PARLIAMO DI COMUNITA’ENERGETICHE RINNOVABILI (CER)

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ENERGIA BENE COMUNE

Insieme all’Europa per realizzare la democrazia energetica

Saluto e introduzione

Andrea Demadonna, consulente esperto in materia di bandi europei inerenti le energie rinnovabili e le Comunità Energetiche: la serata è dedicata alle CER e organizzata nell’ambito di un progetto europeo REC4LocalEU (questa è la prima tappa di un percorso che si sviluppa nell’arco di un anno), che ha l’obiettivo di acquisire competenze tecniche, sociali, ambientali ed economiche per la promozione e diffusione delle CER a livello locale, con il coinvolgimento di cittadini, associazioni, imprese, autorità locali, esperti locali, provinciali e nazionali attivi nelle CER. Al termine del progetto il Consorzio dovrebbe essere in grado di impostare al meglio una CER a livello locale e mettere in pratica questo approccio democratico per la produzione e gestione dell’energia. Detto progetto è finanziato dal programma europeo Erasmus+ (focalizzato su educazione e formazione), durata 1 anno (novembre 2023 – ottobre 2024), budget 60.000 €, con la collaborazione dei seguenti partners: 

– Cooperativa Società Ledro Energia in sigla So.L.E.: nasce nel 2007 con lo scopo di creare un modello di sviluppo socio-economico eticamente virtuoso, promuovendo la realizzazione e gestione di impianti da fonti rinnovabili, per attivare sensibilità verso il mondo dell’imprenditorialità e cooperazione, per offrire consulenze e informazioni ai cittadini in materia di energie rinnovabili.

– EUROPALEDRO, realtà che si occupa di sviluppare a attuare progetti con un impatto socio-economico a Ledro,

– INTEGRITY.EART Cooperativa del Liechtenstein dedita alla creazione di comunità resilienti e sostenibili.

Comunità Energetiche Rinnovabili: conosciamole insieme

Andrea Demadonna presenta il moderatore della serata Lorenzo Leoni, dottore forestale che si occupa delle dinamiche sociali nel settore energetico, nonché consigliere CDA della Cooperativa So.L.E.

Lorenzo Leoni passa subito la parola al Vicepresidente della Cooperativa So.L.E. Nicola Rosa: descrive sinteticamente l’attività della Cooperativa e conclude dicendo che le CER saranno lo strumento perfetto per propiziare la transizione energetica, pur se sin qui si sono visti soprattutto problemi, in particolare burocratici di carattere normativo.

E’ chiamato ad intervenire Claudio Oliari, vicesindaco Comune di Ledro: dichiara che l’Amministrazione è vicina e sensibile verso chi si occupa di questi temi, in particolare verso la Cooperativa So.L.E. Si tratta infatti di argomenti di primaria importanza (vedi cambiamenti climatici e crisi energetica) che i cittadini dovrebbero conoscere approfonditamente.

Segue l’intervento di Luca Barbero, coordinatore GOCER (Gruppo Operativo CER): ha contribuito, in collaborazione con il Politecnico di Torino, alla nascita della CER di Magliano Alpi, prima CER italiana, ancora nel 2018 appena recepita una direttiva europea non ancora attuata e che andava interpretata. 

Definisce così le CER: associazioni di enti privati e pubblici che mirano alla creazione di sistemi virtuosi di produzione, autoconsumo e condivisione di energia proveniente da fonti rinnovabili. 

Obiettivo principale della CER è fornire benefici ambientali, economici e sociali nelle aree in cui opera, piuttosto che profitti finanziari.

Come funziona una CER: I partecipanti dovranno costituire giuridicamente una nuova entità, senza scopo di lucro, che regolerà i rapporti tra loro. L’energia ceduta alla rete dai Producer (chi investe in impianti di generazione di energia elettrica esclusivamente per la vendita al mercato) e Prosumer (chi realizza un impianto per coprire parte dei propri consumi e vende l’eventuale avanzo di produzione al mercato elettrico) deve essere utilizzata istantaneamente dai Consumer (chi dispone di un’utenza elettrica ed acquista energia dal mercato) per ottenere il dedicato incentivo statale erogato dal GSE (è cioè necessaria la concomitanza di produzione e consumo per ottenere l’incentivo dal GSE). Essendo il meccanismo virtuale, ogni membro della CER è libero di scegliere il proprio fornitore di energia elettrica. Oltre alla condivisione di energia elettrica le CER potranno svolgere una serie di attività come la ricarica delle auto elettriche, i servizi ancillari per la rete nazionale, sostenere il proprio territorio con interventi mirati e strutturati, ecc.

