Programma Elettorale M5S elezioni provinciali 2018

Programma Elettorale M5S elezioni provinciali 2018


MoVimento 5 Stelle Trentino

PROGRAMMA Elettorale

ELEZIONI PROVINCIALI 2018-2023 TRENTINO


PREMESSA

LE NOSTRE LINEE GUIDA

BENI COMUNI
– Salute
– Rete ospedaliera
– Rete dei servizi territoriali
– Promozione della salute e prevenzione
– Valorizzazione degli Operatori Sanitari

CONOSCENZA
– Scuola
– Valorizzazione degli operatori della scuola
– Il Sistema della ricerca e dell’alta formazione trentina

AMBIENTE
– Mobilità e infrastrutture
– Acqua
– Orso e lupo
– Caccia e pesca
– Rifiuti

TERRITORIO
– Sicurezza
– Dalla piccola agricoltura all’eccellenza

PATRIMONIO PUBBLICO
– Organizzazione della provincia autonoma
– Società partecipate
– Enti locali
– Democrazia diretta

POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI
– Turismo
– Commercio e servizi
– Welfare
– Disabilità
– Cultura e creatività

IMPEGNI DEI PORTAVOCE DEL MOVIMENTO 5 STELLE


PREMESSA
Il Trentino e l’Autonomia di cui è titolare, rappresentano un’esperienza unica che trae alimento da una cultura modellata da secolari esperienze di partecipazione e corresponsabilità della popolazione nelle scelte attuate a tutti i livelli: usi civici, comuni, comunità, distretti.

Partecipazione e corresponsabilità come forme espressive sono anche oggi il fondamento di un’Autonomia sana ed efficace. Il MoVimento 5 Stelle sostiene pienamente l’idea dell’autogoverno del nostro territorio attorno alla quale realizzare un modello di sviluppo fondato su partecipazione, trasparenza, merito, sostenibilità, libertà ed equità.

L’Autonomia è un bene comune da aggiornare, sviluppare e potenziare evitando tuttavia un’affannosa rincorsa all’accumulo di nuove competenze. Il cammino da compiere è quello di migliorare, raffinare e arricchire l’autonomia rivolgendo energie, attenzioni e impegno agli ambiti strategici già molto ampi che oggi appartengono alla Provincia autonoma di Trento.

Invertiremo la scellerata politica perseguita dalle passate amministrazioni di spogliarsi di molte delle competenze proprie della nostra autonomia, demandandone la responsabilità e la gestione a soggetti privati e in tal modo tradendo lo spirito dello Statuto.

Le precedenti amministrazioni hanno impoverito il concetto stesso di Autonomia e anziché ricercare percorsi originali, hanno sempre più spesso importato (o più semplicemente, per comodità, copiato) modelli concepiti ed elaborati da altri. La principale conseguenza è stata la perdita di sovranità e di dignità delle nostre istituzioni dove l’Autonomia è stata spesso usata più per favorire interessi di parte che per migliorare il Trentino. Valga per tutti l’esempio dei vergognosi anticipi milionari riferiti ai cosiddetti “vitalizi”.

Queste tendenze vanno stroncate e tempestivamente invertite. La Provincia autonoma di Trento deve riprendere possesso delle competenze che lo Statuto le assegna e deve tornare a rappresentare un luogo di progettazione, ricerca e sperimentazione di vie nuove e di soluzioni originali al fine di rispondere al meglio, alle esigenze dei trentini e dei suoi specifici territori.

Il nostro Statuto Speciale dovrà tra l’altro prevedere forme di partecipazione diretta anche alla sua modifica e dovrà essere informato ai principi della trasparenza e della partecipazione, concetti oggi non adeguatamente inclusi nella Carta visto che le modifiche statutarie non possono attualmente essere sottoposte a referendum confermativo e la Commissione incaricata della sua modifica, (la cosiddetta Commissione dei Dodici) sta lavorando nella più totale opacità.

Da troppo tempo viviamo in una Provincia che ha addomesticato, soffocato e posto sotto rigoroso controllo il territorio e il suo tessuto sociale ed economico. La valanga di denaro prelevata dai redditi prodotti in provincia e riversata nel sistema economico non ha realizzato una crescita armoniosa, ma spesso ha creato distorsioni sociali e clientele parassitarie al solo scopo di mantenere saldamente il consenso elettorale.

Contemporaneamente e senza tanti riguardi, la stessa classe politica ha sacrificato servizi e diritti.

Vale qui la pena ricordare che il Centrosinistra autonomista ha palesato in quest’ambito, alcune delle sue peggiori contraddizioni. Le promesse di contrasto alle discriminazioni, così efficacemente ostentate durante l’intera campagna elettorale nel 2013, sono state completamente disattese, bloccate dalle divisioni intestine e dalle debolezze intrinseche di forze politiche fortemente disomogenee e storicamente opportuniste. Sarà una nostra cura e priorità trovare soluzioni concrete ed efficaci al fine di assicurare piena dignità a tutti, affinché ognuno possa sentirsi pienamente parte della comunità trentina, senza vivere la paura di venire escluso o discriminato.

L’Autonomia e l’operosità trentina ci consentono di disporre di risorse ingenti, fonte di benessere ma anche di parassitismo e sprechi. Il MoVimento 5 Stelle da sempre lavora per ripristinare l’onestà e l’ordine delle priorità. Al centro dell’agenda pubblica devono tornare ad esserci i servizi per i cittadini; finanziati, organizzati ed erogati direttamente dalla Provincia e non tramite terzi.

In questo contesto, va valorizzato il ruolo della Regione da identificare quale cornice unitaria di confronto politico e di condivisione delle scelte fra le due Province autonome.

Vista la recente delega di funzioni riguardante l’attività amministrativa e organizzativa di supporto agli uffici giudiziari, il MoVimento 5 Stelle opererà affinché la Regione si impegni da subito a garantire la riapertura delle sezioni staccate dei Tribunali. La giustizia è il primo indice di civiltà, il primo servizio sociale da garantire ai cittadini e il primo presidio di libertà. Noi riteniamo che vada decentrato e riportato vicino ai cittadini.

Solo il MoVimento 5 Stelle ha rispettato l’impegno di ridurre le generose indennità di cui beneficiano i consiglieri. Inoltre, ha imposto ai propri portavoce di rendicontare puntualmente tutte le spese sostenute per l’esercizio del mandato.

LE NOSTRE LINEE GUIDA
Il MoVimento 5 Stelle, nato in Trentino nel maggio 2012, ha avviato la costruzione e la condivisione di un progetto politico nuovo, alternativo a quello che i partiti e i politici di professione hanno proposto negli ultimi decenni.
L’entrata del MoVimento 5 Stelle in Consiglio provinciale nell’ottobre 2013 ha rappresentato l’unica vera novità nel panorama politico trentino degli ultimi decenni. La sua attiva partecipazione ai lavori del Consiglio, nonostante la sparuta rappresentanza, ha costituito l’unico irremovibile argine alla vergognosa deriva delle nostre istituzioni, culminata con l’intollerabile spartizione (concordata tra tutti i partiti) di ben 96 milioni di euro di anticipi sui tanto odiosi quanto ingiusti vitalizi. Il tutto è stato perpetrato nel più assoluto segreto e silenzio anche degli organi di stampa, come è stato ampiamente dimostrato in seguito, dopo la denuncia effettuata dal Consigliere De Gasperi del M5S.

Il Trentino deve essere una comunità che gestisce e rende accessibile a tutti le considerevoli risorse di cui dispone, secondo criteri di partecipazione e sostenibilità.

L’amministrazione provinciale va profondamente riformata nell’ottica della trasparenza, della dignità e dell’efficienza al fine di potenziare la sua capacità di gestire le risorse. L’architettura istituzionale va semplificata. Poteri e competenze vanno redistribuiti in una logica di decentramento gestionale-amministrativo. Deve essere rigorosamente osservata la separazione dei poteri tra attività di gestione e controllo amministrativo e azioni di indirizzo politico. I processi di decisione politica vanno snelliti al fine di riequilibrare i rapporti con i cittadini e le imprese. Il rafforzamento degli strumenti di democrazia diretta sarà uno degli strumenti privilegiati per aumentare e migliorare il coinvolgimento della popolazione trentina.

In un contesto in cui le risorse sono state spesso impiegate in modo oscuro e personalistico, rimane attuale la riflessione su quale sia il confine tra la distorsiva gestione clientelare e la corretta e opportuna destinazione dei servizi pubblici. L’occupazione sconsiderata di settori estranei alle vocazioni istituzionali delle strutture provinciali, ha comportato una grave alterazione nello sviluppo del sistema economico locale ed ha in molti casi impedito la crescita di aziende sane e competitive. Il Trentino va ripensato come territorio informatizzato e innovativo, a basso impatto fiscale, capace di attirare imprese e lavoratori d’eccellenza, e in grado di liberare e di attrarre le migliori energie imprenditoriali puntando alla qualità del lavoro, e rafforzando la capacità del sistema di reggere ai momenti di crisi e alle difficoltà economiche anche individuali, attraverso il reddito di cittadinanza.

BENI COMUNI

Salute
La salute è un diritto costituzionalmente garantito. L’obiettivo è quello di assicurare un sistema sanitario pubblico per tutti, fondato sulla fiscalità generale, senza ricorrere a strumenti assicurativi privati o fondi sussidiari. La sanità trentina è condizionata da alcuni fattori come le caratteristiche geografiche, il relativo isolamento dei professionisti legato anche alla mancanza di una tradizione universitaria, il costo molto elevato, la presenza diffusa di significativi fenomeni di bassa copertura e la presenza di tempi di attesa elevati. Inoltre, si registrano fenomeni negativi come la migrazione sanitaria (mobilità passiva) e il crescente ricorso al settore privato, oltre che l’insufficiente sviluppo delle cure primarie. Manca equilibrio tra disponibilità di accoglienza ospedaliera e distribuzione territoriale dell’utenza, specie per quanto riguarda i servizi a favore dell’invecchiamento e quelli offerti per la cura delle malattie croniche. Da queste premesse, verranno elaborate una serie di proposte operative concrete ed incisive, da perseguire con chiarezza e linearità, anche se in un arco temporale medio-lungo.

