Accordo Trentino – Lombardia: sul lago d’Idro si addensano nubi fosche

Accordo Trentino – Lombardia: sul lago d’Idro si addensano nubi fosche


«Nei mesi scorsi ci siamo occupati molto del Lago d’Idro, specchio d’acqua diviso fra Trentino e Lombardia minacciato da progetti di sfruttamento intensivo delle acque, sia a favore dell’idroelettrico che dell’irrigazione per allagamento, ancora molto in voga nella bassa padana (video conferenza stampa nov 2016 e schema accordo).

Abbiamo presentato 3 interrogazioni sul lago d’Idro,
una a settembre (3587/XV – Iniziative per l’attuazione della mozione n. 40/XIII recante “Progetto interregionale per la tutela e la valorizzazione del lago d’Idro”),
una a ottobre (3597/XV – Comitato paritetico per la tutela, la valorizzazione e la promozione dell’area vasta del Lago d’Idro)
e una a novembre (3724/XV – Ricalibrazione delle portate d’acqua per il deflusso minimo vitale rilasciate da alcune opere di presa di grandi derivazioni idroelettriche).
Dalle risposte ricevute si evince quanto segue (testo integrale a piè di pagina):

(1) La PAT non ha MAI relazionato in merito all’attività del comitato di coordinamento lago d’Idro, a specifica richiesta anzi risponde di presentare una richiesta di accesso agli atti piuttosto di fornire direttamente le informazioni richieste. A nostro avviso questo dimostra una pervicace volontà di non coinvolgere le comunità che vivono attorno al lago nella sua gestione, rendendo quanto più difficile possibile l’accesso alle informazioni.

(2) Regione Lombardia ha in effetto realizzato uno studio dal titolo “indagini ecologiche sul lago d’Idro” di seguito al quale NESSUNO si è premurato di fare alcunché per migliorare la qualità delle acque, che anzi risulterebbe in rapido declino.

(3) Quanto alla promozione turistica, la PAT, bontà sua, ci fa sapere che se ne è occupato il locale consorzio turistico, senza però entrare nei dettagli. Anche se c’erano precisi impegni di promozione del lago come entità unica, sembra che la PAT non veda questo specchio d’acqua come un’entità da tutelare e promuovere nella sua interezza, che fra l’altro sarebbe l’unica ipotesi sensata, ma che lo veda piuttosto come un’appendice di periferia che se potesse affiderebbe in toto al potente vicino.

(4) L’impressione evocata al punto precedente pone seri interrogativi rispetto al nuovo accordo con la Lombardia dove si mette nero su bianco che anche in futuro la gestione delle acque del lago sarà affidata ad un regolatore scelto di comune accordo fra Lombardia e Trentino. Che però pare molto più interessato a ridurre il DMV alle centrali di Hydro Dolomiti Energia che ad occuparsi del lago e che ha ben pensato di non coinvolgere in alcun modo le comunità che su di esso ci vivono.

(5) Riguardo ai livelli del lago la PAT sostiene di aver garantito quanto previsto dai precedenti accordi. Sperando che il riferimento sia ai livelli attuali che prevedono un dislivello massimo di 1,30 metri e non a quelli che uscirebbero dall’attuazione dell’accordo di programma del 2008, che significherebbero 3,25 metri di dislivello. Precisiamo che questa presa di posizione della PAT esce dall’approvazione di un ordine del giorno del M5S (qui testo e video di presentazione dell’ordine del giorno). Sospettiamo però che si stia cercando di giocare con le parole per far credere si voglia difendere il livello attuale del lago quando invece si stanno spalancando le porte all’aumento dell’escursione consentita, come del resto preteso dalla Lombardia.

(6) La PAT non intende mettere in campo un comitato paritetico che si occupi di controllare e coordinare le politiche pubbliche sul lago d’Idro. Per la precisione ci rispondono che “”non è prevista l’istituzione di uno specifico Comitato paritetico, poiché con questo accordo si intende, da un lato, suggellare le intese raggiunte tra i soggetti interessati nell’ambito del Comitato paritetico per la gestione del Fondo dei comuni confinanti in ordine allo sviluppo dell’ambito Vallesabbia – Area vasta del Lago d’Idro”. Tradotto, ci pare proprio stiano dicendo che preferiscono gestirsi con la Lombardia il gruzzolo del fondo Comuni confinanti senza renderne conto a nessuno.