E’ chiamato sul palco Marco Dalla Torre, Project Manager Progetto Speciale CER, che in rappresentanza della Federazione Trentina della Cooperazione conferma che fin da subito la Federazione ha considerato il ruolo che le CER possono avere sul territorio e si è resa disponibile a supportare chi si vuole costituire nella forma sociale della cooperativa, seguendone gli aspetti giuridici, nonché operativi.

L’iter legislativo europeo delle norme su autoconsumo e CER

Viene introdotto (virtualmente, perché per impegni improvvisi non è presene fisicamente) Dario Tamburrano, di professione dentista, già deputato europeo (del M5S, ma questo non si può dire in una pubblica assemblea, perché in questo contesto non si può fare politica !!!!!) e Legislative policy advisor presso il parlamento europeo: le CER sono nate in Germania, ma quando – circa 15 anni fa – voleva installare un impianto fotovoltaico sul tetto del condominio del palazzo romano in cui abitava Dario si è imbattuto nell’impossibilità di effettuare l’opera. Il condominio poteva installare l’impianto fotovoltaico, ma solo al servizio del contatore condominiale (per il consumo dell’ascensore, luci scale, caldaia, ecc) e non a favore dei contatori dei vari condòmini.  Qualche anno dopo (2014 – 2019) sedeva al Parlamento Europeo e fu iniziatore del percorso legislativo che ha portato all’istituzione di questa modalità di produzione e consumo di energia incentrata su comunità, sostenibilità e resilienza. Ha proposto un emendamento che conteneva la definizione di prosumer (termine con cui si identifica un destinatario di beni e di servizi che non si limiti al ruolo passivo di consumatore, ma partecipi attivamente alle diverse fasi del processo produttivo) prima riferito solo al singolo e poi anche per la produzione collettiva. Con un po’ di enfasi, possiamo dire che è l’uomo grazie al quale sono oggi possibili le CER nel nostro paese. In una recente intervista dichiara la sua delusione per il ritardo con cui la normativa europea viene recepita nell’ordinamento italiano con criticità che rendono complicata l’attuazione delle CER e ne riducono la portata rivoluzionaria e innovativa.

Beni Collettivi e Comunità Energetiche

Geremia Gios, Prof. Ordinario di Economia Agraria – Università di Trento – Inizia l’intervento con una breve considerazione dicendo che c’è un aspetto che unisce le proprietà collettive (usi civici e nuove CER), è il fatto che si utilizzano risorse naturali sul posto secondo logiche e meccanismi che non sono quelli propri del mercato. Si potrebbe approfondirne i motivi, ma forse per questa pubblica assemblea risulta più interessante l’esposizione di alcuni dati sull’esperienza della CER della Vallarsa.

La Vallarsa (la valle di Gios) ha circa 1.400 abitanti, distribuiti su 42 frazioni tra loro alla massima distanza di 30 km. E’ stata costituita una CER partendo da alcuni dati di fatto: il consumo medio annuo per famiglia è di circa 2.400 KWh. Durante il periodo in cui l’impianto produce, il consumo delle famiglie stesse è di circa 700 KWh.

MODELLO CER: è quello di produzione accentrata in cui c’è un unico impianto e tutta una serie di consumatori. L’impianto è stato installato sul tetto della Conceria della Vallarsa Srl, benefit di proprietà della Fondazione Vallarsa, che  ha messo a disposizione l’impianto fotovoltaico installato (sul tetto aziendale di 4.000 mq di superficie) in partnership con il provider locale Dolomiti Energia; il costo è stato di circa 800 € + iva a KWh potenziale (i costi per impianti industriali grandi potrebbero scendere a 500/600 € al KWh potenziale, mentre per impianti casalinghi i costi salirebbero a 1000/1200 € al KWh potenziale). C’è chiaramente un problema di costi da tener presente). Alla CER possono partecipare utenti sotto la stessa cabina primaria, che nel caso in argomento copre anche il comune di Trambileno (1400 abitanti in 17 frazioni), Terragnolo (600 abitanti in 32 frazioni), parte di Folgaria (4000 abitanti) e gran parte di Rovereto (circa 30.000 abitanti). C’erano troppe richieste di adesione alla CER. Il relativo costo all’inizio era di 30 €, poi via via è diventato di 500 €. Si è calcolato che gli aderenti alla CER non possano essere più di 250 per essere compatibili con la produzione dell’impianto. 

