L’educazione sessuale nelle scuole

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Da Valsugana News n.1/2026

In questi ultimi mesi si sta discutendo, a livello politico, dell’educazione sessuale nelle scuole, da sempre una vexata quaestio nel nostro Paese.

La destra, attualmente al governo, ma in particolare la Lega, ha avuto molti tentennamenti e ripensamenti sulla possibilità che si facesse anche nella scuola media oltre che alle superiori.

Molto probabilmente, quando uscirà questo articolo, la legge, dopo essere stata approvata alla Camera, lo sarà anche al Senato, ma perché gli studenti ne possano godere, ci vorrà il consenso informato preventivo dei genitori che potranno consultare preventivamente il materiale delle lezioni ed essere messi a conoscenza di quale sarà l’esperto o gli esperti che condurranno questa attività.

Tale educazione, nel senso di un’educazione sessuo-affettiva, è comunque vietata alla scuola materna e alla scuola elementare o primaria.

La contrarietà di talune forze politiche è dovuta alla convinzione che tale argomento debba essere trattato dai genitori e che l’educazione al genere, le “teorie gender” (l’identità sessuale è più un fatto culturale che biologico), possano essere pericolose in quanto potrebbero creare confusione nella formazione dell’identità sessuale di bambini e ragazzi.

In realtà, permane ancora oggi in molti genitori la difficoltà a parlare con i figli di questi argomenti proprio nell’età dello sviluppo e dell’adolescenza quando ce ne sarebbe più bisogno e un’educazione al genere, di fatto, si pone come obiettivo quello di consentire a ciascun individuo di sentirsi bene con la propria identità e di essere comunque rispettato per il suo orientamento sessuale. Il risultato del braccio di ferro tra forze politiche di orientamento diverso fa sì che l’Italia è rimasta uno degli ultimi Paesi europei in cui l’educazione sessuale e affettiva non è obbligatoria.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2024, ha ricordato come l’educazione sessuale dovrebbe iniziare fin dall’infanzia perché questo insegnamento riguarda non solo la sessualità, ma anche l’affettività con tutto il carico di emozioni, di relazioni, di rispetto, di empatia, di cura per sé e di cura per l’altro e tutto ciò s’impara da piccoli e non da grandi. Anche perché oggi, permanendo ancora il tabù a parlare liberamente della sessualità in molte famiglie e nella società in genere e qui spesso volgarmente, i preadolescenti e gli adolescenti si “istruiscono” sui siti pornografici dove c’è uno svilimento della sessualità e dove l’affettività è assente. Se, invece, l’argomento è trattato da esperti, da professionisti, aiuta a crescere adulti con competenze sociali ed emotive fondamentali per vivere relazioni sane.

È scientificamente dimostrato che con una corretta educazione sessuale si riducono il bullismo, il cyberbullismo (quello sui social), la violenza di genere e anche la capacità di proteggersi da potenziali abusanti. La mancanza di un’educazione all’affettività, al riconoscimento delle proprie emozioni, al rispetto dell’altro, all’empatia porta anche a quel fenomeno terribile e tragico che è il femminicidio. Infatti, l’educazione sessuale che si porta nelle scuole, consiste non solo nel conoscere il proprio sviluppo fisico, il proprio corpo che cambia, ma anche l’esplorare i primi approcci con la sessualità e con l’attrazione e lo sviluppo emotivo e psicologico che ciò comporta.

Alle superiori si parlerà anche di contraccezione, di dove recarsi in caso di problemi (consultori, medici, servizi), del consenso che può essere estorto a causa dell’assunzione di alcol o droghe e delle relative conseguenze anche penali. Si parla di gelosia, di revenge porn (diffusione non consensuale di immagini o video intimi), di stalking (comportamenti persecutori e molesti ripetuti), si spiegano orientamento sessuale e identità di genere, insomma tutte informazioni utilissime di cui i ragazzi hanno bisogno e che, in alternativa alla scuola, cercano su internet o utilizzando l’intelligenza artificiale chiedendo lumi all’onnisciente Chat Gpt.

Con l’obbligo di avere il consenso dei genitori si corre il rischio di creare ragazzi di serie A e ragazzi di serie B: i primi che possono usufruire di questo prezioso servizio che lo Stato, tramite la scuola, offre loro e i secondi che per i pregiudizi dei loro genitori ne rimangono privi e quindi più esposti a tanti rischi e male informati in una materia così importante per la loro vita.

a cura di Paolo Degasperi, psicopedagogista e sociologo

 


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