Nel complesso le risposte ricevute alle nostre interrogazioni non solo non ci soddisfano ma ci mettono in allarme. Troppi sono gli indizi che sulla pelle del lago d’Idro si stia consumando una tacita spartizione fra le nomenclature politiche che siedono a Trento e Milano. Riteniamo sia molto opportuno alzare il livello dell’attenzione sulla questione, prima che queste dinamiche si instaurino e divengano operative. Chiediamo a tutti i cittadini che amano il loro territorio e lo vogliono difendere di esercitare una funzione di controllo su ciò che sta avvenendo, sapendo che il M5S contribuirà con tutte le proprie forze a sostenere le loro giuste istanze».

Cons. prov. Filippo Degasperi
Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle

Comunicato Stampa inviato ai principali quotidiani locali ed ignorato da:
quotidiano corriere del trentino barrato

quotidiano adige barrato


TESTO INTEGRALE DELLE INTERROGAZIONI E DELLE RISPOSTE

INTERROGAZIONE N. 3587/XV A RISPOSTA SCRITTA
Iniziative per l’attuazione della mozione n. 40/XIII recante “Progetto interregionale per la tutela e la valorizzazione del lago d’Idro”

Premesso che

Nella seduta dell’11 ottobre 2006 il Consiglio provinciale di Trento approvava la mozione “Progetto interregionale per la tutela e la valorizzazione del lago d’Idro” n. 40/XIII, impegnando la giunta provinciale a:

1. proseguire nell’azione di coinvolgimento della Regione Lombardia ai fini della sottoscrizione dell’Accordo di programma disposto dall’articolo 89, comma 1, lettera e) del d.lgs. 112/98, il quale prevedeva l’istituzione del Comitato di coordinamento, che vedeva coinvolti, con la Provincia autonoma di Trento e la Regione Lombardia, i comuni rivieraschi sia trentini che lombardi, nonché i comuni rivieraschi del Chiese del Trentino e rispettivamente della Lombardia;

2. prevedere, tra le azioni connesse all’accordo di programma, un progetto pluriennale di ricerca scientifica – anche con il coinvolgimento delle Università, delle ARPA e dei centri studi più specializzati (come ad esempio il Museo tridentino di scienze naturali) – indirizzato a migliorare in modo permanente la qualità delle acque del lago;

3. sostenere e promuovere un progetto interregionale per la valorizzazione e la promozione turistica del lago d’Idro anche a livello internazionale, coinvolgendo le aziende provinciali/regionali per il turismo e le locali associazioni/consorzi pro loco trentine e lombarde;

4. intervenire, nell’ambito delle proprie competenze, per giungere all’obiettivo di fissare la quota minima demaniale del lago possibilmente alla misura storica di 368 metri slm, attivando tutte le iniziative possibili per arrestare i fenomeni di alterazione quantitativa e qualitativa del bene demaniale ed ambientale del lago d’Idro;

5. garantire la naturalità nonché l’armonico sviluppo e la vita del SIC IT 3120065 “Lago d’Idro” in territorio del comune di Bondone, ed a questo fine ad assegnare all’Ufficio Biotopi la priorità e gli adeguati finanziamenti al fine di predisporre entro il 2007 il piano di gestione del SIC.

L’approvazione della predetta mozione ha posto le basi per articolare insieme all’amministrazione regionale lombarda un piano pluriennale per il risanamento e la promozione anche sul mercato turistico internazionale dell’area vasta del lago d’Idro. Il 14 dicembre 2006 veniva infatti siglato “l’Accordo tra la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento per l’armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d’Idro e del fiume Chiese”. L’accordo era finalizzato a definire e promuovere forme di armonizzazione delle attività di gestione delle risorse idriche ai fini del miglioramento e della salvaguardia delle acque del Lago d’Idro e del bacino del fiume Chiese nella sua interezza. La amministrazioni sottoscrittrici concordarono che le azioni poste in essere avrebbero dovuto essere volte al soddisfacimento delle istanze avanzate dal rispettivo territorio provinciale e regionale relative ad un uso sostenibile per l’ambiente della risorsa idrica e degli ecosistemi ad essa connessi, in relazione alle utilizzazioni ambientali, agricole, turistiche, ricreative ed energetiche praticate nel bacino.

