Interrogazione scritta di Degasperi su quanto succede nei centri accoglienza in Provincia

Interrogazione scritta di Degasperi su quanto succede nei centri accoglienza in Provincia


 

 

Interrogazione a risposta scritta n.

Un articolo apparso oggi su un quotidiano locale intitolato «Io, con i profughi, tra minacce e aggressioni» sintetizza l’esperienza di lavoro descritta nel diario di un dipendente che ha lavorato come portinaio presso alcuni centri di accoglienza provinciali per profughi e nello specifico vengono citati quelli del campo di Marco, dell’ex hotel Quercia di Rovereto e della Residenza Brennero di Trento.

L’offerta di lavoro a tempo determinato sembra essere arrivata attraverso il cosiddetto «Progettone». In altri casi, però, descrivendo ad esempio gli operatori dei magazzini, viene riportato letteralmente che si tratta di «ragazzini, tutti i giorni in prima linea, spesso senza addestramento specifico, magari pagati a progetto o completamente volontari. Ogni santo giorno, dalle 8 alle 5, a subire pressioni, preghiere, minacce, lamentele e qualche volta aggressioni fisiche».

Gli orari, le condizioni e i luoghi di lavoro che si leggono nell’articolo sembrerebbero essere al limite o fuori delle norme vigenti: si legge che all’ex hotel Quercia di Rovereto si è sofferto il gelo a causa del blocco della caldaia; che nella residenza Brennero di Trento, a parte l’atrio (pulito dagli operatori la mattina), letteralmente «scale, corridoi, aule, locali vari, tutto è sporco, anzi lercio»; che i turni costringono a finire verso mezzanotte oppure a svegliarsi alle 5.30 del mattino, non permettendo di riposare bene a fronte dei discorsi introduttivi dei responsabili che parlano di un lavoro non semplice, in cui bisogna cercare di capire, interagire, essere cortesi, cordiali, ma senza farsi sopraffare e riferendo qualunque problema.

Oltre alle condizioni critiche di lavoro succitate, nell’articolo vengono descritti nei dettagli dei gravi episodi di violenza, di incuria e di mancanza di collaborazione da parte di una certa parte degli ospiti. Questi, descritti come in maggioranza giovani («poco più che adolescenti» come si può leggere) pakistani e centroafricani che spesso hanno una famiglia nei rispettivi paesi di provenienza, sembrerebbero in cerca di lavoro e si legge che i pochi che trovano un’occupazione finiscono in bar o ristoranti dove lavorano per uno o due mesi gratuitamente per imparare ma poi vengono mandati via.

Dalla testimonianza del dipendente si apprende che in quei turni di pulizia di competenza degli ospiti spesso non si presenta nessuno tranne qualche sparuto volontario di buona volontà e che, dopo alcuni tentativi per cercare e richiamare all’ordine i profughi incaricati del servizio, alla fine gli operatori e i responsabili desistono perché non si trovano o evitare discussioni.

Si legge che si sono verificati gravi episodi di violenza a causa di singoli soggetti in preda a raptus (che risulterebbero aver richiesto persino ricovero psichiatrico) o dovute a vere e proprie risse (descritte nell’articolo tra pakistani e centrafricani) che coinvolgono come vittime anche gli addetti ai lavori e che le cause sarebbero l’uso di pillole (viene letteralmente riportato nell’articolo «Oggi all’arrivo ho trovato tutte le vetrate spaccate, un danno da migliaia di euro. Uno degli «ospiti», K., cui distribuiamo quotidianamente misteriose pillole fornite dalla Croce Rossa, ha dato in escandescenze, attaccato briga sulle scale con un gruppetto di altri, sferrato un pugno in faccia a un’operatrice che cercava di calmarlo e poi è andato fuori, ha preso un sasso e metodicamente ha cercato di spaccare le quattro vetrate. Sono antisfondamento e non sono crollate, per fortuna. Ieri sera mi hanno raccontato sono arrivati i carabinieri, le ambulanze, i responsabili provinciali: il finimondo»), anche usate come cocktail assieme a birra o superalcolici («uno dei colleghi lo riconosce come lo zainetto di K. Dentro ci troviamo quattro lattine di birra e una bottiglia di superalcolico, vuote. Un bel cocktail con le «pillole». Arriva la ragazza che ieri si è beccata il pugno, le chiedo come sta. Alza le spalle e sorride, forse non è la prima volta. Qualche tempo dopo sarà minacciata ancora, e pesantemente, da altri.»), o dei presunti problemi in mensa a causa dei pasti («Il ragazzo torna al bancone, prende il vassoio colmo di cibo e lo getta addosso all’addetta, poi cerca di darle un pugno. Un pakistano interviene forse in difesa della donna. Altri, africani, a dar manforte al nigeriano. Scattano in piedi gli altri pakistani. Volano, pugni, calci, sediate. Il collega si mette in mezzo a cercare di dividerli, e se ne prende un bel po’. Non posso fare altro che chiamare la polizia, come mi urla sull’orlo della crisi isterica una ragazza della ditta di pulizie appena arrivata e spintonata dalla massa.»).

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

  1.  se è al corrente dei fatti riportati nell’articolo di stampa,
  2.  se e quali strutture provinciali siano state attivate e coinvolte in tali fatti e quali sarebbero i responsabili provinciali che sono intervenuti in quelle vicende,
  3.  a quali fatti si riferisce l’articolo, considerato che si parla di interventi e rapporti delle Forze dell’Ordine, e il numero dei denunciati e dei feriti, con indicazione di quanti tra ospiti e dipendenti dei gestori,
  4.  chi sono i gestori dei vari servizi, sia pubblici che privati, operanti nei centri di accoglienza del campo di Marco, dell’ex hotel Quercia di Rovereto e della Residenza Brennero di Trento,
  5.  con riferimento ai gestori citati al punto precedente, il numero di collaboratori, con quale tipo di contratto, titolo di studio, competenze e formazione specifica,
  6.  quali e quante verifiche sono state effettuate dalla PAT per controllare l’adeguatezza dei gestori, anche e soprattutto in termini di condizioni igienico-ambientali dei luoghi di lavoro, turni di lavoro, contratto, assicurazione e formazione dei lavoratori,
  7.  in base a quale norma nei centri di accoglienza vengano somministrate pillole o permesso il consumo di alcolici e superalcolici,
  8.  se nei centri di accoglienza esistono coperture assicurative per i danni arrecati a cose e a persone, a carico di chi sono, se dei gestori o della PAT, e se esse sono valide anche per gli atti commessi dagli ospiti.

Trento, 6 aprile 2016

Cons. prov. Filippo Degasperi
Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle

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