Operazione Perfido: quando il potere tradisce la legalità

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È di questi giorni la notizia della sentenza definitiva della Corte di Cassazione che ha condannato diversi responsabili della cosiddetta Operazione Perfido. Una vicenda oscura e inquietante, che ha scosso il Trentino e che per troppo tempo è rimasta avvolta da silenzi, connivenze e paure.

Tutto ebbe inizio nel 2014 in una cava di porfido di Lona-Lases, dove un operaio cinese fu brutalmente picchiato da esponenti della ’ndrangheta calabrese, su istigazione di alcuni imprenditori locali del settore estrattivo. Un episodio gravissimo, che si è rivelato solo la punta dell’iceberg di un sistema di sfruttamento e di infiltrazione mafiosa radicato nel territorio.

Le indagini hanno infatti portato alla luce una rete impressionante di complicità: carabinieri della stazione di Albiano risultati fin troppo accondiscendenti verso imprenditori collusi con la criminalità organizzata; figure di primissimo piano delle istituzioni – un ex questore, un ex prefetto, un primario dell’ospedale Santa Chiara e persino esponenti di vertice della magistratura trentina – che partecipavano abitualmente alle cosiddette “cene di capra”, rituali ’ndranghetisti dove, accanto ai piatti tipici, si servivano favori, carriere e relazioni di potere.

È legittimo chiedersi: quante promozioni, quante protezioni, quante scelte amministrative sono maturate in quei contesti opachi? E soprattutto, a quale prezzo per la credibilità delle istituzioni e per la fiducia dei cittadini?

Il regista di questo intreccio era Giulio Carini, personaggio di Arco, capace di tessere relazioni trasversali tra economia, politica, forze dell’ordine e criminalità organizzata. Un esempio plastico di come la mafia, lontana dagli stereotipi folkloristici, sappia mimetizzarsi perfettamente nei territori “insospettabili”, indossando l’abito buono della rispettabilità.

In questi anni, però, qualcuno ha avuto il coraggio di non voltarsi dall’altra parte. Uno di questi è Walter Ferrari, operaio e sindacalista, che con determinazione e senso di giustizia ha contribuito a scoperchiare questo vaso di Pandora, rompendo l’omertà diffusa e pagando anche un prezzo personale elevato. Al suo fianco c’è stato sempre il nostro consigliere provinciale Alex Marini, che non ha mai fatto mancare sostegno politico e umano in una battaglia difficile ma necessaria.

Alleghiamo qui la lettera che Walter Ferrari ha inviato al giornale, nella quale esprime rammarico per le pene inflitte anche a suoi compaesani, ma al tempo stesso la soddisfazione per una sentenza che ristabilisce un principio fondamentale: nessun territorio è immune dalla mafia, ma nessuna mafia è invincibile se trova cittadini, lavoratori e istituzioni disposti a difendere la legalità.

Questa sentenza non chiude una pagina: ci interroga tutti. Su quanto siamo disposti a vedere, a denunciare, a scegliere da che parte stare.


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