La giunta della regione Lombardia il 2 agosto 2016 ha approvato la delibera X/5496 recante “Determinazioni in merito agli interventi di valorizzazione dell’ambito territoriale della Valle Sabbia nel territorio della Provincia di Brescia. Approvazione dello schema di Convenzione tra regione Lombardia e il Fondo Comuni Confinanti e dello schema di Accordo di collaborazione tra regione Lombardia e Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia”. Al punto due dello schema di accordo di collaborazione sono state inserite la valorizzazione dell’area vasta del Lago d’Idro e la gestione coordinata delle risorse idriche del bacino idrografico del fiume Chiese;

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

  1. quali le iniziative avviate dalla Provincia Autonoma di Trento per attuare gli indirizzi della mozione n. 40/XIII, anche in riferimento all’accordo siglato con la Regione Lombardia il 14 dicembre 2006, e quale lo stato dell’arte delle politiche pubbliche in ordine ai cinque punti elencati nella stessa;

  2. se e con che modalità siano stati considerati gli esiti e le criticità evidenziate dalle iniziative in attuazione della mozione n. 40/XIII e dell’accordo del 2006 per l’armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d’Idro e del fiume Chiese nella definizione dello schema di Accordo di collaborazione tra regione Lombardia e Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia approvato dalla giunta regionale lombarda.

Risposta int.3587/XV – Ass. Mauro Gilmozzi del 9 febbraio 2017:

Punto 1.

Rispetto al quesito posto dall’interrogante, si rappresenta che:

  • il previsto Comitato di coordinamento è stato istituito; allo stesso hanno partecipato i rappresentanti degli Enti locali interessati (rappresentanti dei Comuni rivieraschi trentini prelacuali e rappresentante del Comune di Bondone);

  • il progetto di ricerca scientifica indirizzato a migliorare la conoscenza della qualità delle acque è stato effettuato tramite lo studio biennale (periodo maggio 2010 – giugno 2012) intitolato “Indagini ecologiche sul Lago d’Idro” realizzato dall’Università di Parma – Dipartimento di Bioscienze; lo studio si colloca all’interno del Progetto europeo SILMAS “Strumenti sostenibili per la gestione dei laghi nello spazio alpino”;

  • la valorizzazione e la promozione turistica della sponda trentina dell’area del lago d’Idro è attuata dal Consorzio turistico Valle del Chiese, soggetto a cui è riconosciuto lo svolgimento dell’attività di marketing turistico-territoriale d’ambito secondo quanto stabilito dall’art. 12 quater della l.p. n. 8/2002;

  • nell’ambito delle proprie competenze in ordine alla regolazione dei livelli del Lago d’Idro, la Giunta provinciale, con deliberazione n. 1710 del 3 luglio 2008, ha condiviso i limiti previsti nel Regolamento per la gestione coordinata del lago d’Idro e dei serbatoi dell’Alto Chiese -Edizione 21 Marzo 2002”;

  • per il piano di gestione del SIC IT 3120065- “Lago d’Idro”, classificato anche come Riserva naturale provinciale, è stato predisposto uno studio specifico per conto del Servizio provinciale competente in materia di aree protette. Tale studio mantiene tuttora la propria validità tecnica, ma è in attesa di essere integrato, quale base conoscitiva e propositiva, nel piano di gestione che dovrà essere elaborato dalla costituenda “Rete di riserve” della bassa Valle del Chiese, secondo le disposizioni di cui all’art. 47 della L.P. n. 11/2007″ . Qualora tale organizzazione non avesse modo di essere istituita, lo studio predisposto formerà la base operativa per la conservazione attiva dell’area protetta, in coerenza anche con le specifiche misure di conservazione stabilite definitivamente dalla deliberazione di Giunta Provinciale 12 aprile 2013, n. 632 per la trasformazione del SIC Lago di Idro nell’omonima ZSC (zona speciale di conservazione – art. 4 della direttiva 92/43 CEE ).

