione la volontà espressa dalle comunità locali e la tutela dell’ecosistema.

In riferimento al mancato coinvolgimento delle comunità locali, giova ricordare che l’Italia ha fatto propri i principi della Carta europea dell’Autonomia Locale, sottoscrivendo la relativa convenzione, poi ratificata con la legge 30 dicembre 1989, n. 439, il cui articolo 3, comma 2, della Carta, riconosce alle collettività locali il diritto di regolamentare ed amministrare, nell’ambito della legge, una parte importante di affari pubblici. Ciò si aggiunge all’articolo 118 della Costituzione il quale prevede che Stato, regioni, città metropolitane, province e comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.

Esistono poi dubbi in merito ai progetti a fronte della spesa che essi comportano: non sembra essere stato affrontato con sufficiente approfondimento il rapporto costi benefici legato al tunnel Valvestino-Trentino (fine attività prevista in 4 anni dall’inizio di progetto) mentre il completamento del percorso ciclo-pedonale è stato posticipato a un orizzonte temporale che non corrisponde alle priorità e alle necessità collegate allo sviluppo turistico e alla mobilità sostenibile dell’area vasta del Lago d’Idro e non offre alcuna certezza sulla disponibilità futura delle risorse finanziarie.

Si richiama infine all’attenzione che il 27 luglio 2016 il Consiglio provinciale di Trento ha approvato l’ordine del giorno 227/XV per incaricare la Giunta a mantenere alto l’impegno per l’utilizzo dei fondi destinati ai comuni di confine dell’alta Valle Sabbia e a valutare le modalità tecnicamente e finanziariamente sostenibili per completare il collegamento ciclo – pedonale Valla Sabbia – Lago d’Idro – Valle del Chiese, sulla base delle risorse finanziarie disponibili. L’approvazione dell’ordine del giorno 227/XV è stato accolto positivamente e con i migliori auspici degli amministratori dei comuni rivieraschi della provincia di Brescia e dei comuni trentini della valle del Chiese, i quali, successivamente, hanno invece espresso perplessità sulla paventata possibilità di destinare risorse per la costruzione del tunnel della Valvestino e sulle intenzioni della Giunta di variare la regola di gestione dei livelli del lago d’Idro senza essere interpellati, temi sui quali il Consiglio provinciale non si è peraltro mai espresso dal 2006, anno in cui fu approvata la mozione “Progetto interregionale per la tutela e la valorizzazione del lago d’Idro” n. 40/XIII, ad oggi.

Verificato che nella manovra finanziaria 2017 sono contenute disposizioni riguardanti la protezione e la tutela della natura, del territorio e dell’ambiente (si veda nel DDL 174/XV il Capo VII “Disposizioni in materia di aree protette, energia e lavori pubblici”, in particolare l’articolo 21 – modificazioni della legge provinciale sulle foreste e sulla protezione della natura 2007, l’articolo 22 – modificazioni della legge provinciale sull’energia 2012, e nel DDL 175/XV il Capo VII “Disposizioni in materia di territorio, ambiente ed energia”, in particolare l’articolo 43 – modificazioni della legge provinciale per il governo del territorio 2015 e l’articolo 45 – modificazioni della legge provinciale sull’energia 2012) e che il bilancio di previsione 2017-2019 contiene disponibilità previste per tali scopi.

Tutto ciò premesso il Consiglio della Provincia Autonoma di Trento impegna la Giunta provinciale

1. a sospendere la sottoscrizione dello schema di accordo tra la Regione Lombardia, la Provincia autonoma di Trento e la Provincia di Brescia citato in premessa, in ragione della necessità di valutare gli impegni finanziari e le azioni ivi contenute separatamente, di garantire in via preliminare il diritto delle comunità locali di confine delle province di Trento e di Brescia di partecipare alla gestione degli affari pubblici che li riguardano, di tenere in considerazione la tutela dell’ecosistema locale e la valutazione ambientale strategica prima della ridefinizione di nuovi accordi finanziari e programmatici;

2. ad erogare incentivi, utilizzando gli stanziamenti previsti sulle corrispondenti missioni del bilancio di previsione per gli esercizi finanziari 2017-2019, per la salvaguardia della risorsa idrica del Lago di Idro e la tutela della biodiversità degli ecosistemi lacustri, assicurando il mantenimento del livello del lago a 367,20 metri al fine di consentire il deflusso minimo vitale del fiume Chiese e la valutazione delle politiche pubbliche varate per il perseguimento delle finalità già contenute nell’Accordo tra la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento per l’armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d’Idro e del fiume Chiese siglato nel 2006;

3. ad avviare subito tutte le iniziative necessarie per concordare con le comunità locali delle aree di confine, la provincia di Brescia e la regione Lombardia la progettazione e la realizzazione del tratto di pista ciclopedonale sulla sponda occidentale del lago d’Idro al fine di completare il collegamento dei centri abitati della Valle del Chiese con Ponte Caffaro, Anfo e Idro (in provincia di Brescia) entro l’anno 2019 e investire risorse per lo sviluppo turistico locale.

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