Quando scoppia la guerra, la democrazia si spegne

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Condividiamo questo articolo di Paolo Offer perché ne sentiamo profondamente l’idea di fondo: la guerra è l’antitesi della democrazia.
La democrazia non è soltanto un insieme di regole o di procedure istituzionali, ma una cultura della convivenza, della partecipazione e della risoluzione non violenta dei conflitti. In questo senso, democrazia significa pace.

Oggi, invece, assistiamo a una deriva preoccupante. Gli Stati europei stanno destinando risorse sempre maggiori alla spesa militare e alla logica della deterrenza, sottraendole al welfare, alla sanità, all’istruzione e alla cura dei territori. Si afferma l’idea che la pace possa essere garantita dall’accumulo di armi, come se la minaccia permanente della guerra fosse una politica di sicurezza e non, al contrario, un fattore di instabilità e di impoverimento democratico.

L’articolo di Offer mette bene a fuoco un punto cruciale: la guerra funziona come un interruttore della democrazia. In tempo di guerra si restringono gli spazi di dissenso, si militarizza il linguaggio pubblico, si normalizza lo stato di emergenza e diventa accettabile ciò che, in condizioni di pace, sarebbe inaccettabile.

Per questo condividiamo l’idea che chi si impegna per la democrazia non possa non interrogarsi anche sul tema della pace. Se vogliamo più democrazia, dobbiamo avere il coraggio di mettere in discussione la narrazione dominante secondo cui guerra e deterrenza sarebbero strumenti inevitabili per mantenerla.

Pace e democrazia sono inseparabili: o avanzano insieme, o arretrano insieme. Condividiamo questo testo come contributo a un dibattito che riteniamo urgente e necessario.


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