Punto 2.

Si rappresenta che l’accordo di collaborazione in argomento, che è stato oggetto di approvazione da parte della Giunta provinciale con deliberazione 11 novembre 2016, n. 1995 e della Giunta regionale con deliberazione 2 agosto 2016, si è reso necessario al fine di garantire, durante l’esecuzione dei lavori per la messa in sicurezza delle nuove opere di regolazione del lago (intervento previsto nell’Accordo del 2006) – solo recentemente affidati da Regione Lombardia-, una gestione coordinata della regolazione delle acque nel lago in ragione delle necessità al loro uso; ciò avviene esplicitando gli impegni che Regione Lombardia e la Provincia autonoma di Trento si erano reciprocamente presi in base all’Accordo del 14 dicembre 2006 (rispettivamente con deliberazione n. 1710 del 3 luglio 2008 e deliberazione n. VIII/7572 del 27 giugno 2008) in ordine ai vincoli di svaso ed invaso disposti per i serbatoi Alto Chiese nel periodo 2009-2020. Il suddetto Accordo prevede anche che, in futuro, la regolazione sia attuata da un Regolatore nominato di comune accordo tra Regione Lombardia e Provincia autonoma di Trento.

* * * * *

INTERROGAZIONE N. 3594/XV A RISPOSTA SCRITTA
Comitato paritetico per la tutela, la valorizzazione e la promozione dell’area vasta del Lago d’Idro

Premesso che

Il lago d’Idro è un lago naturale di antiche origini analoghe a quelle dei Laghi di Garda, Maggiore, Orta, Lugano, Como e Iseo, insieme ai quali rientra nel novero dei “grandi Laghi profondi subalpini” (Documenta Ist. Italiano di Idrobiologia vol.61, 1997, CNR). Il lago origina dal Fiume Chiese ed è alimentato da un bacino imbrifero di 617 Kmq, con un’altitudine media 1480 m s.l.m. Sulla sponda trentina si localizza il biotopo “Lago d’Idro”: biotopo qualificato sito di importanza comunitaria (SIC IT3120065) e zona di protezione speciale (ZPS). Il SIC è classificato ai sensi dell’art. 4 della direttiva n. 92/43/CE, e ricompreso nella rete ecologica europea denominata “Natura 2000” (art. 3 della citata direttiva).

Il 14 dicembre 2006 è stato siglato “l’Accordo tra la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento per l’armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d’Idro e del fiume Chiese”. L’accordo era finalizzato a definire e promuovere forme di armonizzazione delle attività di gestione delle risorse idriche ai fini del miglioramento e della salvaguardia delle acque del Lago d’Idro e del bacino del fiume Chiese nella sua interezza. La amministrazioni sottoscrittrici concordarono che le azioni posti in essere avrebbero dovuto essere volte al soddisfacimento delle istanze avanzate dal rispettivo territorio provinciale e regionale relative ad un uso ambientalmente sostenibile della risorsa idrica e degli ecosistemi ad essa connessi, in relazione alle utilizzazioni ambientali, agricole, turistiche, ricreative ed energetiche praticate nel bacino. L’accordo prevedeva ambiti di applicazione estremamente dettaglianti in relazione alle procedure per l’esercizio delle funzioni inerenti la gestione del demani idrico e delle funzioni di polizia idraulica nel bacino del fiume Chiese; al raccordo delle attività di monitoraggio ambientale effettuate dalle amministrazioni, tramite le rispettive strutture organizzative e agenzie di protezione ambientale; al raccordo degli obiettivi di qualità ambientale dei corpi idrici; al raccordo della programmazione della gestione del servizio idrico integrato nei comparti acquedotti, collettamento e depurazione delle acque reflue; alle azioni coordinate per la messa in sicurezza del sistema di regolazione del lago d’Idro nonché alle procedure per disciplinare e gestire la concessione della regolazione del lago d’Idro. Per il perseguimento delle finalità venne istituito un apposito “Comitato di coordinamento” formato dai seguenti rappresentanti: n.1 della Provincia di Trento; n.1 della Regione Lombardia; n.2 dei comuni rivieraschi trentini del lago d’Idro e del bacino del Chiese; n.2 dei comuni rivieraschi lombardi.

