Nel post in calce, la lettera pubblicata sull’Adige di ieri 3 marzo 2026 dell’attivista no TAV Antonio Marchi.
Le recenti visite guidate al cantiere del bypass sono stati definite da Antonio Marchi come una “farsa”. Non un’operazione di trasparenza, ma una spettacolarizzazione studiata per coprire una realtà ben più amara: lo squallore di un’opera che sembra aver smarrito la sua funzione pubblica per diventare un mero asset economico.
Il “business del ritardo “perché finirà nel 2034?
Il dato cronologico è il primo campanello d’allarme. L’opera, che avrebbe dovuto essere pronta nel 2026, vede oggi la sua scadenza scivolare ufficialmente al 2034. Secondo l’analisi di Antonio Marchi questa lentezza non è un incidente di percorso ma una scelta strategica.
Innesco di finanziamenti : Una volta avviato il cantiere,si attivano flussi di denaro che alimentano potentati economici.
Sfruttamento dei contributi : Più i tempi si dilatano più il cantiere diventa un terreno fertile per il profitto di pochi, a discapito della collettività.
Da cittadini a “oggetti di estrazione”.
L’aspetto più inquietante riguarda il ruolo della popolazione. In questo scenario i cittadini cessano di essere soggetti attivi e diventano oggetti di estrazione di valore.
La strategia descritta è lucida e spietata.
Infantilizzare: gestire le masse con narrazioni semplificate.
Rappresentare: offrire una parvenza di coinvolgimento.
Predare e tassare: estrarre risorse dal territorio e caricare i costi sulla comunità.
Il tradimento dell’identità urbana.
La promessa di “riqualificazione urbana”e “risanamento” della storica discarica Sloi sembrano svanire. Invece di ripristinare il tessuto originario della città e la sua identità,si assiste alla sostituzione basata su sperimentazioni economiche che lasciano sul territorio scarti da smaltire.
Vantaggi per pochi: profitti politici e danni permanenti per i residenti.
“La città si trasforma nel luogo del tradimento, dove la comunità si spacca in due fronti: chi depreda e chi viene depredato”.
Conclusione:
Il cantiere dei bypass non è più solo un’opera ingegneristica, ma il simbolo di una speculazione che diventa rischio quotidiano. Quando gli interessi economici sovrastano il rispetto per il territorio la ferita diventa difficile da rimarginare.

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