Tassullo materiali: tra realtà e leggende

Tassullo materiali: tra realtà e leggende


Le giornate festive e semifestive, accompagnate dalla disponibilità di un creditore a farmi visionare una gran mole di documentazione, mi hanno spronato all’approfondimento della vicenda assai complicata che coinvolge la Tassullo Materiali Spa, oggetto, peraltro, dei recenti e plurimi interventi della politica. Senza alcuna pretesa e consapevole che i punti di vista, le valutazioni e le aspirazioni possono essere legittimamente differenti, ritengo che pur nel garbuglio in atto, ci siano un paio di punti fermi che qualcuno ha cercato di avvolgere in una cortina fumogena.

Il primo riguarda le ricostruzioni fantasiose, che invece di fantasioso non hanno nulla, della revoca del fallimento del 18 aprile scorso. La Corte di Appello in quell’occasione non ha decretato, come vedremo più avanti, che l’impresa sia tornata in salute o che per la stessa si aprano prospettive rosee. Ha semplicemente rilevato l’infondatezza delle ragioni addotte da chi aveva ritenuto che talune condotte degli amministratori fossero state poste in essere “in frode delle ragioni dei creditori”.

Il secondo argomento, su cui si è assistito alle letture più disparate, riguarda le modalità con cui viene attuata la liquidazione dell’attivo. Dalla lettura dei documenti si rileva che il  concordato è di tipo liquidatorio (si prevede dunque la cessione dei beni di proprietà della società e non la continuazione dell’attività di impresa) ed, in particolare, è il piano concordatario stesso a prevedere il criticatissimo “spezzatino” (ovvero la cessione degli asset aziendali in capo a Tassullo Materiali in lotti distinti). In realtà è stata la stessa Tassullo Materiali a mettere nero su bianco che “non vi è una concreta prospettiva che qualche soggetto interessato rilevi l’intero perimetro aziendale”. E’ il presidente del Cda ad indicare al Tribunale di Trento che “è necessario che la liquidazione dei beni aziendali venga effettuata attraverso vendite competitive”, che “la prosecuzione temporanea dell’attività era finalizzata a conservare il valore … in vista della sua cessione” e soprattutto che “tale cessione appare urgente” (marzo 2016). E’ sempre la stessa Tassullo (e non altri) a richiedere al Tribunale lo “spezzatino”. A pagina 4 dell’Integrazione della domanda di concordato preventivo si identificano “i seguenti rami di azienda, al fine di procedere alla loro vendita”: Ramo Stabilimenti (valore stimato 11,6 milioni), Ramo Gallerie (valore stimato 12,8 milioni) e Ramo Cava di Mezzocorona (valore stimato 1 milione). Le successive iniziative giudiziali riprendono peraltro proprio quanto suggerito dal presidente del CdA: il primo avviso di vendita (10 giugno 2016) riproduce i 3 lotti indicati nella domanda con gli stessi identici valori. Può darsi che la scelta non fosse la migliore dal punto di vista strategico ma di certo paternità e responsabilità sono palesemente individuate.

A mio modo di vedere, e qui torniamo al primo argomento, anziché dedicarsi ad esercizi dietrologici, sarebbe utile riflettere sul prossimo futuro. Lo stato del passivo di Tassullo Materiali spa supera i 42 milioni di euro. Il 21 aprile è andata deserta l’asta con il Ramo Gallerie offerto a 5 milioni, il Ramo Cava di Mezzocorona a 630mila euro e il Ramo Stabilimenti a 6,6 milioni. Fossi coinvolto nella vicenda, molto pragmaticamente cercherei di capire come con 12 milioni di attivo (che con la prossima asta verosimilmente si ridurrà ancora) si pensi di coprire la montagna di debiti accumulata. Cercherei di capire anche perché, nonostante il dimezzamento del prezzo rispetto alla stima, nonostante “l’interesse suscitato [a parole] dall’intuizione di usare gli spazi ipogei”, gli stessi continuino a non interessare ad alcuno.

Fossi uno delle centinaia di soci chiederei anche conto di come sono state gestite le società del gruppo e quale ruolo hanno giocato gli organi di controllo, perché è vero che l’edilizia ha subito la crisi ma una tale situazione non può essere ricondotta solo a “deficit di generosità”.

La politica e le istituzioni certamente hanno il dovere di occuparsi del futuro del gruppo Tassullo e della difesa del sistema economico, evitando però di farsi incantare dalle evoluzioni pindariche a cui abbiamo assistito negli ultimi tempi.

 

Cons. prov. Filippo Degasperi
Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle

 

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