In allegato alla deliberazione n.11 del 30 giugno 2016 del Comitato per la gestione dell’intesa del Fondo Comuni Confinanti è riportata una sintesi della Convenzione tra Provincia Autonoma di Trento, Regione Lombardia e Provincia di Brescia sul lago d’Idro / Valle Sabbia. Nel testo si afferma che negli ultimi mesi gli uffici di Regione Lombardia e della Provincia Autonoma di Trento, insieme alla Provincia di Brescia, hanno definito il testo di una Convenzione tra i due enti, che si propone di perseguire la riqualificazione, la salvaguardia ambientale, la sicurezza idraulica ed il potenziamento dell’attrattività turistica dell’intero comparto del Lago d’Idro e dell’Alta Val Sabbia, attraverso lo sviluppo ed attuazione di specifiche linee di intervento. Si afferma altresì che la Convenzione ha per oggetto la condivisione di linee progettuali di valorizzazione dell’area vasta del Lago d’Idro, la definizione dei relativi obblighi reciproci nonché, più in generale, la gestione coordinata delle risorse idriche del bacino idrografico del fiume Chiese anche in attuazione di quanto indicato dalla D.G.R. VIII/7572 del 27/06/2008 e ai punti 12 e 13 della D.G.P. n. 1710 del 3 luglio 2008.

Con la delibera della giunta della Regione Lombardia X/5496 del 2 agosto 2016 recante “Determinazioni in merito agli interventi di valorizzazione dell’ambito territoriale della Valle Sabbia nel territorio della Provincia di Brescia. Approvazione dello schema di Convenzione tra regione Lombardia e il Fondo Comuni Confinanti e dello schema di Accordo di collaborazione tra regione Lombardia e Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia”:

– (punto 2 del dispositivo) è stato approvato lo schema di Accordo di collaborazione tra Regione Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia, ai sensi dell’art. 15 della legge 241/90 e ss.mm.ii., per la valorizzazione dell’area vasta del Lago d’Idro e per la gestione coordinata delle risorse idriche del bacino idrografico del fiume Chiese, allegato 2 alla deliberazione, di cui forma parte integrante e sostanziale e contestualmente è stata revocata la DGR 4521 del 10/12/2015;

– (punto 5 del dispositivo) è stato altresì dato atto che per quanto riguarda lo schema di Accordo di collaborazione tra Regione Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia per la valorizzazione dell’area vasta del Lago d’Idro e per la gestione coordinata delle risorse idriche del bacino idrografico del fiume Chiese, allegato 2, approvato al punto 2 che precede, si conferma l’impegno del cofinanziamento a carico di Regione Lombardia per le attività oggetto del medesimo Accordo, pari ad euro 4.000.000,00, assunto a favore della Provincia Autonoma di Trento a seguito della DGR 4521/2015, a valere sul capitolo di spesa 18.01.203.8443, somma riaccertata con DGR 4937 del 21/03/2016 a valere sul medesimo capitolo del bilancio 2016 e da erogarsi secondo le modalità definite nell’Accordo medesimo.

Tra gli interventi di valorizzazione dell’area previsti dalla suddetta deliberazione gli impegni stanziati per il periodo 2013-2018 riguardano esclusivamente opere stradali con l’eccezione dei finanziamenti destinati al ripristino della Rocca d’Anfo. Il valore complessivo è di € 46.395.000 di cui € 950.000 per interventi di collegamento e di valorizzazione della rocca d’Anfo (I lotto) e € 545.000 per interventi di collegamento e di valorizzazione della rocca d’Anfo (II lotto).

A detta dell’interrogante, nonostante il lago d’Idro rappresenti un patrimonio naturale unico e nella Convenzione tra Provincia Autonoma di Trento, Regione Lombardia e Provincia di Brescia sul lago d’Idro / Valle Sabbia sia previsto il potenziamento dell’attrattività turistica dell’intero comparto del Lago d’Idro e dell’Alta Val Sabbia, gli stanziamenti della proposta di programma riguardano in misura scarsamente significativa gli interventi atti alla valorizzazione ambientale, storico-culturale e turistica.