Come detto, l’investimento è stato sostenuto dalla Conceria srl, benefit di proprietà della Fondazione Vallarsa; il tempo di ritorno dell’investimento previsto è di circa 12 anni, l’impianto dovrebbe durare circa 25 anni con un tasso di rendimento interno del 6% (tasso che è più basso di quello che normalmente chiedono gli investitori nel campo energetico). Nel nostro caso ci sono poi due aspetti: una parte dell’energia viene fornita con lo scambio sul posto alla Conceria senza passare attraverso la rete; la parte che passa attraverso la rete, calcolata approssimativamente, ai 250 aderenti (oltre alle famiglie c’è anche qualche piccola impresa) è circa 300.000 KWh all’anno. Alla CER su questi 300.000 KWh il GSE riconosce un rimborso di 0,12 € per ogni KWh consumato mentre l’impianto produce che sostanzialmente significa un volume d’affari annuo di circa 30.000/36.000 €. Ogni famiglia in media contribuisce con 80 € all’anno, trattenuti dai rimborsi. 

Si tratta evidentemente di cifre ridotte. Quello che è importante è l’interesse collettivo perché queste cifre possono servire a far da volano a tutta una serie di iniziative che potrebbero nascere partendo da questa situazione. 

L’impianto entrerà in funzione tra uno/due mesi; ci vorrà ancora tempo per presentare tutti gli incartamenti della CER al GSE e questa sarà una fase abbastanza complicata. Per ragione di costi si è scelto di fare un’associazione in quanto i costi di gestione non dovrebbero superare il 10% del fatturato potenziale. I costi di gestione dovrebbero essere inferiori a 1500 € l’anno (naturalmente grazie al lavoro volontario). Non si sono sin qui riscontrate difficoltà particolari con la popolazione; per contro non sono mancate quelle di carattere burocratico.

L’importante innanzitutto è avere uno spazio (compatibile con le norme urbanistiche) dove mettere i pannelli (in provincia di Trento le normative sono più restrittive che altrove). Poi sono necessarie persone di buona volontà, disponibili a regalare parte del loro tempo per mettere in moto il meccanismo e ultimo aspetto, molto importante, reperire i fondi necessari per costruire l’impianto (alcuni costruttori tendono a chiedere percentuali importanti sui rimborsi del GSE per pagarsi l’investimento). Probabilmente nei prossimi anni, dalle stime sull’andamento futuro dei prezzi, il costo dell’energia tenderà a ridursi; bisogna comunque tenere in equilibrio costi e ricavi. Infine si sottolinea che per avere una Comunità bisogna che questa Comunità faccia qualcosa assieme, una volta era la gestione comune di boschi e pascoli, oggi può essere benissimo la gestione comune dell’energia; se non c’è questa partecipazione collettiva ci sono somme di individui, ma non Comunità. Da questo punto di vista il prof. Geremia Gios crede che il valore maggiore derivi dal tipo di esperienza, piuttosto che dalla consistenza economica che al momento attuale il mercato assegna alla CER.

Dibattito con gli esperti

Riflessione personale del moderatore Lorenzo Leoni

I 3 pilastri su cui si fondano le normative europee e nazionali sono quella ambientale, economica e sociale. Aspetto economico: il privato che ha un impianto fotovoltaico e lo rende disponibile alla CER, ne avrà un vantaggio economico.

Aspetto ambientale: questo dipende dalle varie sensibilità personali che andranno accresciute e incentivate, come peraltro si sta facendo questa sera.

Aspetto sociale: è partecipare a questo progetto con idee, ma non solo, per aumentare il benessere non solo economico della comunità.