Rete ospedaliera
Il progetto di riorganizzazione della rete ospedaliera avviato nel 2016, ha destrutturato l’assetto organizzativo introdotto nel 2014 che, pur con alcune criticità, aveva organicamente dettato gli indirizzi per la programmazione della rete ospedaliera provinciale.

Contemporaneamente il totale fallimento del progetto “NOT” e la discutibile realizzazione della proto-terapia hanno privato il Trentino di risorse e opportunità per sviluppare premesse programmatiche equilibrate. Oggi vanno riproposte con forza la partnership e la sussidiarietà delle strutture ospedaliere promuovendo integrazione e unitarietà.

Nel concreto, il progetto del Nuovo Ospedale di Trento (NOT) va ripensato sotto tutti i profili: da quello della sua necessità a quello della localizzazione, fino al finanziamento del progetto. Rimane chiaramente l’obiettivo di assicurare le funzioni ospedaliere al territorio di riferimento e di potenziare le funzioni di secondo livello in favore dei territori serviti dagli ospedali territoriali. Inoltre è cruciale garantire la gestione tempestiva ed efficace (ma anche efficiente) del pronto soccorso lungo l’arco delle 24h oltre che migliorare le funzioni specialistiche ad elevata complessità.

Le strutture di Cles, Cavalese, Borgo Valsugana, Arco e Tione – oggi fortemente depotenziate – devono rimanere il riferimento primario per i bisogni di assistenza ospedaliera di primo livello e devono assicurare l’attività programmata e un efficace assistenza alle urgenze, compatibili con le caratteristiche e le potenzialità operative delle attuali strutture.

La struttura sanitaria di Ala, dopo la mancata apertura di quattro riabilitazioni (fisiatrica, neurologica, cardiologica e geriatrica) deve essere rivitalizzata al fine di soddisfare la richiesta locale di Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) e per assicurare posti letto per la lungodegenza, la cui utenza è oggi in buona parte costretta a raggiungere cliniche (anche private) lontane dalla Vallagarina. Va inoltre messo in campo ogni sforzo per la riapertura dei punti nascita di Cavalese e Arco.
Tutti gli ospedali vanno collegati in rete con l’eventuale futuro ospedale centrale, ognuno privilegiando specifiche vocazioni e sviluppando competenze specialistiche distinte in grado di servire tutti i territori e creando centri di eccellenza a valenza provinciale. Chiaramente dovrà essere assicurata un efficace integrazione geografico-ospedaliera su tutto il territorio, in modo da assicurare un efficace accoglienza per la gestione delle cronicità e delle urgenze sanitarie.

Particolare impegno necessita la revisione dei meccanismi di gestione delle liste di attesa per le visite specialistiche. Oltre alla riduzione dei tempi, alle famiglie bisognose, sarà offerto un rimborso chilometrico, da scalare dall’importo del ticket per le visite eventualmente assegnate in sedi lontane dalla residenza. Si privilegerà la possibilità di garantire continuità nel rapporto tra paziente e professionista. Con riferimento al percorso nascite, si interverrà per sostenere le famiglie anche garantendo pernottamenti per i familiari che assistono la gestante, se lontana da casa.

Rete dei servizi territoriali
La rete delle cure primarie deve essere posta nelle condizioni di individuare i bisogni della popolazione e di raccogliere e gestire la domanda sanitaria indirizzandola nei percorsi adeguati. Comprende professionisti singoli e associati, strutture ambulatoriali e residenziali e servizi sociali. Questi soggetti devono favorire lo sviluppo della prevenzione, l’integrazione con i servizi ospedalieri, la continuità della presa in carico dei pazienti e delle eventuali cure a domicilio, coinvolgendo le strutture sociosanitarie territoriali, l’educazione sanitaria dei pazienti e dei familiari, oltre ad introdurre principi vincolanti per l’umanizzazione delle cure. Pur con grande ritardo rispetto a molte altre realtà italiane, tali obiettivi si possono perseguire per mezzo delle strutture territoriali polivalenti, aggregazioni di professionisti e servizi in luoghi fisicamente individuati e riconosciuti dalla popolazione distribuiti sull’intero territorio in modo equilibrato e coordinato fra loro e con la rete ospedaliera.

Oltre alle funzioni proprie dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, le strutture territoriali polivalenti garantiranno, tra l’altro, ambulatori specialistici e di diagnostica strumentale di primo livello, ambulatori per i codici bianchi, ambulatori infermieristici, prevenzione e screening, distribuzione farmacologica, consultori e percorsi nascita.

Le sedi di guardia medica rientrano a pieno titolo tra gli elementi costitutivi della rete territoriale. Su di esse è necessario investire, sia in termini quantitativi che qualitativi, procedendo alla riapertura dei presidi soppressi dal Centrosinistra autonomista. Inoltre, con la stabilizzazione dei professionisti, si incoraggerà l’impegno alla formazione continua e si adegueranno le sedi e le dotazioni strumentali.

Promozione della salute e prevenzione
La salute si preserva anche con una maggiore consapevolezza. La comunicazione e la corretta informazione verrà potenziata, fermo restando il principio della libera scelta individuale. A tal proposito, tenendo conto dell’indirizzo politico nazionale, il MoVimento 5 Stelle sostiene e promuove la raccomandazione della pratica vaccinale attraverso campagne mirate a una completa e libera informazione al fine di permettere una scelta consapevole. L’impegno nei confronti della politica nazionale è che la condizione vaccinale non sia in ogni caso un requisito di accesso per il sistema educativo e per le attività sociali e sportive. Attraverso un apposito fondo, saranno assicurati i finanziamenti per le analisi anticorpali. Il registro provinciale dei tumori verrà aggiornato. L’assistenza odontoiatrica prevista dalla legge provinciale 22/2007 va potenziata, sia per quanto riguarda la prevenzione che per quanto concerne l’assistenza diretta, con cure complete e di qualità. L’obiettivo è quello di assicurare ad un numero sempre maggiore di trentini, l’odontoiatra di base di qualità.

La pratica sportiva vedrà riconosciuto e promosso il suo ruolo determinante, quale strumento di mantenimento e prevenzione della salute pubblica. Se correttamente eseguita, essa contribuisce in modo significativo al miglioramento della qualità della vita costituendo un’efficace deterrente per molte malattie invalidanti anche in tarda età, contribuendo in tal modo a ridurre significativamente la spesa sanitaria. Altrettanto importante è il suo ruolo di spinta alla socializzazione, anche come elemento di contrasto alla diffusa eccessiva virtualizzazione dei rapporti sociali al fine di recuperare l’aspetto umano dell’interazione sociale e promuovere l’incontro sociale intergenerazionale (giovani, adulti e anziani).

È indispensabile improntare sani stili di vita fin dalla tenera età, promuovendo il graduale accesso alle attività motorie e sportive. A tal fine si promuoverà l’accesso agli impianti sportivi pubblici e privati, realizzati con finanziamenti pubblici, attraverso tariffe che favoriscano la fruizione da parte delle famiglie, dei minori, dei disabili e dell’utenza con più di 65 anni.

Valorizzazione degli Operatori Sanitari
Ogni azione va necessariamente accompagnata e sostenuta dal coinvolgimento e dal riconoscimento del ruolo degli operatori di base. Il risultato dell’Amministrazione attuale si manifesta anche attraverso il carico di stress cui è sottoposto il personale infermieristico e nella disaffezione documentata dai numerosi abbandoni e dalla persistente difficoltà nel coprire le posizioni in organico. E’ necessario ristabilire la serenità. La premialità va resa trasparente e condivisa tra tutte le professionalità. Dovrà essere basata su risultati misurabili e dimostrati eliminando il rischi di arbitrarietà nell’erogazione dei premi di risultato. Il raccordo tra la rete ospedaliera e la rete dei servizi territoriali passa attraverso l’adeguamento dei contratti di lavoro e la valorizzazione delle professionalità individuali, in modo da orientare i comportamenti individuali in modo coerente con gli obiettivi strategici definiti dagli organi decisionali. La formazione dovrà essere costante, mirata e diffusa. La costituzione di tavoli di confronto e di audit rappresenterà lo strumento di condivisione e integrazione. L’attuale giungla dei contratti va superata e verrà perseguito con determinazione l’obiettivo del contratto unico della sanità convenzionata trentina.

CONOSCENZA

Scuola
L’istruzione è un diritto garantito dalla Costituzione. Si persegue attraverso una filiera formativa completa che offra servizi educativi fin dalla prima infanzia e con una Provincia autonoma che si riappropria delle competenze primarie che ha delegato ad altri. Educazione, istruzione e formazione competono alla Provincia autonoma e ai comuni che provvedono direttamente al soddisfacimento dei bisogni. La scuola, anche in Trentino deve tornare a fungere da strumento di preparazione alla cittadinanza attiva e di crescita sociale, abbandonando modelli importati acriticamente dal Centrosinistra autonomista che, alla prova dei fatti, riproducono sistemi vocati alla cristallizzazione delle differenze sociali.

L’epoca delle esternalizzazioni e delle privatizzazioni in questo ambito deve considerarsi superata. Si procederà all’azzeramento del sistema degli enti privati sia nell’ambito della fascia 0-6 anni, sia in quello della formazione professionale con la costituzione, sulla scorta del virtuoso esempio del sistema altoatesino, di apposite agenzie a totale controllo pubblico che subentrino ai privati nell’erogazione del servizio. Il sistema educativo sarà rapidamente sgravato dell’enorme peso burocratico di cui in Centrosinistra autonomista l’ha caricato per lasciare spazio alle energie che la comunità scolastica possiede.

Il modello fondato sul controllo politico va scardinato in favore di una scuola realmente autonoma in cui operatori, studenti e famiglie cooperano per la crescita dei nostri giovani. La scuola dovrà dedicarsi alla formazione del cittadino, abbandonando le sempre più pressanti pulsioni (sconsideratamente sostenute da incentivi economici) verso la scuola- azienda, la scuola-parcheggio.

Il cosiddetto Trilinguismo, imposto dall’alto senza alcun coinvolgimento della comunità scolastica, deve trovare un momento di riflessione e una ripartenza che non può prescindere dalle tempistiche e dalle indicazioni degli operatori. L’apprendimento delle lingue sarà comunque un obiettivo da perseguire anche per chi ha terminato i percorsi scolastici attraverso forme nuove di fruizione come ad esempio un servizio pubblico televisivo appaltato alle emittenti locali in grado di assicurare un palinsesto in lingua originale o attraverso piattaforme digitali (e-learning).

