Caso Mediocredito, il vuoto strategico della giunta provinciale è palese

Caso Mediocredito, il vuoto strategico della giunta provinciale è palese

Il vuoto strategico della Giunta su Mediocredito

Lettera pubblicata sul Corriere del Trentino il 21 aprile 2015

Caso Mediocretito, il vuoto strategico è reso palese dall’assenza di qualsiasi riferimento al credito nel Programma di legislatura presentato al Consiglio provinciale.

Non conosco a chi si affidi la giunta provinciale per il tema del credito alle imprese anche se quanto visto in un anno e più di legislatura lascia presupporre che il settore sia abbandonato a se stesso. Le poche iniziative sembrano il frutto dell’estemporaneità o di suggerimenti interessati. Impossibile non rilevare il profondo rosso del bilancio dell’anno trascorso in quello che rappresenta oggi, come evidenziato anche dal Programma di sviluppo provinciale, il principale collo di bottiglia per le aziende, ancor più di burocrazia e fisco.
Il vuoto strategico è reso palese dall’assenza di qualsiasi riferimento al credito nel Programma di legislatura presentato al Consiglio provinciale. Fin dal novembre 2013 ho costantemente segnalato che la tematica avrebbe meritato ben altra attenzione, vista la posta in gioco e tenuto conto degli strumenti a disposizione del governo provinciale, a cominciare da Mediocredito Trentino Alto Adige spa. La nuova giunta, in perfetta sintonia con chi l’ha preceduta, ha purtroppo scelto di proseguire nel depotenziamento dell’istituto di via Paradisi a favore di strumenti esoterici come il Fondo strategico di cui molto si è sentito parlare ma che, ad oggi, nulla ha concluso nei fatti.
Il fallimento della delega gestionale di Mediocredito alla Cooperazione è certificata dalla valutazione delle agenzie di rating («notizia» che, mi permetto di ricordare, è arrivata solo dopo la segnalazione del Movimento 5 Stelle). Al BB- di Fitch si allineerà a breve anche Moody’s che già nel precedente giudizio (2013) aveva severamente rilevato, nel disinteresse della proprietà pubblica, il forte deterioramento degli asset e l’indebolimento della redditività.
Impieghi lontani dal nostro territorio (più del 50% anche nel 2014 si è indirizzato verso Lombardia, Veneto ed Emilia), iniziative lontane dalla dovuta cautela (nel 2013 l’85% dei crediti deteriorati proveniva dalle attività extraregionali), investimenti lontani dalla mission dell’istituto, nato per agevolare i finanziamenti all’incremento delle attività del settore industriale e finito a finanziare fallimentari operazioni immobiliari in pianura padana: questi i risultati di Mediocredito appaltato alle «mani esperte» di via Segantini.
Il giudizio sulla gestione della banca (classificata tra i «non-investiment») dovrebbe suscitare imbarazzo nelle istituzioni autonomistiche che invece, almeno dal lato dell’esecutivo, fingono non sia successo alcunché. La Regione, in applicazione del principio meritocratico, conferma in blocco i rappresentanti sia nel consiglio di amministrazione sia nel collegio sindacale. Nulla si conosce nei fatti del progetto di svendere alla Cooperazione la quota di proprietà regionale: se in dicembre l’operazione sembrava ben delineata (cessione del 17% del capitale per un controvalore di 33 milioni di euro da saldare in parte con titoli di Crr Fin) oggi il presidente della giunta afferma che «non è stata decisa nessuna cessione della partecipazione detenuta dalla Regione né tantomeno il suo valore».
La Provincia di Bolzano pare al momento la più decisa a dismettere (a favore di chi?) il proprio 17%. In effetti l’Alto Adige si è sempre disinteressato dell’agire di Mediocredito. La maggioranza altoatesina disponeva già di una banca con cui sfogare gli appetiti in termini di poltrone e le pulsioni a sostegno delle iniziative di imprese amiche. Gli effetti dell’ingerenza dei partiti nella gestione non sono tardati a manifestarsi con buona pace dei creduloni trentini accorsi in massa a sottoscrivere l’aumento di capitale del 2012: la strategia di baldanzosa espansione si è schiantata contro un muro di perdite che, tra 2013 e 2014, ha superato i 300 milioni di euro. Sarà anche per questo che Mediocredito, a partire proprio dal 2014, ha trovato terreno fertile anche a nord di Salorno, incrementando del 161% i finanziamenti concessi. È questa la prova empirica che il nostro territorio offre spazio operativo sufficiente per una banca pubblica. Libera da condizionamenti partitici e da obblighi di non belligeranza con gli amici del padrone, l’istituto può tornare a svolgere la funzione di strumento a sostegno della politica economica della due province autonome.
È il momento di scegliere se, come previsto dal mio ordine del giorno votato il 17 dicembre 2014, liberare le potenzialità di Mediocredito sottraendolo a chi non ha saputo (o voluto) valorizzarlo, o disfarsene con operazioni di finanza nebulosa, per favorire gruppi di potere consolidato.
Non posso quindi che leggere con soddisfazione l’autorevole opinione di un consigliere di maggioranza che ricalca quanto sempre sostenuto (finora solo) dal Movimento 5 Stelle. Nella speranza che, come già accaduto nel caso della riforma-farsa sulle nomine nelle società provinciali, le buone intenzioni non si dissolvano con la prima alba.
* Consigliere provinciale Movimento 5 Stelle

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