Cultura a peso d’oro

Cultura a peso d’oro

Premessa: viva la cultura. L’Italia ne ha bisogno, da Bolzano a Lampedusa.

Soprattutto perché siamo un Paese che non solo ha una memoria storica che tutto il mondo c’invidia ma anche perché è un bacino grandioso di talenti.

Però, anche la cultura ha un costo e non è banale sottolinearlo in un periodo in cui l’economia italica fa i capricci, condizionando la vita di tutti i giorni.

Ecco perché il MUSE di Trento, inaugurato sabato scorso, progettato dall’architetto Renzo Piano, osannato dovunque alla stregua di una delle sette meraviglie del mondo, ha in sé le caratteristiche per quantomeno sussurrare la parola “spreco”.

Il motivo? Non è difficile scovarlo perché i numeri sanno essere più chiari di ogni concetto.

Innanzitutto, il Museo delle Scienze è costato 70 milioni di euro. Inoltre, per gestirlo occorrono almeno 8/10 milioni all’anno. E per fare in modo che sottraendo ricavi a costi ci sia un profitto positivo, necessita che sia visitato da almeno 200.000 persone annue, ovvero quanto quelle che si attendono durante i primi 12 mesi di vita della struttura. In pratica, il doppio degli abitanti di Trento.

E le domande sorgono spontanee: ne avevamo bisogno? Era necessario spendere così tanti soldi per realizzare l’avveniristico museo? Non sarebbe stato meglio che la Provincia adoperasse non dico tutto ma almeno buona parte di quel denaro per salvaguardare le imprese locali dalla crisi? Ai posteri le ardue sentenze…

Nel frattempo, però, ci sono altre cifre che mi rendono perplesso, in quanto cittadino prima e candidato poi del Movimento Cinque Stelle alle elezioni provinciali di fine ottobre.

Come gli 8 milioni e 670 mila euro in meno, rispetto al 2012, per quanto concerne le risorse riguardanti le attività culturali.

Ovvero, l’anno scorso il bilancio provinciale prevedeva un fondo di 54 milioni di euro per la cultura trentina. Oggi, invece, è sceso a poco più di 45 milioni.

Inoltre, l’unico aumento da segnalare rispetto a dodici mesi fa riguarda il funzionamento degli enti culturali (207 mila euro circa)… indovinate la struttura destinataria…

In pratica, è come se a Trento, d’oggi in poi, la cultura sembra avere un unico nome: MUSE.

I dubbi e le perplessità, però, non finiscono qui. Anzi. Basta pensare che, mentre la Provincia ha gli occhi luccicanti per la nuova creatura culturale, la Sanità trentina sta soffrendo le pene dell’inferno per via degli tagli.

Eppure c’era un tempo in cui si riconosceva al nostro sistema sanitario di essere uno dei più efficienti del Paese.

Anche in questo caso è la cifra che parla più di ogni altra parola: 100 milioni di euro. Soldi in meno che si traducono in stop alle assunzioni di chirurghi a Rovereto; di chiusura del reparto di chirurgia nel fine settimana a Borgo Valsugana (mentre negli altri giorni l’orario di lavoro va dalle 8 alle 20); impossibilità di reperire il pediatria a Cavalese. E via discorrendo… Ma tanto c’è il MUSE.

A proposito, infine, del particolare rapporto dell’attuale amministrazione provinciale di Trento con il denaro pubblico, come non menzionare i 240 mila euro spesi per la realizzazione di un social network trentino che, a distanza di cinque anni dall’affidamento dell’incarico, non esiste ancora (a parte una pagina incompleta e malformata che potrebbe essere realizzata da chiunque abbia una minima dimestichezza con i siti internet).

E non è inesistente solo il portale. Non c’è traccia neanche della società che avrebbe dovuto realizzarlo: la Ymir, società che gestisce Arhef, una fondazione che dovrebbe servire a reperire sul web le idee dei cittadini, a mio avviso totalmente inutile, faccio presente che la stessa PAT (21/06/2011) si è impegnata, per voce dell’allora Presidente Dellai, a vigilare sui risultati e sulla partecipazione. Eppure il denaro da qualche parte sarà andato, no? Mistero della fede.

Insomma, tra una montagna di milioni di euro spesi per il MUSE e quelli per la realizzazione di un sito internet, ci sono ospedali che non potranno funzionare al meglio per via dei tagli effettuati dalla Provincia.

Secondo voi, tutto questo non è assurdo? O solo noi del Movimento Cinque Stelle intravediamo in ciò un’ingiustizia sociale da contrastare?

Gian Piero Robbi

Pubblicato su La Voce del Trentino – TrentoToday

 

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