L’ambito della Conoscenza dovrà tornare appannaggio di chi ha maturato la propria esperienza dimostrando la propria competenza sul campo senza sterili intromissioni da parte di burocrati ottusi. A tal fine, si procederà al riequilibrio delle competenze tra dipartimento, dirigente scolastico, consiglio di istituto e collegio docenti per privilegiare una scuola di qualità e dare contenuto al principio dell’Autonomia.

Valorizzazione degli operatori della scuola
Contro il caos generato dal Centrosinistra autonomista, procederemo alla definizione chiara e univoca dei canali e dei percorsi per accedere alla professione di insegnante. Provvederemo allo sradicamento del precariato, cercato e voluto da chi ha inteso la scuola come un proprio terreno di conquista, per tenere gli operatori sotto costante ricatto.
L’assegnazione di sede ai dirigenti scolastici dovrà avvenire non più in base a scelte arbitrarie ma sulla scorta di graduatorie costruite con criteri trasparenti, basate sul merito e sui risultati raggiunti. La revisione e il riconoscimento dei profili professionali degli operatori della scuola, con riferimento particolare alle figure intermedie di staff e al personale tecnico-amministrativo servirà a riportare ordine e ad aumentare le prestazioni del sistema. Abbandoneremo il modello degli incentivi discrezionali proto-clientelari per basarli su un sistema di incentivazione del merito e della vera professionalità.

Sgravati del carico burocratico (che sarà cancellato e non spostato) e liberati dalle briglie delle clientele, gli insegnanti potranno sviluppare al massimo le potenzialità della propria figura di professionisti della formazione anziché quella di semplici impiegati e meri esecutori che gli è stato assegnato negli ultimi anni dalle precedenti amministrazioni.

Il Sistema della ricerca e dell’alta formazione trentina

La comunità scientifica trentina ha dimostrato di saper perseguire obiettivi estremamente ambiziosi raggiungendo posizioni di prestigio riconosciute sia a livello nazionale che internazionale. Il MoVimento 5 Stelle intende valorizzare quest’eccellenza mettendola al servizio del contesto socio-economico locale. A tal fine ritiene fondamentale rafforzare la formazione d’eccellenza e incoraggiare la qualità della ricerca scientifica mettendo a regime l’intero sistema dell’innovazione e della formazione, eliminando sovrapposizioni e incoraggiando l’integrazione e la collaborazione interdisciplinare a tutti i livelli, con l’obiettivo di rafforzare e promuovere le rispettive vocazioni.

A tal fine intende prioritariamente assicurare buone regole, difendere il diritto allo studio, premiare l’attività accademica d’eccellenza, combattere il precariato e assicurare lavoro dignitoso a tutti, incoraggiare lo sviluppo della terza missione dell’università.

Vi è la necessità di valorizzare l’autonomia, migliorando nel contempo le regole di partecipazione. La precedente amministrazione, nel ricevere dallo Stato le funzioni di finanziamento ed indirizzo del sistema dell’alta formazione in Trentino, ha imposto un modello verticistico. È necessario ricucire gli strappi prodotti dagli errori compiuti assicurando il coinvolgimento di tutte le forze della comunità accademica evitando accentramenti di potere. È necessario instaurare un clima di confronto e di collaborazione diffusa. L’Università di Trento può infatti ricoprire un ruolo di guida e traino dell’intero sistema trentino e a tal fine si ritiene necessario riaprire una discussione trasparente e diffusa sulla sua autonomia, la sua organizzazione, la sua governance, le forme di finanziamento e di democrazia che la animano, anche eventualmente riconsiderando la norma di attuazione della delega ricevuta e le sue norme di organizzazione e gestione. Il MoVimento 5 Stelle intende mettere a sistema tutti i centri di ricerca presenti sul territorio in modo da massimizzare la loro interconnessione e la collaborazione sinergica a cominciare dalla Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione Edmund Mach di San Michele.

Lo studio va incoraggiato aumentando l’attrattività del territorio. Ciò deve avvenire con interventi mirati a garantire più trasporti, incoraggiare la mobilità internazionale, offrire più spazi dedicati. Il MoVimento 5 Stelle riconosce la centralità dello studente a tutti i livelli e intende facilitarne la residenzialità aumentando al contempo la facilità di movimento sul territorio anche incrementando la disponibilità di trasporti pubblici e incentivandone l’uso. L’attrattività internazionale rappresenta un indicatore significativo del valore di un territorio e ne aumenta il potenziale economico. Il MoVimento 5 Stelle ritiene inoltre fondamentale promuovere l’armonizzazione del sistema della formazione universitaria con quello della scuola superiore di secondo grado aumentandone l’integrazione e la connessione con il tessuto sociale ed economico della provincia. Per quanto attiene all’attività accademica d’eccellenza, si rende necessario incoraggiare la meritocrazia e favorire la tensione all’eccellenza in tutti gli ambiti. Il metodo vincente consiste nel diminuire gli investimenti in infrastrutture improduttive e finanziare persone e progetti in grado di garantire impatto e risultati concreti e chiaramente quantificati.

Il Centrosinistra autonomista ha travestito innumerevoli e costosissimi investimenti di recupero immobiliare con l’ingannevole retorica della ben più attraente narrativa dell’innovazione scientifica e della ricerca tecnologica. Il disastroso fallimento di tali iniziative è purtroppo sotto gli occhi di tutti; dal Polo della Meccatronica, al progetto Manifattura, per raggiungere l’apice con il deplorevole epilogo dell’iniziativa TrentoRise, i cui effetti venefici si riverbereranno sulla nostra comunità per molti anni avvenire. Noi intendiamo concentrare le risorse nelle vere attività di ricerca e di sviluppo tecnologico destinandole a progetti produttivi di risultati scientifici e puntando su persone capaci, in grado di garantire un impatto concreto e risultati preventivamente esplicitati e quantificati attraverso un processo di valutazione rigorosa e trasparente.

Va superata l’autoreferenzialità. Il sistema della ricerca e dell’alta formazione trentina deve aprirsi al contesto socio-economico e dimostrare la propria capacità di trasferire conoscenze e competenze. Ciò potrà concretizzarsi tramite la formazione di professionalità coerenti, l’agevolazione di percorsi concordati tra università – centri di ricerca – e imprese, l’incentivazione di progetti congiunti interdisciplinari e intersettoriali.

La Provincia dovrà attrezzarsi per esercitare efficacemente il proprio diritto alla partecipazione societaria negli spin off generati dal sistema trentino della ricerca e dell’innovazione.

AMBIENTE
Anche l’ambiente e la sua tutela, pur senza riferimenti puntuali ma grazie a letture della Corte ormai consolidate, sono oggi riconosciuti come ambiti costituzionalmente rilevanti. Nei cinque anni trascorsi nei consigli provinciale e regionale, hanno rappresentato un punto focale della nostra agenda. Investire nella salvaguardia, nella protezione e nella valorizzazione dell’ambiente significa investire nel Trentino del futuro. Si dovranno innanzitutto rendere indipendenti dai politici l’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente e il Corpo forestale prevedendo che i vertici non siano più nominati ma scelti esclusivamente per merito e con concorso pubblico trasparente.

Mobilità e infrastrutture
La mobilità dei cittadini e delle merci è oggi appannaggio dei mezzi privati su gomma con conseguenze note sulla salute e sull’ambiente. La riduzione del traffico privato non è utopistica ma perseguibile attraverso una pluralità di iniziative da portare avanti con determinazione. Un trasporto pubblico efficiente, veloce, energeticamente sostenibile, puntuale e capillare può contribuire a modificare orientamenti e comportamenti così come la banda ultra-larga, la diffusione del telelavoro e dello smart- working e il trasferimento in rete di molti servizi erogati delle pubbliche amministrazioni (e-government). Va potenziato e garantito il trasporto collettivo verso aree produttive e scuole. Il sistema tariffario deve essere utilizzato per rendere economicamente vantaggioso il trasporto pubblico. L’obiettivo del programma europeo Zero Fare può essere avvicinato iniziando un’ampia sperimentazione su specifiche categorie di potenziali utenti come quella dei giovani (studenti e non), capaci di imporre in tempi brevi il cambio di prospettiva auspicato.

Adeguata copertura sarà assicurata alla legge sulla mobilità sostenibile così come misure incentivanti per i mezzi non alimentati da energie fossili attraverso esenzioni della tassa di circolazione e la creazione di una capillare rete di punti di ricarica e di parcheggi di attestamento attorno ai perimetri urbani.

Nell’ambito della mobilità sostenibile forte impulso riceveranno le iniziative volte al completamento dei collegamenti dei tratti di piste ciclabili già esistenti in ambito urbano e alla realizzazione di nuovi percorsi anche in ottica turistica. Particolare attenzione sarà destinata ai collegamenti interregionali per assicurare l’afflusso di cicloturisti dai territori confinanti: pensiamo alla ciclabile del lago d’Idro per connettersi al bresciano, per la quale il MoVimento 5 Stelle si è già speso, e quella del Primiero per attirare gli amanti della bicicletta veneti.

Un serio approfondimento, che superi l’attuale approccio vocato al marketing, merita la cosiddetta ciclabile del Garda, sotto i profili della fattibilità, dell’economicità, della sicurezza e dei possibili impatti negativi ipotizzabili per il fragile ambiente e per il paesaggio del Garda trentino.

L’idea di collegamento ciclabile, suggestiva e attrattiva, è condivisa ma ciò non significa dover necessariamente realizzare una pista ciclabile. Soprattutto nei tratti tra Riva e il confine lombardo, dove non sarà possibile garantire la sicurezza rispetto agli eventi franosi. Non è peraltro accettabile giustificare con la necessità di sicurezza la realizzazione di strutture di protezione eccessivamente impattanti andando a stravolgere il paesaggio lacuale che costituisce un patrimonio inestimabile e rappresenta il vero punto di richiamo per il turismo. Nei tratti dove risulterà impossibile realizzare una pista ciclabile verranno approntate soluzioni alternative come il trasporto dei ciclisti con navette su strada o sul lago con gli ulteriori vantaggi dei minori costi e della nascita di una filiera eco-sostenibile con nuovi posti di lavoro a lungo termine. L’approfondimento sui criteri e sulle soluzioni non potrà prescindere dall’apertura di un serio ed ampio percorso partecipativo che preveda una discussione libera e paritaria tra tutti i soggetti interessati: cittadini, associazioni, operatori, tecnici ed enti competenti territorialmente. Il percorso partecipativo sarà irrinunciabile per determinare quelle scelte che impattano direttamente sulla qualità della vita come ad esempio la definizione dei percorsi di attraversamento, aggiramento e collegamento dei centri storici di Riva del Garda e Torbole. L’accordo con Stato italiano, Lombardia e Veneto assegna alla Provincia Autonoma di Trento il ruolo di capofila. La Provincia dovrà assumere una posizione molto più incisiva per evitare la realizzazione di un’opera che, dimenticandone il carattere unitario, si sta prefigurando come l’assemblaggio di tipologie e soluzioni scoordinate rischiando di determinare seri problemi su funzionalità, impatto ambientale e sicurezza.

