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Esci da quella stanza
Descrizione del post del blog.
10/9/20263 min read


Pubblichiamo un interessante articolo della rivista di settembre di Valsugana news scritto dal nostro caporedattore del Comitato di Redazione, lo psicopedagogista Paolo Degasperi.
Un incontro molto sentito e partecipato quello del 29 luglio scorso organizzato dalla Biblioteca di Levico in collaborazione con la Piccola Libreria e tenutosi all’ombra dei tigli del parco asburgico.
I protagonisti sono stati il medico e psicoterapeuta Alberto Pellai e sua moglie, la psicopedagogista Barbara Tamburini, intervistati dalla psicologa Roberta Bommassar sul contenuto del loro libro “Esci da quella stanza” (Ed. Mondadori), una guida per aiutare i genitori a educare i figli in un’epoca dominata dal mondo digitale.
La coppia ha detto di essersi fatta le ossa con i suoi quattro figli, da poco maggiorenni, dal momento che, andando contro corrente, avevano deciso di non dare loro il cellulare prima dei quattordici anni e l’accesso ai social solo dopo i sedici. Hanno ricordato il continuo braccio di ferro e le proteste dei figli che sono riusciti a superare solo perché c’è stata tra loro genitori coerenza, continuo confronto e sostegno reciproco. Hanno permesso ai figli di arrabbiarsi e, a posteriori, i loro no sono stati compresi.
Una domanda ricorrente che la moderatrice ha rivolto ai due esperti, impegnati da anni in questo campo, è stata la seguente: i ragazzi di oggi risultano fragili perché lo sono di fatto o è colpa dei social? Il dott. Pellai ha evidenziato come la cosiddetta “generazione Z”, cioè i nati dal 1998, si sono trovati nel 2011/12 con in mano lo smartphone, di fatto un computer sul quale potevano trovare di tutto senza alcuno sforzo e che permetteva loro di parlare con gli amici reali o virtuali senza spostarsi dalla propria stanza, condividere con loro contenuti, foto, video, messaggi, risucchiati così in un nuovo Paese dei Balocchi che potevano frequentare senza limiti.
Nel giro di pochi anni, i bisogni di base della vita di un bambino e di un adolescente e cioè il gioco e la socializzazione, si sono così capovolti: prima, per praticarli, si doveva prevalentemente uscire di casa, ora tanti ragazzi preferiscono rinchiudersi nella loro stanza, un posto tranquillo, dove nessuno li disturba, liberi di navigare in un mondo virtuale che li estranea anche per ore dalla vita reale.
Social e giochi online di ogni tipo liberano la dopamina, una sostanza chimica rilasciata principalmente dal nostro cervello che crea piacere, ma anche dipendenza per cui quando il genitore interviene per interrompere il loro “scrollare” su Tik Tok, Instagram, X o altro reagiscono con rabbia, spesso incontrollata.
Il fatto è che smartphone o tablet fanno spesso comodo anche ai genitori perché il figlio, anche piccolissimo, catturato da tutte quelle immagini in movimento, rimane tranquillo, non disturba, è molto più trattabile, ma a quale prezzo! I bambini crescono non sapendo usare bene il proprio corpo, difettano nella manualità fine, si stancano subito di tutto, non sanno far fronte alla minima frustrazione, hanno difficoltà a concentrarsi...
Forse non è un caso, ricorda lo psicoterapeuta, se le più recenti prove INVALSI con cui si misura il livello di preparazione degli studenti, sono peggiorate anche in provincia di Trento, altrimenti ai primi posti in Italia.
Bambini e ragazzi che, al di fuori della scuola, non incontrano visi veri, persone reali con cui relazionarsi, confrontarsi, creandosi una loro identità e formandosi il carattere, ma sono “uncinati” da queste piattaforme digitali che non hanno alcuna attenzione per la loro crescita, ma sfruttano le loro fragilità e vulnerabilità per fare enormi profitti. C’è chi diventa talmente dipendente, da rifiutarsi di andare a un centro estivo, di entrare in una squadra sportiva, di uscire con gli amici.
È paradossale, dice il dott. Pellai che ci siano proibizioni per i minori nell’acquisto o nel consumo di alcolici e sigarette o per entrare in locali per il gioco d’azzardo e non sia previsto nulla per regolamentare l’accesso ai social network, al gioco e alla pornografia online, anche se sembra che le forze politiche si stiano ponendo il problema e in Paesi come la Spagna sia vietato l’accesso ai minori di 16 anni con l’obbligo per le piattaforme di inserire barriere digitali reali anziché semplici caselle di spunta.
Ma, infine, è stato chiesto, i genitori, concretamente, cosa possono fare? Innanzitutto dare il buon esempio col non essere sempre connessi e lasciando da parte il cellulare al risveglio, durante i pasti e prima di dormire. Saper, ovviamente, dire dei no perché la frustrazione temporanea è importante per la crescita. Incentivare la lettura anche con l’esempio e favorire tutte le occasioni sociali come uscite, gite, contatto con la natura, attività sportiva, ma anche invitando gli amici del figlio a casa. Più impegnativo, ma non impossibile, creare “alleanze di comunità” tra famiglie di amici o genitori della stessa classe del figlio per superare la pressione del “lo hanno tutti” e così ritardarne collettivamente l’acquisto.
di Paolo Degasperi (psicopedagogista)