Geremia Gios:

l’idea delle CER nasce in Germania dove hanno molte più potenzialità che in Italia; lì vengono usate dai Comuni per incentivare il trasferimento di artigiani e industrie fornendo energia a prezzo più conveniente. Da noi sono state abbastanza depotenziate nel recepimento della normativa europea da parte dell’Italia, ma a qualcosa possono servire. Aggiunge a quanto detto nella sua relazione che se l’impianto fotovoltaico viene costruito usufruendo di contributi pubblici a fondo perduto (fruibili fino al 40%), allora il contributo del GSE non sarà più di 0,12 €, ma della metà, cioè di 0,06 € al KWh. Questo è un altro aspetto da tener presente quando si fanno i calcoli per progettare nuove iniziative. Ultima osservazione: La CER con impianto unico è quella di più facile gestione, per contro stimola meno la socialità.

Luca Barbero:

comprendere tutto ciò che riguarda le CER è difficile e può spaventare. Vista la tecnicità dell’argomento e di quanto sono complicate le norme che regolano le CER, si esorta il pubblico a non voler capire tutto, ma a considerare che quanto si rischia è davvero poco (la quota chiesta per l’adesione).

GOCER, di cui è coordinatore, è un contenitore di capacità professionali necessarie all’attuazione dei progetti di privati cittadini, aziende ed enti; inoltre è partner del Forum Italiano delle Comunità Energetiche. Per costituire una CER serve un’organizzazione forte con competenze specifiche (progettisti, installatori, commercialisti, legali, ecc.) capace anche di diffondere tra i cittadini la consapevolezza dei vantaggi delle CER proponendo aziende e professionisti locali capaci di realizzarle. Supporta l’organizzazione e segue il progetto nella sua interezza, dallo studio di fattibilità alla realizzazione degli impianti fino al coinvolgimento della popolazione. Nella fase successiva assiste a vari livelli i gestori delle CER, che si presentano come una buona opportunità sia per gli addetti ai lavori che per l’economia locale. Sono parecchie le CER in corso di realizzazione localizzate soprattutto in provincia di Cuneo, ma non solo. 

Marco Dalla Torre:

il tema è il bene comune e la Comunità che si prende cura di questo bene. In Trentino, specialmente in passato, c’erano tante realtà che gestivano quelli che allora erano i beni comuni (usi civici, regole e altre per gestire boschi e pascoli) e le norme erano semplici e a tutti comprensibili. Ora le CER che si occupano della gestione di questo nuovo bene comune che è l’energia già avevano regole non semplici, ma anche gli ultimi aggiornamenti le hanno ulteriormente complicate. Al cittadino interessato all’adesione a una CER non resta che affidarsi a persone competenti di cui ha fiducia, considerando che il rischio economico è davvero poco (la quota chiesta per l’adesione).

Esperienze di CER sul territorio

Lombardi Elisa Vicepresidente della CER di Riccomassimo – Storo (TN): è la prima CER del Trentino, è inaugurata a luglio 2021 nella frazione di Riccomassimo, un borgo di montagna di 54 abitanti. L’avventura nasce nel 2020 da un’idea del Consorzio Elettrico di Storo (CEDIS) che si è proposto come produttore terzo ed ha realizzato, sul tetto della ex scuola messa a disposizione dal Comune, l’impianto in collaborazione con la neocostituita APS (Associazione di Promozione Sociale) La Buona Fonte composta di 25 soci, i quali hanno contattato tutti i titolari di utenze elettriche della frazione illustrando l’opportunità di associarsi, impegnandosi ad utilizzare l’energia elettrica nelle ore in cui è possibile condividere la produzione dell’impianto che ha una potenza di 18 KW con un accumulo di 13,5 KWh. Per gli utenti facenti parte della CER non cambia nulla rispetto a prima e continuano a ricevere le bollette dall’abituale fornitore. L’incentivo GSE viene riconosciuto direttamente alla CER. All’inaugurazione del 16/7/21 erano presenti le immancabili Autorità locali oltre a Riccardo Fraccaro e Gianni Riotto (ma figuriamoci se vengono collegati al M5S!). Obiettivo della CER è portare alla comunità non un beneficio economico per i singoli soci, ma quello di apportare un valore comunitario di sviluppo territoriale e sociale. Infatti la CER, costituita in Associazione, redistribuisce sul territorio i rimborsi del GSE promuovendo iniziative di vario tipo (sistemazione sentieri, cura dell’arredo urbano, laboratorio/progetto per le pari opportunità, contributo per ristrutturazione chiesetta, ecc.). L’iniziativa di Riccomassimo ha ricevuto anche molte attenzioni e riconoscimenti che hanno dato visibilità e rivitalizzato la piccola comunità di montagna.