La realizzazione dei collegamenti ferroviari con le valli di Fiemme e Fassa e con l’Alto Garda e l’avvio del dialogo con la regione Lombardia per l’ipotesi di interconnessione a Brescia della Valle del Chiese saranno oggetto di approfondita valutazione anche come alternativa alle iniziative stradali già avviate, mentre l’obiettivo dell’elettrificazione della Valsugana, sempre sbandierato ma mai effettivamente previsto, sarà una delle nostre priorità.

Sempre in tema di infrastrutture la contrarietà alla realizzazione dell’alta velocità ferroviaria lungo la Valle dell’Adige e alla Valdastico rimarrà netta. Piuttosto, stante l’immobilismo caratterizzante l’ultimo decennio, si tornerà a investire sull’attuale linea del Brennero e sulle sue ampie capacità di traffico residue, portando a compimento anche i più volte promessi e mai realizzati interventi per la riduzione dell’inquinamento acustico e vibrazionale, prevedendo anche limiti di velocità per i convogli congrui rispetto al contesto attraversato. Vanno immediatamente poste in essere tutte le iniziative per rendere oneroso (sia tramite pedaggio che per mezzo di controlli costanti da parte delle forze dell’ordine) l’utilizzo della statale della Valsugana come comoda e conveniente corridoio-scorciatoia per i mezzi pesanti, nonché per reperire le risorse necessarie agli investimenti che l’arteria richiede per la sua messa in sicurezza.

Lo spostamento del traffico merci dalla gomma alla rotaia sarà un obiettivo imprescindibile da perseguire subito. I numeri dimostrano che fino ad oggi le politiche adottate hanno ottenuto l’effetto esattamente contrario: le circa 30 coppie di treni, gestite dalla società provinciale a ciò deputata, raggiunte sul finire dello scorso decennio, si sono ridotte oggi a 2. Da qui bisogna ripartire per far sì che il Trentino non finisca a svolgere il ruolo di corridoio di transito al servizio di altri territori, ma possa svolgere un ruolo incisivo nel determinare come minimizzare le esternalità negative generate dal traffico di attraversamento.

Per quanto riguarda l’autostrada del Brennero, prima di parlare di modalità di concessione, sarebbe opportuno spiegare ai trentini quali sono gli intendimenti. La gestione pubblica da parte degli enti territoriali degli scorsi 60 anni non ha di certo portato a risultati differenti rispetto a un’ipotetica gestione privatistica. Si è pensato solo ai corposi dividendi (trasformati in una sorta di tassazione indiretta) oltre che alla distribuzione di posti di lavoro. Le note vicende delle spartizioni delle poltrone di vertice secondo le edizioni più aggiornate del manuale Cencelli, del diniego a fornire le informazioni richieste dai portavoce dei cittadini, della scarsa (se non nulla) attenzione per l’ambiente chiaramente evidenziata dai dati della centralina di monitoraggio di Avio e dall’inerzia in tema di traffico deviato, della decisione unilaterale di estromettere i comuni dalla raccolta rifiuti dimostrano che, prima di discutere della veste giuridica della prossima concessionaria, è indispensabile chiarire nel merito quali siano gli impegni che ci si assume nei confronti del territorio, delle imprese e dei cittadini. Ecco, noi vogliamo che A22 diventi uno strumento a disposizione del Trentino con cui indirizzare le politiche di traffico, minimizzare l’inquinamento anche riconoscendo agevolazioni per imprese e cittadini appartenenti alla nostra comunità.

Dimenticato da sempre, l’aeroporto Catullo, di cui la Provincia detiene importanti quote, deve assumere il ruolo di porta principale per l’accesso al Trentino, in combinazione con la realizzazione di adeguati collegamenti ferroviari diretti con lo scalo veronese, già progettati ma inspiegabilmente richiusi nei cassetti della politica.

Acqua
Bene comune per eccellenza, deve rimanere pubblica nella proprietà e nella gestione attraverso enti o aziende speciali. Stante l’attuale situazione di stress dei corsi d’acqua le attenzioni devono essere rivolte sia alla presenza di inquinanti che all’aumento del deflusso minimo vitale. Dopo la ricognizione dello stato degli acquedotti, si lancerà un grande piano di investimenti per garantirne manutenzione e efficienza eliminando le perdite oltre al controllo permanente da parte dell’APSS per prevenire rischi sanitari. Nel frattempo, è utile una moratoria nella creazione di nuovi invasi per l’innevamento artificiale. La cautela necessaria alla ricerca della soluzione migliore per superare le difficoltà di approvvigionamento idrico in Val di Non sarà volta soprattutto a sfruttare il prossimo rinnovo della concessione del bacino di Santa Giustina per fini di sviluppo della locale economia. I bacini esistenti, tramite convenzioni, potrebbero essere utilizzati anche per l’irrigazione di orti e giardini, riducendo il consumo di acqua potabile e permettendo di ridurre i canoni di depurazione che oggi conteggiano anche un servizio che evidentemente non viene erogato.

Orso e lupo
Il Centrosinistra autonomista è riuscito nel breve volgere di una legislatura a distruggere un’opportunità enorme riducendola a problema. A noi il compito di trasformare la presenza dei grandi predatori in un valore aggiunto per il Trentino. La loro presenza è infatti segnale inequivocabile della qualità dell’ambiente naturale e selvatico con effetti positivi sugli equilibri ecologici. Senza bisogno di investire in marketing pubblicitario, il lupo-sentinella è da solo indicatore del livello di eccellenza del territorio. E il turista alla ricerca di qualità e autenticità (di solito quello con maggiore capacità di spesa) non potrà non rimanere colpito e suggestionato da un contesto che accoglie e sa convivere con questo genere di abitanti. Le iniziative della Provincia non dovranno più essere rivolte “contro”.
Piuttosto energie e risorse dovranno andare “a favore” di chi lavora, mettendo a disposizione mezzi, strumenti, materiali, formazione, competenze. In Italia sono disponibili esempi e buone pratiche che andrebbero acquisite e adottate, naturalmente senza precludere la possibilità che, grazie ai mezzi che offre l’Autonomia, il Trentino sappia individuare modalità innovative e originali, a cominciare dal Corpo forestale e dal contingente dei custodi forestali che, anziché tagliati come fatto dal Centrosinistra autonomista, dovranno essere adeguatamente rafforzati per garantire monitoraggio e sicurezza.

Caccia e pesca
Anche in questi ambiti la Provincia deve riappropriarsi della competenza esclusiva che lo Statuto le assegna ed esercitarla sia per la gestione che per il controllo. I recenti avvenimenti hanno dimostrato la leggerezza con cui viene prodotta la normativa in questi ambiti. L’approccio in voga fino ad oggi ha costruito un sistema chiaramente vulnerabile basato sull’autoreferenzialità. È quindi evidente che l’intero impianto deve essere rivisto per essere messo in sicurezza con il coinvolgimento e la valorizzazione di tutte le componenti del mondo venatorio e di quelle del panorama ambientalista. Va rivista e riequilibrata la composizione degli organismi decisionali all’interno dei quali si deve procedere alla sistematica rimozione dei conflitti di interesse anche potenziali. La specializzazione di chi intende esercitare l’attività venatoria è il modello a cui vogliamo ispirarci. Ulteriori impegni saranno volti a regolamentare la pratica del foraggiamento per evitare che, come spesso successo, si trasformi in strumento di adescamento e a riorganizzare il sistema della vigilanza ambientale che consideri le criticità derivate dalla frammentazione in molteplici figure.

Rifiuti
Proseguiremo le iniziative volte all’adozione della strategia delle 4 R: riduco, riuso, riciclo,
recupero.

◦ riduzione: sensibilizzare la collettività al fine di diffondere una presa di coscienza sul grave problema dei rifiuti, promuovere norme al fine di ridurre la produzione dei rifiuti a monte (come imballaggi inutili o difficilmente riciclabili) e promuovere nuovi modelli di consumo scoraggiando l’usa e getta;
◦ riutilizzo: promuovere il riuso e la riparazione degli oggetti altrimenti destinati a diventare rifiuti;
◦ riciclo: programmare impianti di riciclo e compostaggio ed ottimizzare la differenziata porta a porta, sistema di raccolta da estendere e uniformare con un unico sistema a livello provinciale;
◦ recupero: prima di smaltire il residuo, stabilizzare a freddo l’indifferenziato dopo aver recuperato da esso ulteriori materiali riciclabili da re-immettere nel ciclo produttivo. Investire in ricerca e tecnologia per il recupero e il riciclo della frazione indifferenziata favorendo la creazione di nuova occupazione.

Massima attenzione verrà rivolta ai sistemi di raccolta e trattamento dei rifiuti affinché rimangano o tornino appannaggio di enti locali e loro società, imponendo la conclusione della dilagante politica delle esternalizzazioni.
Per garantire la massima trasparenza sul tema del trattamento dei rifiuti i cittadini saranno costantemente coinvolti nell’elaborazione dei piani di gestione e dei programmi di prevenzione della produzione di rifiuti.

Energia, energie rinnovabili ed edilizia: il patrimonio edilizio pubblico va riqualificato attraverso un poderoso piano di investimenti in funzione del risparmio energetico. La realizzazione e la riqualificazione degli immobili privati va incentivata attraverso finanziamenti specifici e decisa semplificazione dei passaggi burocratici. Saranno incentivate le forme di produzione di energia alternativa decentrate con attenzione agli insediamenti periferici e alle forme di produzione collettiva e cooperativa privilegiando investimenti che mirano al beneficio ambientale e sociale e alla redistribuzione delle risorse rispetto a quelli con finalità meramente lucrative.

