Magistratura sotto scacco? Toniatti e Licheri analizzano la riforma a Rovereto

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Rovereto, 14 febbraio 2026 – Un interessante dibattito pubblico si è svolto ieri a Rovereto, presso il circolo Arci “La Poderosa” di via Taramelli, coinvolgendo due figure di spicco nel panorama giuridico e politico italiano: il professor Roberto Toniatti, emerito di diritto costituzionale all’Università di Trento, e l’avvocato Ettore Licheri, senatore del Movimento 5 Stelle.

L’incontro, introdotto dal presidente del circolo Michele Berti e dal coordinatore del M5S Trentino, dr. Alex Marini, ha acceso i riflettori sulla recente riforma della Magistratura, al centro di molte polemiche e dubbi sulla sua reale efficacia e sulla sua conformità costituzionale.

Critiche alla procedura e ai tempi della riforma
Il professor Toniatti ha sottolineato come il testo della riforma sia stato approvato in Parlamento “blindato”, senza un’adeguata consultazione popolare. La sua entrata in vigore è stata sospesa in attesa dell’esito del referendum che si terrà il 22/23 marzo. Questa data è stata fissata senza tener conto della raccolta firme in corso per il referendum oppositivo, compromettendo così la correttezza costituzionale del processo.

Toniatti ha ripercorso le origini della nostra Costituzione, entrata in vigore nel 1948, evidenziando che alcuni organi, tra cui il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), sono stati istituiti con un ritardo di circa dieci anni. Il CSM che si occupa delle carriere e dei provvedimenti disciplinari dei magistrati, potrebbe vedere drasticamente modificato il suo ruolo con la riforma, che prevede la nomina di due terzi dei suoi componenti tramite sorteggio tra circa 9.000 magistrati, rischiando di favorire figure senza sufficiente esperienza, senza competenza, magari con delle propensioni a trasformarsi tutti in tanti piccoli Palamara; l’altro terzo è composto da sorteggiati da un altro elenco, più ristretto, proposto dal Parlamento che immaginiamo includa persone di fedeltà partitica. La legge vuole pure svuotare il potere della Corte di Conti.

Pericoli di indebolimento della magistratura
L’avvocato Licheri ha puntato il dito contro un presunto tentativo di svilire la funzione giudiziaria, con la separazione delle carriere dei magistrati e la riduzione delle possibilità di intervento da parte del Parlamento. Ha invitato il pubblico ad applaudire Nicola Gratteri, magistrato bersaglio di campagne diffamatorie nonostante la sua condotta irreprensibile.
Secondo Licheri, il governo starebbe spingendo verso un modello di Stato che contrasta con i principi fondamentali della Costituzione, in particolare quelli di indipendenza dei tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario. La riforma potrebbe intaccare l’equilibrio tra questi rami, con conseguenze potenzialmente disastrose per la democrazia.
La riforma, inoltre, prevede la separazione delle carriere che in realtà già c’è, ma interessa pochissimi magistrati dato che si spostano da una carriera all’altra in numero insignificante (mediamente 30 in un anno su circa 10.000 magistrati).

Una Costituzione da amare e difendere
Entrambi gli esperti hanno evidenziato l’importanza di riscoprire e difendere i principi fondamentali della Costituzione italiana. Licheri ha ricordato articoli come il 3 che combatte le discriminazioni e l’articolo 11 che esprime il ripudio della guerra. Ha poi sottolineato come le riforme in atto possano minare la dignità del lavoro, richiamando l’articolo 36 e il ruolo di tutela dei cittadini contro ogni forma di oppressione.

Il rischio di un “Divide et impera”
L’ atteggiamento a cui si ispira la riforma è quello del “Divide et impera” perchè si vuole indebolire il CSM separando nettamente la carriera dei giudici da quella dei pubblici ministeri. L’ennesima modifica alla legge Severino, che prevede sospensioni automatiche e decadenze per politici ed amministratori inquisiti o condannati, viene vista come un ulteriore tentativo di indebolire il sistema giudiziario. A livello internazionale, tali proposte suscitano sconcerto.

Situazione interna e richieste di maggiore etica
Un esempio di criticità che fanno discutere è rappresentato dalla ministra Santanchè, coinvolta in quattro procedimenti penali, ma ancora al suo posto. La questione più impellente, secondo gli intervenuti, rimane comunque la durata dei processi che la ex ministra della giustizia Cartabia aveva risolto in modo semplicistico, affermando che se un processo non si concludeva entro due anni, decadeva. Ha evidenziato, poi, che i risarcimenti per le vittime delle lungaggini dei processi sono irrisori.

Un clima di intimidazioni e attacchi
Infine, è stato ricordato come numerosi magistrati subiscano intimidazioni e pressioni, spesso finalizzate a tutelare i poteri forti e a ostacolare l’attività giudiziaria.

Conclusioni
Il dibattito si è concluso con l’appello a difendere i valori costituzionali e a vigilare contro ogni tentativo di smantellare i pilastri della democrazia italiana. La riforma in discussione, infatti, potrebbe segnare una svolta negativa per il sistema giudiziario e per la qualità delle istituzioni nel nostro Paese. Resta, dunque, alta l’attenzione di cittadini e esperti sui prossimi sviluppi di questa delicata questione.


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