Commento del moderatore: un bell’esempio in cui si è parlato di energia umana; il PIL di Riccomassimo è sempre quello, però la felicità è aumentata e anche questo è un nobile scopo delle CER.

Luca Barbero – CER di Magliano Alpi: in sintesi si tratta di un’esperienza fotocopia di quella di Riccomassimo, quindi parla d’altro. Tutti i progetti partiti nel 2020 e 2021 sono avventure romantiche promosse dalla comunità, dal territorio, da queste organizzazioni, tant’è che sono state costituite in questi piccoli comuni, dove ci si conosce e il sindaco è vicino alla gente. In questi casi non è un problema trovare gli associati, ma non è questo il giusto modello per le CER.

Come andrebbero fatte oggi le CER? 

Esempio del progetto CER OLEGGIO (NO), Comune di 14.000 abitanti. Si fa uno studio di fattibilità con dati concreti. Oleggio è divisa in due; le due zone hanno un potenziale aggregato di 2,5 MW da una parte e 2,1 MW dall’altra. La prima area rende 198.000 € e la seconda 172.000 € .

Esempio del progetto CER GREEN COMMUNITY MONVISO (CN) ci sono28 comuni, un’area di 54.000 abitanti   su 8 cabine primarie (per i due progetti di Riccomassimo e Magliano Alpi si parlava di cabine secondarie. In Italia ci sono 440.000 cabine secondarie e 2.200 cabine primarie). In questo caso ci sono 10 produttori e 252 consumatori; il fatturato è di 125.000 €. 

In questi casi si parla di Community, ma in sostanza di Community c’è ben poco, ci si guarda con prudenza. Per far partire un progetto di questo tipo subentrano difficoltà. Si comincia con entusiasmo, ma può subentrare lo smarrimento perché la materia è complicata; poi però solitamente il ragionamento che si fa è “quanto ci metto io? Quanto rischio per avviare questo meccanismo?” Nei casi di Oleggio e Monviso, 250 €; oggi c’è bisogno di persone che non chiedono un business plan (che sarebbe impossibile da redigere perché le cose dovrebbero essere più chiare per gli operatori, per il legislatore, per il sistema), ma fanno questo tipo di ragionamento. Oggi c’è bisogno di gente che fa un salto nel buio. La sfida è quella di scommettere su una rivoluzione del sistema elettrico nazionale, che costa a ciascuno 250 €, ma che comunque porterà dei vantaggi. Oggi si sta lavorando per passare dai recinti delle zone secondarie alla zona del mercato. Ci sono sette zone di mercato in tutta Italia. Gli incentivi reali di qui a tre/cinque mesi saranno di 10.000.000 di €, Ecco il potenziale che può avere una CER ragionando su queste scale; siamo partiti da Magliano Alpi con rimborso di 3.600 €, da Riccomassimo che ci assomiglia, alla CER di Vallarsa 36.000 €. Qui si parla di 10.000.000; tutta Italia, comprese le 7 zone, arriva a 40.000.000 e questo per i prossimi tre/quattro mesi; ogni giorno si aggiungono dei pezzi mettendo i 250 € a testa, perché la gente quegli impianti li installa comunque; bisogna solo chiedere loro “Aderisci alla CER?” Gli incentivi resteranno sempre sul territorio, a Magliano Alpi il sindaco non ha più fatto pagare l’affitto della palestra, l’associazione sportiva ha dato le divise nuove ai ragazzini. Quindi si inventa la modalità di utilizzo delle somme, ma un conto è farlo con 3.000 €, un conto è farlo con una parte più importante. 

Con questo, afferma il relatore, gli interessati avranno qualche motivo in più per partecipare alla CER perché le CER vanno fatte.