TERRITORIO
Viviamo in un territorio piccolo con risorse limitate (in particolare quelle ambientali) che però rappresenta il futuro per le prossime generazioni. Occorre dimostrare rispetto assoluto e capacità di valorizzazione senza comprometterlo irrimediabilmente. Ciò passa per una profonda revisione della normativa urbanistica che richiede razionalizzazioni ma soprattutto una rifondazione su nuove basi, prima fra tutte la limitazione al consumo di suolo con l’impegno ad anticipare sensibilmente il termine previsto dalla proposta nazionale per azzerarlo. Gli strumenti urbanistici devono definire il perimetro urbano quale limite vincolante all’espansione rafforzando gli incentivi per il recupero dei centri storici disciplinandone la tutela. Le prescrizioni della carta del paesaggio vanno rese vincolanti, così come obbligatori devono essere i percorsi partecipativi nella predisposizione di PUP, PTC, PRG e piani attuativi rilevanti, il censimento a livello sovracomunale delle volumetrie inutilizzate, delle capacità edificatorie e delle aree dismesse. È necessario superare la presenza dei politici nelle commissioni urbanistiche rivedendo anche i criteri di selezione e nomina dei componenti nonché limitare l’assunzione di incarichi professionali da parte degli amministratori nei territori di loro competenza.

Sicurezza
Poter vivere e muoversi liberamente sul proprio territorio senza paura è un diritto fondamentale per il cittadino. La sicurezza è un valore chiave della convivenza civile e deve rappresentare un impegno prioritario per chi governa. Gli enti locali vanno supportati e coordinati tramite azioni sinergiche che consentano di prevenire i fenomeni criminosi. Verificheremo con i comuni la possibilità e l’opportunità di costituire un corpo di polizia locale unico.

Il MoVimento 5 Stelle, ferme restando le competenze limitate in tema di immigrazione, che sono a carico dello Stato, vuole proporre delle soluzioni relativamente alla gestione dei richiedenti asilo che vengono assegnati per l’accoglienza al Trentino.

Si procederà subito allo smantellamento della struttura del Cinformi, fonte di storture e di una gestione discutibile e alla sua sostituzione con una struttura che garantisca informazioni complete e supporto a tutti i cittadini a prescindere dalla nazionalità. Tenuto conto della loro crescita esponenziale e del livello raggiunto (17,7 milioni di euro nel 2017 rispetto agli 1,3 milioni del 2014) gli stanziamenti per l’accoglienza saranno fortemente ridimensionati e parametrati esclusivamente alle risorse messe a disposizione dallo Stato. Si procederà altresì all’attivazione di programmi di integrazione rigorosi da cui chi delinque e chi dimostra scarsa propensione ad assimilare culture e valori sarà immediatamente escluso.

Dalla piccola agricoltura all’eccellenza
L’agricoltura riveste un ruolo importante per l’intera Europa. Per il Trentino in particolare assolve ad una funzione centrale nell’economia e nella società. Dall’agricoltura dipende la qualità dell’ambiente e da esso le opportunità offerte da questa terra.

Dalla salute di questi ambiti strettamente interconnessi, deriva la nostra capacità attrattiva. La piccola realtà articolata del Trentine, con una popolazione paragona bile ad una media città della italiana, si muoverà in sintonia con la PAC, potendo beneficiare delle risorse da essa rese disponibili, incrementando in tal modo le proprie opportunità di crescita armonica.
L’attuale gestione del comparto agricolo non è coerente con le caratteristiche del territorio e le potenzialità da esso offerte. È questo un ambito in cui si sovrappongono saperi e organizzazioni di saperi appartenenti all’Amministrazione e agli enti che si occupano di produzioni agroalimentari. Di fronte alla debolezza strutturale del nostro sistema e del cambiamento trans nazionale dei mercati, le strade seguite nei tempi recenti si sono mosse nella direzione contraria rispetto al coinvolgimento dei saperi appena citati.

Coinvolgimento che sarà indispensabile per riformulare le politiche dedicate alla piccola impresa agricola, il cui elemento di flessibilità e di forza fino a ieri era dato dalla combinazione tra famiglia e dimensioni, fattori che oggi non sono più sufficienti per affrontare un ambiente competitivo sovranazionale.

L’obiettivo è un’agricoltura che sia pulita e rispettosa dell’ambiente, sicura per operatori e cittadini, redditizia per le aziende e i lavoratori garantendo anche il territorio dalla possibile erosione da parte della speculazione edilizia.

L’uso sistematico della chimica di sintesi in nome dei metodi intensivi e monocolturali ha provocato conseguenze sulla qualità dei terreni e dei corsi d’acqua portando ad una situazione difficilmente sostenibile nel medio periodo. È importante quindi muoversi con decisione verso un’agricoltura basata sul rispetto e mirata alla salvaguardia ambientale e paesaggistica. Il regolamento provinciale per l’uso dei fitosanitari sarà rivisto per migliorare i metodi di trattamento e salvaguardare operatori, residenti e ospiti.

Gli incentivi dovranno mirare alla conversione delle produzioni ai sistemi biologici, alla dotazione di impianti irrigui che riducano lo spreco di acqua, alla diversificazione, al riuso di terreni incolti attraverso l’attivazione della banca della terra. Sarà istituito un registro provinciale dei fitofarmaci per rilevare e rendere pubblici le quantità e il valore dei flussi di prodotti fitosanitari sul territorio provinciale al fine di varare politiche in una logica di riduzione del danno considerando il fenomeno a livello sistemico.

Occorre tener conto dell’identità della nostra agricoltura che varia dalle produzioni prevalentemente viticole e frutticole del fondovalle all’agricoltura delle valli caratterizzate da produzioni foraggere ma che potenzialmente potrebbero essere sviluppate in altre direzioni. Ambedue meritevoli di ulteriore potenziamento con misure specifiche: per le produzioni di fondovalle ma non solo, l’obiettivo sarà la valorizzazione dei marchi di qualità per posizionare i prodotti agricoli oltre i ristretti confini locali purché consentano di accedere a corrispondenze che attestino identità territoriale, qualità e sicurezza. Per le produzioni di montagna è importante mantenere le iniziative rivolte al sostegno del consumo locale a km zero, ma, al fine di non disperdere tali iniziative (che attualmente sono inefficaci), è necessario strutturarle con adeguate azioni normative, con il coinvolgimento del settore turistico e dei servizi (ristorazione, negozi di vicinato) quale maggior utilizzatore dei prodotti agricoli locali in un’ottica di concreta sinergia fra agricoltura e turismo. Questo per caratterizzare l’offerta enogastronomica; mantenere ed espandere l’economia agricola recuperando gli incolti; tutelare l’ambiente il paesaggio, di ogni territorio e quindi valorizzare una peculiare offerta turistica.
Per armonizzare l’attuale zootecnia trentina, eccessivamente orientata alla produttività con la nostra idea di agricoltura, sarà necessario mitigare le esternalizzazioni negative di questo allevamento ipertrofico. L’attuale carico di bovini determina un’eccessiva quantità di reflui in riferimento alle superfici prative destinatarie dello smaltimento con potenziali conseguenze in termini di deperimento della qualità/quantità delle essenze erbacee di pregio contenute nel foraggio e, a cascata, sulla qualità del latte. Un diverso trattamento dei reflui come la letamazione meccanizzata, andrebbe a costituire il fertilizzante ottimale per i terreni agricoli del medesimo ambito, creando quindi i presupposti per una sinergia tra comparti diversi (agricoltura di montagna – zootecnia sostenibile – turismo).

Gli attori protagonisti di questo progetto saranno le aziende familiari e le cooperative agricole locali. Una politica intelligente dovrà rimodulare ed accorpare gli attuali incentivi PAC in modo da premiare quelle aziende che per le loro peculiarità saranno funzionali alla realizzazione di un modello territoriale sostenibile (durevole) da proporre, come esempio virtuoso, in tutto il territorio alpino.

Senza innovazione, per la piccola impresa agricola il futuro non è certo roseo. Oltre ai marchi e al coinvolgimento, l’innovazione tecnologica sarà il terzo pilastro che, coniugando i diversi saperi, fornirà gli strumenti per rivitalizzare le produzioni agroalimentari e garantire facile accessibilità e tempistiche adeguate di preparazione.

Tutto ciò, insieme a un preciso intervento sullo snellimento delle procedure e della burocrazia, consentirà di superare le logiche dell’attuale sistema contributivo permettendo agli addetti di tornare a concentrarsi sulla produzione.

Innovazione, tecnologia, qualità e coinvolgimento dei saperi faranno perno sulla Fondazione Mach che andrà subito liberata dalle ingerenze dei politici.

PATRIMONIO PUBBLICO
Lo statuto di Autonomia ha consegnato al Trentino, dopo un secolo e mezzo di lotte, l’opportunità di autodeterminarsi e, disponendo di cospicue risorse, di creare un sistema politico amministrativo al servizio della comunità. Troppo spesso però l’Autonomia è diventata pretesto per beneficiare pochi soliti noti, avvicinando il Trentino a una società feudale in cui l’esercizio dei diritti scade a richiesta di favori. Il MoVimento 5 Stelle rispetta la cultura dei territori e promuove l’autodeterminazione dei cittadini e delle loro comunità, a partire dalle amministrazioni degli usi civici da riconoscere e valorizzare quale primo strumento per la partecipazione dei cittadini e la gestione del patrimonio. Anche le minoranze linguistiche devono essere riconosciute come soggetti titolari di autonomia capovolgendo la politica paternalista attuale che le mortifica e le rende quotidianamente subalterne a chi decide l’erogazione dei mille piccoli contributi. Forti strumenti di democrazia diretta sul modello svizzero (a cominciare dall’azzeramento dei quorum referendari) permetteranno il controllo degli amministratori ma anche, tramite i referendum propositivi e confermativi sugli atti, sui grandi progetti e sulle spese pubbliche di entità rilevante, la loro surroga in caso di inerzia, introducendo lo strumento della revoca.

