Il filo nero tra Olimpiadi Milano-Cortina e il bypass ferroviario di Trento: un danno per ambiente, soldi pubblici e cittadini

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Come Movimento 5 Stelle Trentino vogliamo mettere in luce un filo oscuro che collega due grandi progetti che stanno devastando il nostro territorio: le Olimpiadi Milano-Cortina e il bypass ferroviario di Trento. Due operazioni che, dietro una facciata di sostenibilità e progresso, nascondono sprechi, inquinamento e interessi di poche imprese.

*Le Olimpiadi Milano-Cortina: un investimento da miliardi o un grande inganno?*

Quando sono state annunciate, le Olimpiadi dovevano essere a “costo zero”, sostenibili e trasparenti. In realtà, i costi sono schizzati da meno di 1,5 miliardi di euro a oltre 5 miliardi. La maggior parte di questa spesa ricadrà sui cittadini italiani, in un Paese che ha già tante difficoltà economiche, a differenza di paesi come Svizzera, Austria e Canada, dove le popolazioni hanno deciso di non volerle.

Il presidente del CONI Malagò, anche presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026, aveva rassicurato dicendo che l’92% delle opere era già pronto, e che sarebbe bastato ristrutturarle. Ma questa affermazione si scontra con la realtà: mancano valutazioni ambientali e si ignorano i rischi per la sicurezza dei territori.
Un esempio emblematico è la pista da bob di Cortina: dopo i Giochi, rischia di cadere in rovina, come successo a quella di Torino 2006, a causa dei costi enormi di manutenzione e di questo sport ormai in declino. E che dire della cabinovia Socrepes, progettata su un terreno franoso? Questi sono solo alcuni dei problemi ambientali e di sicurezza legati a queste opere.

Inoltre, c’è una crescente preoccupazione per l’over turismo nelle località montane, che sta già causando eccessivo inquinamento e sovraffollamento. Per alcune località si pensa addirittura di introdurre il numero chiuso, ma intanto si continua a promuovere eventi e mostre che attirano ancora più visitatori.

*Il collegamento con il bypass ferroviario di Trento*

Proprio come le Olimpiadi, anche il progetto del bypass ferroviario di Trento rappresenta un altro grande spreco di risorse e un danno ambientale evidente. La sua realizzazione è stata promessa entro il 2026, ma ora si parla del 2026 solo come suo inizio senza nemmeno garantire la fine.

I costi sono aumentati: da circa 977 milioni di euro a oltre 1,3 miliardi, fino a 1,7 miliardi, a causa di uscita dal PNRR e di costi che continuano a crescere. Ma a cosa serve veramente? La risposta è semplice: nulla. Il tunnel della Marzola dovrebbe far passare treni merci, ma le lobby del trasporto su gomma preferiscono continuare a usare le autostrade, mantenendo il traffico ingorgato e inquinato. Siamo d’accordo sul potenziamento della linea ferroviaria ma in modo corretto e bonificando per prima cosa i terreni inquinati.

Il progetto di “Trento Smart City”, che prometteva di recuperare spazi con il sotterramento della ferrovia, si è rivelato solo un’idea senza finanziamenti concreti, mentre sono stati abbattuti 11 edifici e cacciati gli abitanti senza una reale prospettiva di futuro.

E ancora: l’inquinamento del SIN di Trento Nord è peggiorato, le falde acquifere sono a rischio e la salute dei cittadini è compromessa. Le analisi del progetto SENTIERI del CNR evidenziano alterazioni significative delle condizioni di salute della popolazione locale, mentre le proteste degli abitanti non sono ascoltate.

*Un appello ai cittadini di Trento*

È arrivato il momento che la cittadinanza si faccia sentire. È ora di fermare questa devastazione, di chiedere trasparenza e di proteggere il nostro territorio. Partecipate alle iniziative di informazione e protesta organizzate dai comitati spontanei. La misura è colma: non possiamo più permettere che interessi di pochi continuino a danneggiare ambiente, salute e futuro.

*In conclusione*

Dietro a grandi opere come le Olimpiadi e il bypass ferroviario si celano spesso interessi economici e politici che antepongono il profitto alla tutela del bene comune. È tempo di riappropriarci dei nostri territori, di difenderli dagli interessi degli affaristi e di pretendere un futuro sostenibile e rispettoso dell’ambiente.

a cura del Comitato di Redazione


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