Bypass ferroviario e PUT: il Trentino trasformato in “zona di sacrificio”

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7 febbraio 2026 – Palazzo della Regione, Trento

Un’Assemblea Popolare molto partecipata ha riportato al centro del dibattito una questione cruciale per il futuro della città di Trento e dell’intera provincia: il Piano di Utilizzo delle Terre (PUT) legato al bypass ferroviario.

Un piano che rischia di trasformare vaste aree del Trentino in una vera e propria “zona di sacrificio” ambientale e sanitario.

Un’opera bloccata, che si vuole sbloccare aggirando i vincoli ambientali.

Nel corso dell’assemblea è stato ricostruito il quadro politico e istituzionale della grande opera del bypass ferroviario. Il progetto è oggi in una fase di stallo a causa di vincoli ambientali molto stringenti, legati alla gravissima contaminazione dei terreni, che impediscono al MASE – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica  – di autorizzare la prosecuzione dei lavori.

Da questa situazione si può uscire solo in due modi: sospendere l’opera oppure aggirare i vincoli ambientali, fornendo al Ministero informazioni parziali e incomplete sul reale stato di inquinamento delle aree coinvolte. È purtroppo questa seconda strada che è stata scelta.

Comune di Trento e Provincia si sono progressivamente defilati, lasciando all’Osservatorio il ruolo di principale sostenitore dell’opera e di soggetto incaricato di rassicurare l’opinione pubblica, spesso – è stato denunciato – attraverso dati non veritieri o fortemente riduttivi. Il TAV viene così presentato come simbolo di “sviluppo”, ma appare sempre più simile ad altre grandi opere come il Ponte sullo Stretto, basate sull’aggressione del territorio e sullo sfruttamento ambientale.

Nonostante questo quadro, la mobilitazione sta producendo risultati: esistono ancora margini concreti per fermare l’opera.

Il SIN avanza verso la città: 30 metri all’anno

Uno degli aspetti più allarmanti riguarda il SIN – Sito di Interesse Nazionale, che rappresenta oggi un pericolo attivo per la città di Trento. L’area contaminata si è estesa verso nord, interessando la parte settentrionale della città, e continua ad avanzare verso il centro a una velocità stimata di circa 30 metri all’anno, con infiltrazioni che arrivano fino alle vicinanze di piazza Centa.

La falda acquifera è fortemente inquinata e i liquami percolano verso la città. Nel 2001 è stata realizzata una barriera idraulica a sud della Carbochimica, di dimensioni ridotte e mal funzionante.

Nonostante ciò, il Comune ha autorizzato una speculazione immobiliare a sud della SLOI (area Sequenza), che prevede 100.000 m³ di volumetria, con tre torri alte 84 metri, quasi il doppio di quelle di Madonna Bianca (43–45 metri).

Terre contaminate, camion e costi fuori controllo

RFI ha stabilito che i primi 5 metri di terreno, pari a 3 milioni di metri cubi, verranno scavati e conferiti in discariche speciali, a partire da Canal San Bovo. Tuttavia, il Piano di Utilizzo delle Terre (PUT) non è consultabile: non compare in alcun documento pubblico, né cartaceo né online. Di fatto, risulta secretato.

In un’area caratterizzata dalla presenza di bolle di idrocarburi che emergono dal terreno, procedere con i lavori è stato definito irresponsabile. Otto sondaggi hanno confermato che l’inquinamento è diffuso e in continuo peggioramento.

È prevista la movimentazione di circa 500.000 m³ di terre, trasportate da migliaia di camion che attraverseranno il Trentino, con un costo stimato di 1.000 euro per metro cubo. Il costo complessivo dell’opera, già salito da 930 milioni a 1,8 miliardi di euro, è destinato a triplicare.

Nel mese di gennaio, nella zona di Trento nord, sono stati superati tutti i parametri di qualità dell’aria. A peggiorare ulteriormente la situazione, durante lo scavo con le frese verranno utilizzati additivi chimici e acidi speciali per il consolidamento del tunnel, contenenti PFAS, un rischio che – è stato denunciato – APPA non ha adeguatamente considerato. Infatti non sa nemmeno che i terreni più gli acidi verranno depositati lungo la striscia che va dal cavalcavia di Nassirya verso Nord, dietro all’agenzia delle entrate, accanto al complesso residenziale del Magnete.

I terreni contaminati verranno portati in Val di Cembra, Valsugana, Trento Sud, Sardagna, Civezzano e in altre zone della provincia. In questo modo, l’intera valle dell’Adige, da sud a nord, viene trasformata in una “zona di sacrificio”. Particolarmente colpita risulta Mattarello, già gravata dal depuratore, dall’uscita del bypass, dalla possibile uscita della Valdastico e dall’ipotesi di un inceneritore o termovalorizzatore.

Salute pubblica: dati epidemiologici allarmanti

Lo Studio SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento) descrive una situazione drammatica: chi vive nelle aree limitrofe al SIN presenta tassi significativamente più elevati di patologie croniche, malformazioni e mortalità, in particolare tra neonati e bambini.

Politica locale, silenzi e responsabilità

Dal lavoro svolto in Consiglio Comunale emerge un quadro di forte mancanza di trasparenza. Alle richieste di chiarimenti, le risposte dell’amministrazione sono state evasive: “ci fidiamo degli esperti”, “il tema è complesso”.

Le mozioni presentate dalle minoranze per impegnare il Comune alla realizzazione delle barriere idrauliche sono state bocciate. La soluzione proposta dall’amministrazione è invece la tombinatura delle aree inquinate, sopra le quali costruire.

È stato inoltre denunciato come l’intera giunta comunale stia disattendendo le proprie responsabilità istituzionali, diventando di fatto garante di un disastro ambientale. A Fidenza sono state realizzate 13 barriere idrauliche; a Trento ce n’è una sola ed è mal funzionante. La barriera promessa sotto l’ex SLOI risulterebbe comunque insufficiente in un’area satura di piombo tetraetile, mentre alla Carbochimica la nuova barriera verrebbe realizzata solo a opera conclusa.

Mobilitazione e prossime iniziative.

È stato annunciato un presidio giovedì 12 febbraio alle ore 17.30 in piazza delle Erbe, sotto la sede di APPA, chiamata a rispondere pubblicamente delle informazioni negate e delle rassicurazioni fornite.

Numerosi interventi da Mattarello, Lavis, Civezzano, Vanoi, Cristo Re, da Legambiente e dai comitati territoriali hanno ribadito una richiesta comune:
ritiro immediato del PUT, realizzazione delle barriere idrauliche, bonifica integrale dell’area e stop al bypass ferroviario.

Nel finale è stata annunciata una manifestazione con corteo a metà aprile, contro le gravi responsabilità di Webuild, la holding che ha vinto l’appalto della grande opera.

Questa non è una battaglia locale, ma una lotta per la salute, la giustizia ambientale e il futuro del territorio. Fermare oggi il bypass significa evitare un disastro che segnerebbe il Trentino per sempre.


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