Negli schemi di Convenzione tra Regione Lombardia e il Fondo Comuni Confinanti e di Accordo di collaborazione tra Regione Lombardia e Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia si rileva altresì la mancata previsione di istituzione di un comitato paritetico che rappresenti i comuni rivieraschi trentini del lago d’Idro e del bacino del Chiese, i comuni rivieraschi lombardi, la comunità delle Giudicarie, la comunità montana della Valle Sabbia e le associazioni ambientaliste che operano sul territorio.

L’istituzione del suddetto comitato permetterebbe il diritto di partecipazione agli affari delle collettività locali. E’ auspicabile pertanto che detto comitato sia istituito e che allo stesso gli sia assegnato il compito di individuare le necessità e le priorità per la tutela, valorizzazione e promozione dell’area vasta del lago d’Idro anche attraverso forme di consultazione della popolazione locale al fine di assicurare una gestione ottimale delle risorse pubbliche destinate al perseguimento degli scopi prefissati dalle convenzioni e dagli accordi. E’ altrettanto auspicabile che allo stesso vengano assegnate funzioni consultive per esprimere indirizzi sulla ripartizione delle risorse assicurando così un impiego nell’interesse delle popolazioni locali e dell’ambiente lacustre; per monitorare la gestione e l’esecuzione dei progetti approvati e finanziati per garantire il minimo impatto ambientale, la piena attuazione degli stessi e la massima coerenza con i progetti per lo sviluppo del territorio varati dalle associazioni e dagli enti locali; per valutare periodicamente l’efficacia dei programmi e delle azioni della convenzione e dell’accordo di collaborazione tra Regione Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e Provincia di Brescia.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

  1. quali siano le risultanze dell’attività svolta dal Comitato di coordinamento istituito il 14 dicembre 2006 con l’Accordo tra la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento per l’armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d’Idro e del fiume Chiese;

  2. se i resoconti e gli atti prodotti dal Comitato di coordinamento siano stati pubblicati e se, in caso negativo, si intenda renderli pubblici;

  3. al fine di esprimere indirizzi, coordinare e monitorare il perseguimento degli obiettivi di tutela, valorizzazione e promozione dell’area vasta del lago d’Idro, se si intenda adottare i provvedimenti di competenza per inserire nello schema di Accordo di collaborazione tra regione Lombardia e Provincia Autonoma di Trento e la Provincia di Brescia l’istituzione di un comitato paritetico e assicurarne un corretto e proficuo funzionamento e la pubblicizzazione dell’attività prodotta.

Risposta int. 3594/XV – Ass. Mauro Gilmozzi del 9 febbraio 2017

Punto 1.

Per quanto riguarda la parte trentina, le attività svolte dal Comitato di coordinamento sono state quelle di coordinare l’effettuazione delle azioni e delle attività individuate nell’allegato A) all’Accordo del 14 dicembre 2006 attraverso il coinvolgimento diretto delle strutture provinciali competenti per relativa materia.

Punto 2.

Si rappresenta che i resoconti e gli altri prodotti dal Comitato di coordinamento sono atti pubblici. Per il loro accesso vige il Regolamento per l’accesso agli atti.

Punto 3.

Nello schema di Accordo di collaborazione tra Provincia autonoma di Trento, Provincia di Brescia e Regione Lombardia, che è stato oggetto di approvazione anche da parte della Giunta provinciale con deliberazione 11 novembre 2016, n. 1995, non è prevista l’istituzione di uno specifico Comitato paritetico, poiché con questo accordo si intende, da un lato, suggellare le intese raggiunte tra i soggetti interessati nell’ambito del Comitato paritetico per la gestione del Fondo dei comuni confinanti in ordine allo sviluppo dell’ambito Vallesabbia – Area vasta del Lago d’Idro (nuovo collegamento diretto tra il Trentino e Valvestino, valorizzazione della Rocca d’Anfo e realizzazione pista ciclabile lungo il lago) e, dall’altro, dare operativa applicazione agli impegni che Regione Lombardia e la Provincia autonoma di Trento si erano assunti a seguito dell’Accordo del 14 dicembre 2006 (rispettivamente con deliberazione n. 1710 del 3 luglio 2008 e deliberazione n. VIII/7572 del 27 giugno 2008) in ordine ai vincoli di svaso ed invaso (aggiuntivi a quelli del Regolamento 2002) disposti per i serbatoi di Malga Bissina e Malga Boazzo necessari per coordinare (a mezzo di un Protocollo operativo e temporaneo) gli afflussi idrici di monte con i livelli del lago durante i lavori (solo recentemente affidati) per la messa in sicurezza delle opere di regolazione del lago d’Idro. La pubblicizzazione degli atti del Comitato paritetico per la gestione del predetto Fondo sono pubblicati alla pagina www.fondocomuniconfinanti.it.

