
26 gennaio 2026 – Assemblea pubblica al Malgone di Candriai
Erano presenti quasi 200 persone all’assemblea pubblica convocata per conoscere gli aggiornamenti sul nuovo collegamento funiviario tra la città di Trento e il Monte Bondone.
Ad aprire l’incontro è stato il sindaco Franco Ianeselli, che ha ribadito l’importanza strategica dell’opera per la città, definendola positiva sia per i cittadini sia per l’incremento del turismo, con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’uso dell’automobile. L’ing. Mauro Groff, dirigente generale della Provincia autonoma di Trento, ha illustrato lo stato di avanzamento del progetto. La prima tratta, Trento–Sardagna, è già stata approvata ed è attualmente in fase di progettazione del PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica); l’opera è finanziata dal Ministero con uno stanziamento di 37,5 milioni di euro. La seconda tratta, da Sardagna a Vason, con fermate a Vaneze e forse anche a Candriai, sarà invece a carico dell’amministrazione provinciale.
Secondo il progetto attuale, la stazione di partenza sarà collocata presso il nuovo centro intermodale nell’area ex Sit (stazione delle autocorriere), con una fermata intermedia nell’area ex Italcementi, dove è previsto un grande parcheggio di attestamento. Da qui, da una nuova stazione di ripartenza, l’impianto proseguirà verso Sardagna e successivamente verso Vaneze e Vason. Le stime parlano di una capacita’ di trasporto di 475 persone al giorno (aumentabili a 1200) che raggiungeranno il Bondone, con un tempo di percorrenza di circa 5 minuti da Trento a Sardagna e di 17 minuti fino a Vason (22 minuti complessivi ipotizzando la fermata a Candriai).La stazione di arrivo di Sardagna è stata ridimensionata perché giudicata troppo impattante: è stata abbassata e le strutture di servizio sono state spostate sul lato opposto rispetto alla chiesetta antica. Tuttavia, sarà necessario innalzare i piloni dell’energia elettrica affinché non interferiscano con la funivia. Groff ha spiegato che la localizzazione della stazione a Sardagna è stata scelta per evitare il sorvolo delle abitazioni, in quanto – secondo quanto affermato – il sorvolo dei centri abitati non sarebbe consentito dalla legge. Il passaggio per Candriai, ha aggiunto, potrà eventualmente essere preso in considerazione solo nella realizzazione del secondo tratto, ma comporterebbe un aumento significativo dei costi. Non sono state invece affrontate le criticità di tipo geologico lungo il tracciato.

È poi intervenuto l’assessore provinciale all’urbanistica e ai trasporti, Mattia Gottardi, che ha ribadito come tutta la Giunta provinciale creda fortemente nella positività dell’opera.
Di segno opposto l’intervento di un portavoce del Comitato Insieme per Sardagna, che ha definito il progetto negativo perché allontana i visitatori dal Belvedere, storico e spettacolare punto di arrivo dell’attuale funivia. Ha ricordato come gli arrivi turistici siano raddoppiati negli ultimi anni, passando da 100.000 a 200.000 presenze annue, e ha denunciato l’assenza di un reale confronto con la cittadinanza e la mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) sull’intero percorso. In assenza di tale valutazione, il Comitato boccia con decisione l’opera. Un esponente del Comitato a sostegno di Claudio Geat ha affermato che il progetto sarà un flop e che i costi ricadranno sui cittadini, sottolineando come i privati si siano tenuti ben lontani dal partecipare all’iniziativa. Anche un cittadino di Sardagna, Degasperi, ha criticato il mancato coinvolgimento della popolazione, il danno ai terreni vocati all’agricoltura di montagna e l’impatto sulla chiesetta romanica, evidenziando inoltre l’uso prevalentemente invernale dell’impianto. Ha definito l’opera il frutto di una scelta miope, piena di contraddizioni.
Un altro intervento ha denunciato il colpevole ritardo nella convocazione dell’assemblea, avvenuta a “carte già scoperte”, i costi esorbitanti che favorirebbero un turismo mordi e fuggi e il pesante impatto ambientale. C’è chi ha parlato del Bondone come luogo di refrigerio estivo per le famiglie, chi si è chiesto cosa faranno i turisti una volta arrivati in quota, vista la carenza di servizi, e chi – come l’imprenditore del Bondone Alberto Barbieri, titolare dell’Hotel Montana – si è detto fiducioso in un rilancio turistico.
Il geologo Mirko Demozzi ha denunciato come l’assemblea si sia ridotta a una semplice presa d’atto, senza un reale ascolto della cittadinanza. Ha ricordato che, come cittadini presenti in commissione circoscrizionale, era stato inviato al Comune un documento articolato mai preso in considerazione, nonostante una spesa di tale entità richiederebbe un dibattito ampio e partecipato.
Claudio Geat ha ribadito le numerose criticità ambientali dell’opera, definendola di efficacia più simbolica che reale e sostenendo che la funivia non sarà sostenibile nemmeno con una fermata aggiuntiva a Candriai.
Francesca Osti, esponente della coalizione Trento in piazza (M5S, Rifondazione Comunista e Onda), ha sostenuto l’inutilità dell’opera: esiste già un impianto funzionante che collega Trento a Sardagna e approda sullo spettacolare Belvedere, con affaccio sulla città e sulla valle, senza ulteriori danni al paesaggio, alla chiesetta romanica e ai terreni coltivati circostanti. In assenza della realizzazione certa della seconda tratta, la prima risulterebbe doppiamente inutile. Ha inoltre richiamato il rischio geologico nel tratto Sardagna–Vaneze, la mancanza di coperture finanziarie e i costi complessivi dell’impianto e della sua manutenzione, stimati in oltre 400 milioni di euro, che verrebbero sottratti a servizi fondamentali come casa, salute e istruzione. Il Bondone, ha concluso, resterà la bellissima montagna dei trentini, già oggi facilmente raggiungibile con mezzi pubblici che viaggiano spesso quasi vuoti.

A chiudere l’assemblea è stato il sindaco, che ha ringraziato i partecipanti e ha sottolineato come il progetto fosse già stato approvato prima della sua elezione nel 2020 e che quindi non sarebbe possibile tornare indietro. Ha infine affermato che le giovani generazioni sarebbero le più favorevoli all’opera e che la vocazione della città deve essere alpina, orientata a uno sviluppo turistico sostenibile.
La posizione del Movimento 5 Stelle:
Il Movimento 5 Stelle considera il progetto della funivia Trento–Bondone un’opera inutile, insostenibile dal punto di vista ambientale ed economico e profondamente sbagliata nelle sue premesse. Non si tratta di un vero impianto di trasporto pubblico, come si vorrebbe far credere, né tantomeno di uno strumento efficace per ridurre il traffico verso il Bondone: le tre strade di accesso alla montagna resteranno infatti aperte a tutti gli effetti, continuando a incentivare l’uso dell’auto privata. Prima di realizzare un’infrastruttura così impattante, riteniamo che sarebbe stato necessario avviare un serio e partecipato ragionamento sullo sviluppo complessivo del Bondone, definendo una visione chiara e condivisa su cosa si intende offrire a residenti e visitatori. Una funivia, da sola, non porta automaticamente più turismo né migliora la qualità della vita della montagna: senza un progetto organico su servizi, tutela ambientale, mobilità sostenibile e valorizzazione delle attività esistenti, rischia di essere solo un costoso intervento simbolico.
La montagna di Trento merita politiche lungimiranti, rispettose del territorio e delle comunità che lo abitano, non opere calate dall’alto che consumano risorse pubbliche e paesaggio senza risolvere i problemi reali.
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