Lettera al direttore pubblicata oggi 27 giugno scritta da Alex Marini e Giovanni Clementel in risposta a quella apparsa sull’Adige il 23 giugno della deputata di Fratelli d’ Italia Alessia Ambrosi

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Gentile Direttore,

il recente voto favorevole del Senato al disegno di legge sulla autonomia differenziata è un fatto importante per il Paese. Il provvedimento modifica il principio di uniformità amministrativa seguito per oltre un secolo spostando verso una differenziazione regionale l’azione amministrativa pubblica con il rischio neanche tanto velato di evidenti vantaggi per le zone più ricche.

Infatti l’autonomia differenziata non è altro che il riconoscimento da parte dello Stato, come previsto dall’articolo 116 della Costituzione, dell’attribuzione a una regione a statuto ordinario di autonomia legislativa sulle materie di competenza concorrente (tasse, lavoro, sanità, istruzione, trasporti ecc.). Insieme alle competenze, le regioni possono quindi trattenere il gettito fiscale, che non sarebbe più distribuito su base nazionale a seconda delle necessità collettive.

Una riforma mai attuata a causa delle grandi differenze economiche e sociali esistenti tra regioni, che la rendono proprio per questo particolarmente delicata e potenzialmente dannosa.

La stessa Banca d’Italia in una memoria presentata in Senato qualche mese fa, aveva sottolineato che “le decisioni in merito alla configurazione dell’autonomia differenziata richiedono un’accurata e oggettiva disamina dei vantaggi e degli svantaggi derivanti dal decentramento di ciascuna specifica funzione, tenendo conto anche del contesto locale”(Documento pubblicato dalla Banca d’Italia il 13 giugno 2023).

Anche la commissione Europea ha espresso critiche al disegno di legge Calderoli in quanto “non definisce criteri comuni per valutare le richieste regionali”. E questo, sempre secondo Bruxelles, rischia di minare la coesione nazionale e di avere ripercussioni negative sulle finanze pubbliche italiane in un momento delicato per l’economia europea.

Ovviamente il suggerimento della Banca d’Italia, men che meno l’avvertimento europeo, sono stati recepiti e dunque mai nessuna istruttoria per materie né tantomeno analisi tecnica, è stata condotta. Né è stata data adeguata attenzione alla trattazione di ogni singolo tema. Si è discusso soprattutto dei Lep (livelli essenziali di prestazione) e dei fondi per finanziarli, ma senza ragionare in termini di efficienza. Che rappresenta invece una questione decisiva, per evitare una riforma che comporti svantaggi invece che benefici. Basti pensare alla Sanità con la disastrosa gestione dell’emergenza a livello regionale della stessa Lombardia che non è riuscita a costruire un sistema efficace soprattutto in tema di prenotazione dei vaccini. E parliamo di una regione vanto del modello di gestione di destra.

Per questo destano più di qualche perplessità gli articoli di giornale che più o meno “autorevoli” deputati della destra scrivono a favore del provvedimento per enfatizzarne effetti e ricadute.

Nessun dubbio, nessuna traccia di cautela su possibili conseguenze di crollo sociale ed economico dei territori più svantaggiati che potrebbe mettere facilmente in crisi l’intero paese. E questa sicurezza palesata da membri di un partito, il cui segretario (Meloni) nel 2014 presentava addirittura una proposta di legge che prevedeva tra l’altro l’abolizione delle regioni, dovrebbe far riflettere molto bene sulle vere ragioni di questa norma che ora la destra vuole portare a casa a tutti i costi.

Auguriamoci quindi una maggiore cautela perché le possibili ricadute sul “Sistema Paese” possono essere ben più tragiche della “follia del reddito di cittadinanza” che qualche Deputato, ancora oggi, demonizza per pura propaganda dimenticando volutamente che ha fatto mangiare milioni di individui in pesante difficoltà economica.

Alex Marini, Giovanni Clementel