Elezioni. L’ultimo schiaffo del Governo Gentiloni: resi indisponibili fondi MAG per Trento e Bolzano

Elezioni. L’ultimo schiaffo del Governo Gentiloni: resi indisponibili fondi MAG per Trento e Bolzano


Grazie al fu Governo Gentiloni il Trentino-Alto Adige/Südtirol continua ad essere l’unica Regione d’Italia sprovvista di fondi per i rimborsi alle emittenti locali per la trasmissione di messaggi autogestiti, a titolo gratuito, in campagne elettorali o referendarie, uno scherzo che finora ci è costato poco meno di 200 mila euro. Questo perché sono caduti nel vuoto tutti gli atti politici presentati dai portavoce del M5S nella scorsa legislatura (elenco a piè di pagina), con i quali si chiedeva di raddrizzare questa stortura.

Il riferimento normativo preciso è al decreto interministeriale 24 aprile 2018 in materia di emittenza televisiva e radiofonica locale con cui il Ministero per lo sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze ha determinato – secondo quanto previsto dalla Legge 28/2000 – la misura del rimborso riconosciuto alle emittenti locali per la trasmissione di messaggi autogestiti, a titolo gratuito, in campagne elettorali o referendarie per tutt’Italia… ma non per le province autonome di Trento e di Bolzano!

Mentre andava formandosi l’attuale Governo, il vecchio esecutivo perseverava in un’interpretazione equivoca degli accordi finanziari tra Stato e province autonome, rendendo indisponibili le somme destinate alle province autonome di Trento e di Bolzano, le quali rappresentano l’unica regione italiana a non poter disporre degli stanziamenti previsti dalla legge 28/2000. A livello nazionale si  parla di una cifra pari a 1.409.014,00 di cui 469.671 euro destinati alle radio locali ed 939.343 euro alle TV locali. Le somme rese indisponibili per la provincia di Bolzano sono per la precisione 11.666 euro mentre per la provincia di Trento ammontano a 12.564 euro. Considerato che si parla di cifre su base annua che non vengono erogate al Trentino Alto Adige sin dal 2011, la perdita per le casse regionali e quindi per le emittenti locali è di poco inferiore ai 200 mila euro.

Non si tratta di cifre elevate che però consentono alle piccole emittenti locali di poter svolgere in economia un ruolo importante per la diffusione di tutti i punti di vista all’interno delle competizioni elettorali e referendarie. Si tratta di garantire il diritto dei cittadini a ricevere informazioni sulle proposte dei soggetti politici e di assicurare i livelli minimi essenziali di pluralismo. Siamo fiduciosi che il Governo del cambiamento possa porre rimedio a questa ingiustizia a partire dal 2019.

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