Domande e risposte dal pubblico

  • Un residente chiede: “Allora quando si materializzerà la CER di Ledro?” 

il Vicesindaco risponde che i problemi, principalmente di carattere burocratico, sembrano risolti e quindi la nuova CER potrebbe venire alla luce tra 3 mesi. Anche il moderatore Lorenzo Leoni conferma che l’organizzazione è già a buon punto, che l’impianto di Mezzolago è già finanziato e a breve sarà realizzato. A seguire saranno realizzati anche gli altri impianti. Interviene anche Marco Dalla Torre: la Federazione se ne sta occupando da ottobre 2022, ma è stato opportuno attendere fino ad ora; prima c’erano troppi dubbi su cosa avrebbe stabilito la nuova normativa. Ora è giunto il momento di mettere a terra quanto già preparato.

  • Roberto Valcanover, Presidente della CER di Tenna, costituita il 7/6/2022 e ancora in attesa di essere iscritta al GSE, proprio a causa di questa incertezza circa la normativa. Seguono due considerazioni: si sta cambiando il concetto di produzione, distribuzione ed utilizzo dell’energia elettrica. Nel 1962 è nata l’ENEL, che ha portato l’energia elettrica in tutta Italia, isole comprese. Ora questa fase si è chiusa e stiamo tornando al tempo (inizio ‘900) in cui c’erano i Consorzi, dove gente del posto produce per sé l’energia e si consuma l’energia prodotta. Un tempo la fonte era l’idroelettrico, ora c’è il fotovoltaico, molto più facile ed economico. E’ energia gratuita, il carburante è gratis e la manutenzione non onerosa, per questo il fotovoltaico avrà ulteriore sviluppo, anche con le CER. Il fotovoltaico (non produce in mancanza di luce) potrebbe essere opportunamente abbinato all’idroelettrico. Inoltre da luglio prossimo ci sarà la completa liberalizzazione del mercato dell’energia, cioè il mercato di maggior tutela, su cui si basava anche il mercato libero, verrà a cessare. In questa situazione l’anello debole della catena è il piccolo consumatore, che potrà tutelarsi aggregandosi. Ecco che le CER possono svolgere importanti funzioni di aggregazione per gruppi d’acquisto anche per calmierare il prezzo dell’energia sul mercato libero. Quindi far parte di una CER sarà opportuno anche per non ritrovarsi solo, inerme e isolato, in un mercato non più tutelato.
  • Marchetti Giorgio Presidente del BIM del Sarca e Sindaco del Comune di Borgo Lares: questa bella serata ha fatto capire che le CER sono una grande opportunità di democrazia e per valorizzare le nostre piccole Comunità dove il criterio del lavorare insieme è importante e sentito. Il BIM del Sarca ha investito molto sul fotovoltaico con contributi alle famiglie per autogenerarsi energia elettrica. Le CER sono un ulteriore passo nella direzione dell’autoproduzione di energia, ma sono anche crescita sociale. Inoltre daranno una mano al sistema elettrico nazionale riducendo le perdite di vettoriamento e di trasformazione dell’energia. Il BIM (che è un Consorzio di Comuni) del Sarca darà con favore una mano alle CER che abbiano al loro interno un Comune già socio del BIM (la normativa sui Comuni che possono essere soci di società partecipate, ma non con i conti in rosso e la CER inizialmente potrebbe trovarsi in questa situazione …..). Il BIM è molto impegnato nell’assegnazione di contributi a favore di privati e aziende che investono in energie rinnovabili. Le CER sono importanti e meritano tutte le attenzioni necessarie anche dalle Amministrazioni locali perché, oltre a limitare le perdite di energia per il trasporto della stessa, sono un grande esercizio di democrazia.
  • Signor XY: la CER deve avere produttori e consumatori nell’orario in cui c’è produzione. Perché ci sia consumo a mezzogiorno quando c’è la massima produzione e il privato non consuma, serve che tra i consumer ci sia anche qualche azienda. Ma è possibile che un’azienda (srl, spa, snc) sia socia di una cooperativa? Risponde Marco Dalla Torre: lo studio che deve essere fatto inizialmente deve valutare di tenere in equilibrio produzione e consumo valutando picchi e quantità; alla CER possono aderire tutti tranne le grandi imprese. Chiude la risposta Luca Barbero dicendo che anche le batterie inserite nell’impianto possono aiutare tenere in equilibrio produzione e consumo.

A cura di Angelo Rigotti