7 in condotta a Lorenzo Borga: quando la scuola insegna a spegnere la coscienza

7 in condotta a Lorenzo Borga: quando la scuola insegna a spegnere la coscienza

Molti ricorderanno la vicenda dello studente del liceo Prati di Trento, Lorenzo Borga che pur non essendo un simpatizzante del M5S ne denunciò l’esclusione dal dibattito sul tema dei matrimoni gay che si sarebbe tenuto presso la sua scuola perché la preside avrebbe ritenuto il moVimento “Aria Fritta”. È notizia di oggi che l’onestà intellettuale di Borga è stata ripagata: 7 in condotta per “non aver mantenuto un rapporto corretto con l’istituzione scolastica”, come riporta lo stesso Borga sul suo blog.
Sul tema prende la parola il consigliere provinciale del M5S, Filippo Degasperi:”Se fosse confermato che il 7 in condotta a Lorenzo Borga è conseguenza della sua denuncia riguardo all’esclusione del M5S dal dibattito pubblico tenuto al Prati saremmo di fronte ad una cosa gravissima. Si tratterebbe di un vero e proprio atto di bullismo verso uno studente da parte delle istituzioni scolastiche, una sorta di vendetta postuma verso il “delatore”, reo di aver reso note, con tanto di prove, le ragioni dell’esclusione di una forza politica da una discussione di interesse pubblico sulla base delle private opinioni di una preside”.
Degasperi continua andando a toccare il nocciolo della questione:”La riflessione che questa vicenda fa sorgere è semplice. La scuola dovrebbe insegnare il pensiero critico, dovrebbe risvegliare le coscienze, non reprimerle, e soprattutto non dovrebbe inculcare il conformismo della comodità. Se fosse vero che Borga è stato punito per aver parlato saremmo di fronte all’esatto opposto delle parole di E.B. Hall. Una scuola che al celebre “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle” preferisce il cupo motto di Mao Zedong “Colpirne uno per educarne cento”. La scuola italiana ha lottato a lungo per emanciparsi dall’ombra del ventennio, quando lo scopo degli istituti educativi era forgiare gli italiani secondo i dettami del fascismo. Vicende come questa portano a ritenere che purtroppo i cambiamenti democratici non siano stati in grado di mutare una certa impostazione, ancora ben viva e presente in molti secondo la quale il “disturbatore” va attaccato, isolato e poi esemplarmente punito, affinché non possa indurre altri a contestare l’autorità costituita”.
Degasperi ha apprezzato il resoconto postato da Borga sul suo Blog: “Ho letto la riflessione di Lorenzo Borga e la trovo condivisibile. In particolar modo trovo appropriato l’accenno alla riforma della scuola. Se già oggi un dirigente scolastico può influenzare un consiglio di istituto affinché punisca uno studente, cosa potrà succedere domani quando quello stesso dirigente avrà il potere di scegliersi gli insegnanti? Di fatto in questa vicenda si intravedono i riflessi di ciò che sarà la “cattiva scuola” targata Renzi, ma del resto in Trentino siamo sempre avanti e i presidi se li sceglie il presidente della provincia, quindi forse noi nel futuro ci siamo già, e sembra uscire da un libro di Orwell”.
Degasperi conclude rivolgendosi allo studente:”A Lorenzo Borga voglio dire di non vergognarsi di quel 7 in condotta, ma anzi di portarlo con orgoglio, come fosse una medaglia al merito. In questo Paese nel 1931, degli oltre 1200 professori universitari italiani allora in ruolo soltanto 12 si rifiutarono di giurare fedeltà al fascismo e per questo persero la cattedra e vennero pubblicamente esecrati, eppure oggi noi ricordiamo e celebriamo la dirittura morale di quei 12 uomini coraggiosi, non la pavidità ed il conformismo di tutti gli altri. Il paragone è certo un po’ azzardato ma nel suo piccolo Lorenzo Borga ha dato un esempio se non uguale almeno simile e di questo gli va dato merito”.

Ufficio Stampa
M5S Trentino

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