Organizzazione della provincia autonoma
La mastodontica macchina provinciale va rivoluzionata e snellita per restituire piena dignità a chi la fa funzionare e per garantire l’erogazione dei migliori servizi a cittadini e realtà economiche. Le rendite di posizione e le corporazioni autoreferenziali vanno smantellate insieme all’ingerenza della politica. Merito e trasparenza guideranno l’azione del MoVimento 5 Stelle. Particolare attenzione sarà dedicata alla riforma delle modalità di reclutamento del personale. Verranno abolite le figure dei sostituti direttore e dirigente, da sempre meccanismo preferito dai politici per preparare la carriera a pochi selezionati. I concorsi e le selezioni dovranno sempre prevedere una graduatoria di idonei anziché un unico vincitore. In questo modo sarà possibile risparmiare risorse e valorizzare al meglio l’impegno e il merito. Sarà cancellata anche la possibilità di nominare dirigenti estranei all’Amministrazione mentre le commissioni concorsuali saranno integrate da un cittadino estratto a sorte dagli elenchi delle corti d’assise d’appello con funzione di garante della trasparenza. Le valutazioni dei dirigenti dovranno obbligatoriamente considerare anche i pareri espressi dal personale. La mobilità tra enti sarà resa più agile in funzione dell’ottimizzazione delle risorse. La possibilità di svolgere esperienze professionali in realtà estranee alla Provincia non sarà più riservata ai soli dirigenti e direttori ma estesa a tutti, previo superamento di un’attenta verifica dei conflitti di interesse anche potenziali riportando comunque la durata massima ai 5 anni. In tema di conflitto di interesse poi, sarà puntualmente rispettato l’obbligo di turn over delle funzioni apicali.

Sul fronte delle consulenze, dopo dimostrata ricognizione delle competenze interne, si attiveranno procedure trasparenti basate su criteri oggettivi. Verranno assicurati i principi di rotazione e si eviterà il cumulo degli incarichi, tenendo conto del loro numero complessivo e di quelli assegnati da regione, enti locali e società partecipate.
Tutela assoluta sarà assicurata ai cosiddetti whistleblower assieme alla costituzione di uno sportello dedicato a raccoglierne e gestirne le segnalazioni. Fino a che la Provincia non avrà implementato i sistemi informativi per garantire l’identità del segnalante, garantiremo la massima divulgazione delle modalità di accesso agli strumenti predisposti da ANAC sulla sua piattaforma.

Società partecipate
La XV legislatura si conclude con il sistema delle società provinciali immobili nelle paludi. Abbiamo assistito a numerosi proclami (alcuni condivisibili) da cui però la realtà si allontana notevolmente. Prioritario sarà il passaggio, ove previsto, all’amministratore unico, eliminando la prassi della nomina di consigli di amministrazione elefantiaci, spesso privi di competenze effettive, utili solo a garantire paracadute sotto forma di comode poltrone. Vanno poi completati i progetti di fusione e accorpamento in particolare per quanto riguarda il cosiddetto polo della liquidità (Cassa del Trentino e Trentino Riscossioni) e dell’area del business immobiliare (Patrimonio del Trentino e Trentino Sviluppo).

A ITEA sarà restituita sia la veste giuridica di ente pubblico che il ruolo di soggetto che investe in patrimonio immobiliare pubblico ad iniziare dalla ristrutturazione e della riqualificazione di quello esistente abbandonando comode scorciatoie utili soprattutto a impresari in difficoltà che trovano nell’ente pubblico il garante dei loro sgangherati investimenti. ITEA non si limiterà a svolgere una funzione statica quasi di intermediario immobiliare. Va rilanciata nella sua mission per valorizzarne il ruolo di soggetto pubblico che fornisce servizi abitativi flessibili adeguati alle mutate condizioni sociali e una maggiore interazione con l’utenza. Con riferimento a quest’ultimo fine, va valutata l’istituzione di meccanismi che consentano la rappresentanza degli utenti e il loro coinvolgimento nell’attività dell’ente prevedendo, per esempio, che siano gli stessi utenti a procedere alla scelta degli organi di controllo. A proposito di patrimonio, si rende imprescindibile la costituzione di una commissione consiliare che raccolga tutte le informazioni relative al patrimonio immobiliare detenuto dalla Provincia e dalle sue articolazioni per coglierne la vastità e verificarne l’utilizzo e le possibilità di valorizzazione o dismissione. Va perseguita con fermezza l’applicazione di un contratto unico ai dipendenti delle società controllate (che potrebbe anche essere il contratto dei dipendenti della Provincia), uniformando anche le modalità di assunzione secondo la forma della selezione pubblica. L’idea di accentrare in un’unica società di scopo i servizi trasversali è certamente valida e già operante da decenni in tutti i gruppi multinazionali. Purtroppo il Centro Servizi Condivisi, nato con questo obiettivo, è stato portato nelle secche da oppositori timorosi di veder sparire il proprio orticello. Questa iniziativa, oggi in clamoroso ritardo, va portata avanti con determinazione superando invidie, gelosie e, se necessario, liberando il campo dai sabotatori.

Anche per il personale e gli amministratori delle società partecipate sarà effettuata un’approfondita verifica dei conflitti di interesse, mentre un’apposita commissione consiliare dovrà valutare l’origine, le responsabilità, le conseguenze e le possibili vie d’uscita della costosa vicenda della sottoscrizione di contratti derivati da parte di Cassa del Trentino e Patrimonio del Trentino

Enti locali
La speciale autonomia di cui gode la Provincia non è un diritto ormai acquisito. È un’opportunità che va rinnovata e soprattutto praticata. Per questo è d’obbligo prevenire ogni rischio di centralismo provinciale ai danni, in particolare, dei comuni e delle amministrazioni degli usi civici. L’imposizione delle comunità di valle e degli obblighi delle gestioni associate hanno provocato forti conflittualità, indebolito il sentimento di appartenenza e la partecipazione attiva. In tal senso è urgente procedere con la cancellazione delle mai digerite comunità di valle e con il riconoscimento del ruolo centrale e paritario dei comuni. Certo, è auspicabile che i comuni più piccoli scelgano di aggregarsi, ma ciò può avvenire solo attraverso la presa di coscienza e la libera scelta dei censiti attraverso un progetto chiaro nei termini, nelle modalità realizzative e nelle conseguenze.

Contemporaneamente l’impegno deve essere rivolto al riconoscimento e al potenziamento del ruolo e delle funzioni delle Amministrazioni Separate di Uso Civico (ASUC), elemento caratterizzante il nostro quadro autonomistico, esempio e strumento di partecipazione e democrazia. Gli usi civici consistono nell’utilizzazione di un bene comune da parte di una collettività, ovvero di diritti che spettano a ciascun residente non come singolo ma come membro della comunità. In Trentino sono rappresentati da grandi estensioni indivise di malghe, boschi e pascoli ma anche vie, acque, giacimenti e spazi comuni. Le peculiarità del regime popolare nella gestione degli affari delle comunità, degli assetti fondiari collettivi indivisi e degli usi civici ha caratterizzato il nostro territorio a partire dalla sua storia più lontana. Ci impegneremo ad adeguare la legge provinciale 6/2005 alla legge nazionale 167/2017 che ha riconosciuto piena dignità a questa forma di proprietà, le cui radici affondano in tempi remoti, irriducibile alle forme derivate dal diritto romano, superando la legge 1766/1927 che, facendo proprie le pretese del periodo asburgico quando i patrimoni collettivi furono definiti “illecite combriccole di popolo”, ne voleva imporre la liquidazione.

In questo ambito si rendono necessarie anche azioni divulgative sulle forme di gestione della proprietà collettiva per difenderle dalla frenetica e continua aggressione al paesaggio e dalle forme di arricchimento privato a danno della qualità della vita e della salute della cittadinanza anche per promuovere e rigenerare pratiche democratiche virtuose. Il famigerato comma 4 dell’articolo 15 della legge provinciale 6/2005 in cui si stabilisce che il corrispettivo riferito a concessioni minerarie deve soggiacere a quanto previsto dalla normativa in materia per uniformare il contributo di concessione a livello provinciale, sarà definitivamente eliminato. Raccoglieremo e pubblicheremo online i decreti per la liquidazione degli usi civici per la Provincia di Trento e di Bolzano e i relativi aggiornamenti per accertare e elencare i beni appartenenti agli assetti fondiari collettivi. Infine, sosterremo sotto ogni profilo le comunità locali che volessero ricostituire la gestione separata degli assetti fondiari collettivi.

Democrazia diretta
È ormai evidente che anche in Trentino la democrazia basata esclusivamente sulla delega da parte dei cittadini ai propri rappresentanti, non riesce ad affrontare in maniera appropriata i problemi del territorio e a fornire adeguate risposte ai bisogni. Per il buon governo sono necessari dispositivi di controllo e strumenti che consentano di far sentire costantemente la voce dei cittadini. Questi ultimi devono essere formati sui propri diritti e doveri, nonché avere la possibilità di accedere alle istituzioni pubbliche anche attraverso il rispetto puntuale delle norme sulla trasparenza. La partecipazione dei cittadini alle scelte sulle grandi opere potrebbe portare a snellire le procedure e velocizzare le decisioni mentre i referendum senza quorum garantirebbero maggiore attenzione da parte del legislatore. La previsione di referendum propositivi e confermativi senza quorum e dell’iniziativa popolare con la possibilità di elaborare proposte alternative da sottoporre al voto sono essenziali per assumere decisioni nell’interesse esclusivo della collettività con indiscutibili effetti sulla bontà degli investimenti.

POLITICHE ECONOMICHE E SOCIALI
La politica economica di Piazza Dante si è concentrata, con il pretesto della preservazione dei posti di lavoro, sui “salvataggi” e su incentivi a pioggia rivelatisi spesso inefficaci. Di fatto i lavoratori e migliaia di piccoli imprenditori continuano a finanziare grandi imprese e iniziative che nel medio periodo si rivelano fallimentari. Il sistema fiscale rappresenta una delle leve più importanti della politica economica. Finora ci si è limitati ad operazioni da farmacia, con limature delle aliquote o agevolazioni talmente complesse da interpretare da risultare ininfluenti. Nella presente legislatura la Provincia non ha saputo fare niente di meglio che introdurre una nuova imposta, l’imposta di soggiorno, rendendo manifesta l’ipocrisia di chi propaganda immaginarie riduzioni della pressione fiscale. Il Trentino, grazie alla laboriosità dei suoi abitanti, beneficia di cospicue risorse finanziarie. È il momento di adottare decisioni in forte discontinuità con il recente passato: il bilancio provinciale può tranquillamente sopportare l’eliminazione della tassa di soggiorno, l’eliminazione generalizzata dell’IRAP (a partire dalle imprese dislocate nelle vallate, che non inquinano e che non licenziano, escludendo però banche e gioco d’azzardo) e la cancellazione dell’addizionale regionale. La rinuncia per le casse pubbliche sarebbe più che bilanciata da una vera semplificazione e da più risorse a disposizione per consumi e investimenti, senza dimenticare l’amplificazione della capacità attrattività del Trentino come territorio tax free. Le risorse necessarie saranno reperite dall’eliminazione di parte dei contributi attraverso l’equazione condivisa meno imposte meno contributi. Verranno salvaguardati gli interventi nell’ambito delle nuove attività da indirizzare e riservare esclusivamente alle attività innovative.

