Lockdown fase 2: Solo il senso di responsabilità e il sacrificio collettivo ci salveranno dalla crisi Covid-19

Lockdown fase 2: Solo il senso di responsabilità e il sacrificio collettivo ci salveranno dalla crisi Covid-19

Solo il senso di responsabilità ed il sacrificio collettivo ci salveranno dalla crisi innescata dal Covid-19. Per far fronte alla crisi economica che si profila all’orizzonte l’unica possibilità è che ogni cittadino prenda atto della situazione e dia il proprio contributo in termini di sostegno economico. La voce più importante del bilancio di previsione 2020 della nostra Provincia autonoma di Trento è rappresentata dalle “Entrate tributarie – imposte, tasse e similari”, che da sole valgono circa il 70% del totale. Anche il bilancio statale, come noto, è finanziato per la maggior parte dalle entrate tributarie.

La pandemia da Covid-19 rappresenta un “cigno nero” globale che sta già causando una straordinaria emergenza sanitaria, economica, sociale. Oggi piangiamo i morti, sempre troppo numerosi, ma allo stesso tempo siamo preoccupati per le conseguenze economiche della crisi e per l’impatto che essa minaccia di avere sui bilanci pubblici, cioè “la coperta” che deve servire a proteggere tutti noi e al tempo stesso a metterci in condizione di ripartire con investimenti mirati ed estesi. Fatti e analisi hanno dimostrato come il lockdown sia stato indispensabile per prevenire una catastrofe in termini di perdite di vite. La conseguenza negativa è stata però che in Italia come praticamente in tutti gli altri Paesi del mondo, le nostre routine quotidiane ne sono risultate sconvolte e l’attività economica ha subito una brusca frenata.

Per permettere all’economia di ripartire servono incentivi, aiuti e serve anche ridurre la tassazione. Il problema è che le risorse per finanziare i primi derivano direttamente dalle seconde e se le entrate tributarie che finanziano per la maggiore il bilancio statale non sono più realizzabili, rimangono solo delle pure previsioni di bilancio. Si crea così un gravissimo squilibrio finanziario pubblico che a cascata rischia di innescare una spirale negativa drammatica su tutti gli aspetti di vita della cittadinanza. Detto con franchezza, lo Stato e la Provincia rischiano di non essere in grado di fornire quegli aiuti e quei servizi resi tanto più necessari dalla crisi, perché la soluzione adottata per reperire risorse è l’indebitamento, ma non sappiamo se e quanto l’Unione Europea e i mercati ci consentiranno di utilizzare questo strumento.

L’unica soluzione possibile per far fronte a un quadro così preoccupante è che tutti facciano la propria parte imponendosi sacrifici. Credo che chi si propone per ruoli di responsabilità e comando come è quello di sindaco di Trento debba essere il primo a dare il buon esempio. Se si deve chiedere a qualcuno di rinunciare a qualcosa per il bene di tutti è giusto prima ancora che necessario essere pronti a fare noi stessi per primi quelle rinunce. Ecco allora il mio appello/proposta a tutti gli “stipendiati pubblici con reddito fisso”, dei quali io stessa faccio parte. Propongo che per il periodo della crisi a ciascuno di noi si sottoponga a una riduzione equa e proporzionale dello stipendio. Allo stesso tempo gli stipendi di chi siede in Parlamento/Provincia ed gode di uno stipendio da assessore comunale o sindaco dovrebbero a mio avviso subire un taglio definitivo (come tra l’altro già fanno i portavoce del M5S e lo stesso Presidente Conte).

È interessante tra l’altro notare come già numerosi parlamenti di altre nazioni abbiano optato per un consistente taglio degli stipendi (esemplari in tal senso i casi di Giappone, Singapore, Nuova Zelanda, Grecia, Bulgaria). È indispensabile e vitale a mio avviso che anche da noi si faccia lo stesso in modo da concorrere anche in questo modo alla ripresa del nostro Paese. Una grossa fetta delle piccole e medie imprese (pensiamo ai tantissimi bar, ristoranti, hotel, negozi, laboratori artigianali, ecc.) è oggi in estrema difficoltà e farà molta fatica a riaprire, sia per la gravissima situazione economica dovuta alla mancanza di introiti causati dalla chiusura obbligatoria, sia per le onerose spese che dovranno essere adottate per poter riaprire in sicurezza nella “fase 2”. Un dramma non solo per loro ma per una buona fetta del nostro tessuto sociale ed economico, di fronte al quale non possiamo restare indifferenti.

Allargando il campo penso che un ragionamento simile potrebbe valere anche per i pensionati, o almeno per coloro i quali ricevono le cosiddette “pensioni d’oro” e naturalmente c’è da fare un grosso discorso in merito a evasione ed elusione fiscale, che in una situazione come quella che stiamo vivendo diventano veri e propri atti di sabotaggio consapevole della nazione. Con quale coraggio potremmo lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un paese con un debito oltre il 150% del Pil? O tutti capiamo che dobbiamo fare la nostra parte e agire con unità e solidarietà per salvare il Paese, e quindi noi stessi, oppure tutti pagheremo un conto salatissimo e anche chi pensa egoisticamente al proprio esclusivo “orticello” sarà prima o poi travolto dalla crisi in atto.

Carmen Martini
attivista e candidata M5S a sindaco di Trento