Su riforma sanitaria e ospedali periferici gli avversari inseguono il M5S

Su riforma sanitaria e ospedali periferici gli avversari inseguono il M5S


Oggi sui quotidiani locali sono pubblicate delle interviste ai candidati presidenti sul futuro assetto della sanità trentina. In un articolo, in particolare, ho notato che gli avversari politici, forse a corto di programmi, espongono delle idee e proposte che, se escludiamo il NOT, il M5s con Filippo Degasperi aveva già illustrato quasi tre anni fa in Consiglio regionale mettendole scritte nero su bianco con una mozione regionale (la n. 30/XV del 23 settembre 2015) che è stata approvata nella seduta del 17 febbraio 2016.

Oltre a condividere il modello “hub&spoke”, nell’atto abbiamo anche delineato una proposta riorganizzativa su tre livelli: hub centrale nei capoluoghi (e il NOT sarebbe quello di Trento), ospedali intermedi, ospedali periferici. La sfida è quella di non centralizzare tutti i servizi presso gli hub ma di ripensare il ruolo dei nosocomi periferici per salvaguardarne le eccellenze e la qualità dell’offerta ai cittadini, oltre che l’occupazione. Unire gli sforzi delle due province in questo senso porterebbe anche a un bacino di utenza potenziale di circa un milione di persone rendendo il modello sostenibile (in tale senso questo indicatore corrisponderebbe anche al livello minimo di utenza previsto dal Regolamento per la definizione degli standard dell’assistenza ospedaliera sancito da un’intesa nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni).

Grazie alla nostra mozione, approvata in aula a maggioranza, il Consiglio ha impegnato la Giunta regionale “a istituire una tavola rotonda tra le Aziende sanitarie delle Province autonome di Trento e di Bolzano per condividere possibili sinergie tra le stesse al fine di valorizzare e sviluppare tutte le strutture ospedaliere esistenti, assicurando al tempo stesso volumi e qualità delle prestazioni sanitarie erogate”.

 

A distanza di anni leggo che Rossi avrebbe affermato che “…per migliorare si potrebbe inseguire di più le vocazioni dei singoli ospedali valorizzando le professionalità che ci sono e allocando alcune funzioni di presidio territoriale…”, che per Fugatti “…va perseguita l’eccellenza di alcuni reparti nelle strutture di periferia in modo da garantirne il mantenimento…”, che per Tonini si dovrebbero prevedere “…nelle vicinanze delle strutture alberghiere convenzionate a prezzi agevolati per i familiari dei pazienti che arrivano da più lontano…”.

 

Sicuramente non può che farmi piacere osservare che i leader degli schieramenti avversari siano giunti alle nostre medesime conclusioni contenute nelle proposte che abbiamo portato in aula ma resta un mistero cosa abbia fatto concretamente Rossi e la ex maggioranza di centro sinistra autonomista (PATT-PD-UPT) dal 17 febbraio 2016 ad oggi per rendere concreta la mozione approvata in aula.

Di conseguenza, passando dalle parole ai fatti, se dopo oltre due anni non si è ancora in grado di mantenere un impegno dato dal Consiglio regionale mentre si è a capo dell’esecutivo della Provincia e della Regione, poi non si possono criticare i trentini perché non hanno fiducia delle promesse elettorali che si sentono oggi.

 

Infine è opportuno ricordare che risale al 23 settembre 2015 un’altra nostra mozione (la n. 29/XV “Un centro di acquisti unico regionale per la sanità”) approvata nella stessa seduta del 17 febbraio 2016. L’impegno per la Giunta regionale è stato “promuovere un’intesa tra le Province autonome di Balzano e Trento e le rispettive aziende sanitarie con l’obiettivo di valutare l’opportunità e convenienza di un’unica centrale congiunta per l’acquisto di beni sul mercato delle forniture alla sanità per conto delle rispettive aziende e strutture sanitarie”. Lo scopo del dispositivo è produrre economie di scala e di conseguenza risparmi per le casse pubbliche. Come si può immaginare, Rossi, Zeni e la ex maggioranza di centro sinistra autonomista (PATT-PD-UPT) dal 2016 ad oggi sono stati troppo indaffarati per occuparsene.

Related Articles