Le aziende pubbliche (dalla multiutility ai gestori di infrastrutture) dovranno orientare la propria politica tariffaria alle esigenze del sistema economico con attenzione specifica alle imprese e ai cittadini che mantengono vive le nostre montagne.

Grande attenzione dovrà essere riservata al credito e in particolare alla valorizzazione delle specificità, dell’indipendenza e della capillarità del sistema trentino imperniato sul credito cooperativo. A tal proposito la Cooperazione vedrà riconosciuta la sua funzione sociale ma la Provincia farà proprie, valorizzandole, le competenze che lo Statuto le attribuisce di cui si è forse con troppa leggerezza spogliata. Mediocredito dovrà invece tornare a svolgere il ruolo di sostegno agli investimenti di medio-lungo termine delle imprese trentine. Abbandonata l’ipotesi della dismissione, la governance dovrà tornare rapidamente nelle mani degli enti pubblici soci di maggioranza. A Mediocredito dovranno essere destinate le risorse oggi assegnate a strumenti esoterici dalla trasparenza scarsa e dall’efficacia tutta da dimostrare.

Creare una nuova economia del territorio è il nostro obiettivo strategico, un’economia in cui tutti gli attori si riconoscano e si adoperino in un’ottica sinergica e complementare. Un territorio che punta sulle sue peculiarità e sulle sue eccellenze per una nuova crescita che metta al centro sostenibilità e solidità.

Reddito di cittadinanza (secondo la proposta di legge già depositata) e Progettone garantiranno serenità e fiducia a chi dovesse trovarsi momentaneamente in difficoltà. In particolare, il secondo è da riformare nelle modalità di accesso. Si dovranno superare i contrasti che hanno caratterizzato la gestione più recente, tornando a un contratto che garantisca dignità ai lavoratori e efficienza nell’amministrazione delle risorse.

Anche nell’ambito della Agenzia del Lavoro la Provincia dovrà riassumere in proprio le competenze che lo Statuto le assegna. Basta con le esternalizzazioni dei servizi ai privati (in particolare di quelli più redditizi), basta con le risorse che finiscono nella voragine degli enti privati di formazione (più impegnati a garantire gli interessi del formatore che non quelli del lavoratore), forte investimento nel personale (sia in termini quantitativi che qualitativi) per raggiungere i migliori standard e eguagliare le performance nord-europee per capacità di soddisfacimento dei bisogni di lavoratori e imprese.

Turismo
È una delle vocazioni fondamentali del nostro territorio, motore di crescita, sviluppo e di benessere. Autenticità e professionalità saranno i principi attorno a cui costruire una nuova politica di sostegno al turismo.
Dopo decenni spesi a importare e copiare modelli di turismo di massa, dopo aver dilapidato risorse per richiamare il turismo a strascico che sfrutta il territorio ma restituisce gran poco, non solo in termini economici, è giunto il tempo di dedicarsi e di investire sui nostri fondamentali per intercettare tutti i molti “turismi” che oggi segmentano il mercato. Il Trentino dispone di territori incontaminati (si pensi al gruppo del Lagorai, alla Vallarsa, alla Valle del Chiese e alla conca del Tesino) che vanno assolutamente preservati nella loro integrità perché proprio in questa risiede la loro forza e la loro capacità attrattiva soprattutto prospettica. Va scongiurato qualsiasi rischio di ulteriore omologazione e va superata la miope strategia vocata alla sempre più breve stagione invernale e alla monocoltura dello sci da discesa, percorrendo strade nuove che portano alla massimizzazione delle nostre qualità distintive (a cominciare dagli ambienti integri e autentici, dalla storia, dalla cultura e dalle tradizioni) soprattutto in funzione della destagionalizzazione.

Il sostegno pubblico ai ritiri estivi delle società calcistiche professionistiche va sottoposto a una rigorosa analisi che evidenzi i costi e i benefici apportati alle comunità coinvolte, considerando anche l’incentivazione di iniziative volte alla promozione di turismo ad alto moltiplicatore anche in termini sociali: ritiri sportivi per giovani, disabili e squadre femminili nonché turismo pedagogico per accompagnare gli ospiti alla scoperta di cultura, usi, arte e storia che contraddistinguono le nostre valli. Per le strutture che ricevono aiuti pubblici va individuata la modalità di adottare politiche che ne favoriscano la fruizione dei residenti ed in particolare di famiglie con minori, disabili e soggetti con età superiore a 65 anni.

Sul fronte della professionalizzazione degli operatori, per comprendere quanta inutile propaganda si sia fatta finora, è opportuno prendere coscienza che il Trentino è l’unica regione italiana priva di un istituto alberghiero e della ristorazione pubblico con la filiera completa fino all’esame di Stato. Gli operatori del settore dovrebbero essere i primi a interrogarsi sulle falle del sistema educativo che, anziché puntare all’eccellenza rischia di derubricare la formazione in ambito alberghiero e della ristorazione a una sorta di ultima spiaggia. È quindi tempo rimediare.
Eliminazione della tassa di soggiorno, alleggerimento della burocrazia, supporto nelle azioni di formazione e aggiornamento degli operatori, coinvolgimento costante, assieme alla revisione profonda del ruolo delle Aziende di Promozione Turistica (APT) e al sostegno delle pro loco, saranno stimoli ulteriori agli investimenti nel settore.

Commercio e servizi
Il commercio sia locale che proiettato oltre i confini provinciali, riveste un ruolo fondamentale per garantire la tenuta della nostra comunità. Va inteso come pratica esercitata in zona montana quindi parte integrante della rete di relazioni, e produttore pro quota di quel valore aggiunto che ci rende unici. Come il turismo e l’artigianato, contribuisce a mantenere vivi e appetibili i territori. È indispensabile puntare sulla qualificazione del lavoro, passando anche per gli interventi necessari a ripristinare con ragionevolezza le chiusure festive che tante difficoltà hanno creato ai piccoli imprenditori, a tutto beneficio delle grandi catene. L’innovazione tecnologica che dovrebbe rappresentare il carattere distintivo di un territorio smart, capace di connettere in modo rapido e intelligente tutte le realtà porterebbe ulteriore valore. Va incentivata la consapevolezza della nostra identità territoriale anche con la creazione di una rete trasversale tra categorie economiche utile a irrobustire il sistema. Ciò può essere sostenuto dalla definizione e dal supporto di un brand territoriale da sfruttare come leva in tutti gli ambiti. La Pubblica Amministrazione può porsi al fianco dell’impresa e dei suoi lavoratori garantendo snellezza dei processi e risposte rapide. Una piccola comunità come la nostra non ha bisogno di grandi centri commerciali ma di scambi di beni e servizi anche come spinta all’apertura. Vanno attirati talenti e professionalità che favoriscano lo sviluppo di esperienze innovative, capaci di conciliare la visione globale con le ricadute locali, a cominciare dalle attenzioni per la qualità della vita.

Un capitolo a parte merita il tema dell’attività estrattiva ed in particolare quello del porfido, ricchezza su cui per decenni si è fondato il benessere di intere vallate. Purtroppo, l’intervento normativo posto in essere nella presente legislatura anziché migliorare la situazione, l’ha ulteriormente peggiorata mentre ininfluenti paiono essere state le iniziative assunte dagli enti che avrebbero dovuto sostenere e guidare il comparto. Tutta la filiera va ripensata ponendo al centro dell’azione politica iniziative robuste che indirizzino senza indecisioni verso la qualità e la condivisione delle strategie da parte degli operatori. Eliminazione dei conflitti di interesse, protezione dell’ambiente, difesa dei posti di lavoro e della qualità del lavoro, attribuzione agli usi civici del ruolo che gli spetta nella gestione del patrimonio collettivo saranno le linee guida dell’azione del MoVimento 5 Stelle.

Welfare
In una società in evoluzione, che da tre anni registra più decessi che nascite e che mostra bisogni nuovi e rischi sociali crescenti, le modalità attuali di risposta non sono più adeguate e le risorse disponibili sono frammentate e spesso male utilizzate. In questo quadro è prioritaria una politica sociale fondata sui diritti fondamentali delle persone e attenta alle necessità delle categorie più fragili, dai minori ai disabili, dagli anziani alle donne e ai disoccupati.
Per farvi fronte la soluzione non sono i tagli verticali messi a bilancio in questi anni e che verranno inaspriti nel prossimo triennio. Solo un investimento serio e razionale può permettere lo sviluppo delle azioni funzionali al sostegno di una società del benessere e della felicità, secondo il principio “nessuno deve restare solo, nessuno deve restare indietro”.

Si tratta allora di superare il vecchio schema dell’assistenzialismo e dei soldi pubblici distribuiti a pioggia.

Istruzione e riqualificazione professionale, nuovi modelli abitativi, salute e longevità attiva, conciliazione di vita lavorativa e vita privata, economia solidale e inclusione sono gli ambiti di intervento che meritano progetti partecipati da Pubblica amministrazione, associazioni di rappresentanza, imprese e cittadini.

Un caso esemplare è il recupero degli edifici abbandonati disseminati sul territorio, che possono essere rigenerati a nuove funzioni d’uso prevedendo l’insediamento di forme abitative innovative come il cohousing e altri modelli di abitare collaborativo, sostenibile ed intergenerazionale.

I vantaggi di questo stile di abitare e vivere si riverbera su tutti gli strati della popolazione migliorandone la qualità di vita e recuperando l’utilità sociale del lavoro:

• sugli anziani, per garantirne la longevità attiva orientata al benessere e al prolungamento dell’autosufficienza (anche rimodellando l’organizzazione delle RSA);
• sui giovani e gli adulti, per agevolare la realizzazione di nuovi stili di vita utili a conciliare tempi di vita e lavoro, a risvegliare la collaborazione nell’opportunità di sviluppare progetti culturali (condividendone tempi e costi) sia in ambito urbano (co-living) che in aree montane e rurali. È il tema del ripopolamento, che tutti auspicano ma per il quale nessuno ha ancora trovato soluzioni reali. Attraverso progetti di abitare collaborativo (cohousing e eco-villaggi) diventa possibile recuperare l’utilità sociale del lavoro, la relazione con il territorio per proteggere l’ambiente circostante, l’agricoltura sostenibile, uno sviluppo (anche in auto costruzione con materiali naturali) che intreccia la sostenibilità energetica con quella ambientale. Questi modi di vivere stimolano l’auto-muto-aiuto, generano famiglia solide e pronte a prevenire la vulnerabilità economica arginando così i fenomeni di isolamento, di disgregazione sociale e di degenerazione (violenza, bullismo, ludopatia, ecc.).

Nella sostanza non si tratterebbe di nulla di nuovo per il Trentino: sarebbe sufficiente recuperare la memoria e lo stile di vita dei nostri paesi contadini dove la condivisione, la cooperazione e le gestioni collettive costituivano l’ossatura della comunità anche senza bisogno dell’intervento pubblico.

La lotta agli sprechi e all’uso sbagliato delle nostre tasse promossa dal MoVimento 5 stelle servirà a dare risorse per migliorare la vita di tutti noi, a migliorare l’ambiente e a rendere il nostro futuro e quello dei nostri figli molto più sereno.
Massima attenzione sarà dedicata al rispetto dei requisiti di accesso ai benefici dello Stato sociale. In particolare, per porre fine alle attuali discriminazioni, come previsto dalle norme nazionali, i cittadini stranieri per accedere al welfare provinciale
dovranno documentare la propria condizione reddituale e patrimoniale anche tramite la vidimazione da parte dei consolati di quanto posseduto nei paesi di provenienza. Per scongiurare i fenomeni di “turismo sociale”, gli anni di residenza in Trentino necessari per l’accesso ai benefici saranno innalzati a 5 dagli attuali 3.

In una società demograficamente in declino ingenti risorse saranno destinate alla prima infanzia, introducendo un cambiamento radicale nella valutazione delle priorità. Abbiamo assistito da parte del Centrosinistra autonomista alla replica di modelli propri di regioni amministrate dalla Destra, con il depotenziamento dei servizi pubblici per l’infanzia a favore di quelli privati, con l’erogazione di servizi considerati alla stregua di un costo e valutazioni basate esclusivamente su parametri economici. E i risultati si vedono.

Bambini e famiglie sono un investimento nel futuro e i servizi a loro destinati dovranno essere pubblici, gratuiti e accessibili a tutti, conservando a pieno la funzione educativa, scongiurando ogni rischio di peggioramento a cominciare da quello rappresentato dall’aumento del rapporto tra bambini e insegnanti. Per contro sarà garantito adeguato sostegno economico alle mamme che sceglieranno di dedicarsi ai propri bambini, interrompendo per il periodo necessario l’attività lavorativa.

Le risorse destinate al benessere della fascia anziana della popolazione saranno riviste e adeguate ai nuovi bisogni, ad iniziare dall’azzeramento delle rette per le RSA che si attuerà immediatamente per gli ospiti affetti da patologie fortemente invalidanti e gravose per le famiglie come le demenze.

Disabilità
La disabilità deve essere considerata pienamente all’interno del contesto sociale intervenendo con misure e strumenti atti a garantire la massima inclusione delle persone con disabilità. È essenziale ridurre, snellire e semplificare i procedimenti burocratici e consentire un accesso a servizi ed agevolazioni più rapido, facile e sereno, tenendo in considerazione anche una maggior trasparenza.

Organizzeremo mezzi di supporto psicologico alla famiglia fin dal momento del riconoscimento della disabilità nonché strumenti di coordinamento delle informazioni. In particolare, il registro dei titolari della Legge 104/92, una Carta dei Servizi dove siano elencati i diritti delle persone con disabilità ed i riferimenti per poter accedere ai vari benefici. Attenzione e cura saranno dedicate ai bisogni sanitari delle persone con disabilità garantendo la diffusione della conoscenza dei servizi di riferimento sul territorio, la creazione di un servizio dedicato che indirizzi le famiglie verso centri specializzati – anche fuori Regione – per approfondire la diagnosi e ottimizzare le cure, assicurando, anche dopo il compimento dei 18 anni, la continuità di assistenza presso l’Unità di neuropsichiatria infantile, prevedendo maggiore supporto ed interventi domiciliari alle persone con disabilità grave bisognosa di assistenza h24 nonché la creazione di una corsia preferenziale per accedere al Pronto soccorso. Sarà semplificata la rendicontazione sull’acquisto di prodotti alimentari. Riconosceremo la figura del caregiver ovvero di chi sceglie di dedicarsi alla cura del proprio familiare disabile. Servono maggiore trasparenza e semplificazione per l’accesso ed uso degli ausili in termini di procedure di assegnazione e di aggiornamento periodico – con controllo dei costi – del nomenclatore tariffario.

In ambito scolastico saranno potenziati gli strumenti che garantiscono il diritto alla frequenza e si procederà all’assunzione degli insegnanti di sostegno e degli educatori richiesti dal sistema, superando la piaga del precariato e la pratica delle diffuse esternalizzazioni.

Cultura e creatività
Siamo consapevoli che la valorizzazione dei beni culturali e la promozione della creatività, oltre a costituire un valore di natura economica, siano un fondamentale fattore di sviluppo del benessere.

La precoce acquisizione di competenze in materia culturale ha fatto sì che il Trentino promuovesse nel tempo esperienze di eccellenza, sia per quanto concerne le strutture preposte alla conservazione e tutela dei beni culturali, sia per quanto riguarda la rete museale, il sistema bibliotecario, i teatri, gli istituti culturali, le scuole musicali. A questi si è da sempre affiancato un ricco substrato di associazioni, cori, bande, filodrammatiche, la cui lodevole attività è spesso sostenuta dal contributo volontaristico e gratuito di numerosi trentini.

Riteniamo che un patrimonio così importante possa progredire e mantenersi vivace nel tempo solo attraverso un costante e intelligente impiego di risorse umane e finanziarie. È fondamentale che le amministrazioni si adoperino per razionalizzare la spesa, evitare gli sprechi e prevenire gli episodi di mala gestione, come ad esempio quelli verificatisi in passato presso il Centro culturale S. Chiara. Il sostegno dell’esecutivo provinciale, liberato da logiche di facile costruzione del consenso attraverso la contribuzione indiscriminata, dovrà concentrarsi sulle iniziative innovative che sappiano promuovere la messa in rete fra diverse realtà di un territorio, così come il dialogo fra ambiti espressivi diversi, tenendo d’occhio le sollecitazioni e le esigenze dei soggetti produttori, dei fruitori, degli operatori del settore.

A tale scopo riteniamo importante evitare di perseverare ulteriormente nella tentazione di orientare le politiche culturali in senso ideologico, verso la costruzione/imposizione di un’identità esclusiva, nell’illusione che essa possa costituire un efficace fattore di tutela e conservazione dell’autonomia provinciale. Siamo convinti, al contrario, che le nostre prerogative di autogoverno saranno salvaguardate solo ed unicamente nella misura in cui sapranno esplicitarsi in un modello moderno ed efficiente di amministrazione della cosa pubblica. Crediamo, quindi, nella promozione di cultura e creatività come valorizzazione di una pluralità di esperienze diverse e di una molteplicità di punti di vista, nella consapevolezza che la tradizione vada compresa nella sua complessità e rivitalizzata con un occhio rivolto verso il futuro e l’alterità.

Il comparto cultura è stato da poco parzialmente riformato attraverso la legge provinciale 13 dell’ottobre 2017. Nonostante l’iter di approvazione del provvedimento sia stato caratterizzato da numerose polemiche soprattutto in merito alla riforma della governance del sistema museale, siamo convinti che esso contenga spunti interessanti, che andranno raccolti ed implementati: pensiamo ad esempio al sostegno ai progetti finalizzati alla realizzazione dei sistemi culturali locali, alla promozione dei distretti culturali, al sostegno e finanziamento alle industrie culturali e creative innovative, alla razionalizzazione e gestione associata dei servizi bibliotecari comunali.

La nostra attenzione si concentrerà sulla valorizzazione del know-how, sulla tutela delle professionalità nel campo della cultura, sia in occasione delle procedure di selezione/ripartizione del personale pubblico, sia in quelle di esternalizzazione dei servizi (comunque da rivalutare) promosse dalle amministrazioni. Investiremo nei processi di catalogazione, digitalizzazione e condivisione in rete del patrimonio storico, bibliografico, artistico e documentario e promuoveremo la nascita di un vero museo digitale del Trentino.

Anche il sistema delle scuole musicali trentine, a trent’anni dalla nascita, merita un intervento di profonda rivisitazione. Gli impegni assunti in questa legislatura quanto a convergenza delle scuole musicali verso l’unitarietà è rimasto sostanzialmente lettera morta. Da qui si deve ripartire per evitare la dispersione di energie e risorse. Le scuole che vorranno far parte del sistema trentino dovranno adeguarsi senza tentennamenti agli obiettivi già chiaramente indicati: gestione unitaria e omogenea non solo dell’amministrazione e della didattica ma anche del personale e trasparenza assoluta in ogni ambito. Obiettivi che si potranno realizzare solo attraverso il potenziamento strategico della regia dell’ente pubblico e delle sue imprescindibili funzioni di indirizzo e controllo. La mèta per il medio termine è l’entrata a pieno titolo delle scuole musicali nel sistema educativo provinciale con il progressivo avvicinamento al modello altoatesino.

IMPEGNI DEI PORTAVOCE DEL MOVIMENTO 5 STELLE
I portavoce del MoVimento 5 Stelle si impegnano al rispetto del Codice di comportamento degli eletti che prevede, tra l’altro, la restituzione dell’indennità eccedente i 5 mila euro lordi alle destinazioni individuate dallo stesso Codice, la rinuncia alle indennità aggiuntive, la rendicontazione delle spese di esercizio del mandato e la pubblicazione delle informazioni sulla piattaforma Rousseau.

Related Articles