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INTERROGAZIONE N. 3724/XV A RISPOSTA SCRITTA
Ricalibrazione delle portate d’acqua per il deflusso minimo vitale rilasciate da alcune opere di presa di grandi derivazioni idroelettriche
premesso che

E’ ormai affermato il valore della produzione di energie rinnovabili come quella idroelettrica, di cui sono riconosciute la rilevanza economica e la valenza ambientale.

L’analisi dell’ultimo provvedimento della Giunta provinciale in materia di centrali idroelettriche tuttavia, fa sorgere numerose riserve.

Spesso lo sfruttamento delle risorse idriche genera sull’ambiente acquatico (ambiente di vita dei pesci, indispensabile anche per i processi auto depurativi) impatti negativi diretti e indiretti, in particolare sul potenziale sviluppo economico: i corsi d’acqua rischiano di essere ridotti a rigagnoli maleodoranti preclusi ad altri usi come quello turistico-ricreativo. L’impressione è che di tali impatti la recente regolamentazione non abbia tenuto conto.

Con deliberazione n. 1798 del 14 ottobre 2016 la Giunta provinciale ha approvato lo schema di “… Accordo tra la Provincia autonoma di Trento e Hydro Dolomiti Energia s.r.l. per attuare la sperimentazione per la ricalibrazione dei rilasci d’acqua per il deflusso minimo vitale (DMV) da alcune opere di presa delle grandi derivazioni idroelettriche titolate alla stessa società…”.

Il deflusso minimo vitale (DMV) è stata una delle misure principali che la Provincia ha assunto nel Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP) e nel Piano di Tutela delle Acque (PTA) per aumentare la qualità dei corsi d’acqua. Misura a suo tempo promossa come massima espressione della sensibilità ambientale della Provincia che rinunciava ad una parte di produzione idroelettrica per il bene dell’ambiente. Si evidenzia subito che nel titolo dell’accordo approvato (quello che la Provincia firmerà) non si parla di una sperimentazione (come nell’oggetto della deliberazione sopra citata) ma di “ACCORDO PER LA RICALIBRAZIONE DELLE PORTATE D’ACQUA PER IL DMV RILASCIATE DA ALCUNE OPERE DI PRESA DI GRANDI DERIVAZIONI IDROELETTRICHE” dando per scontato che la ricalibrazione debba per forza avvenire. Anche all’interno del testo dell’accordo, l’aspetto preminente della sperimentazione si perde nei meandri dell’articolato come se ciò fosse un aspetto secondario. In modo ambiguo si passa dalla definizione di un “protocollo di sperimentazione” a quella di “ricalibrazione sperimentale” inevitabile. La valutazione degli esiti della sperimentazione se è poco chiara all’interno del provvedimento, lo è ancora meno nell’articolato. Non si capisce per esempio chi decida e come verranno assunte le decisioni in ordine alla nuova portata di DMV. Ci si sarebbe aspettati che, sulla base degli esiti della sperimentazione, la Provincia adottasse una decisione conseguente, fissando il rilascio del DMV ad un certo livello piuttosto che mantenerlo al livello attuale. Nel provvedimento quest’ultima possibilità non è nemmeno prevista come.

Altro quesito sorge rispetto alle casistiche soggette alla sperimentazione, in pratica tutti gli impianti di Hydro Dolomiti Energia s.r.l.. Spontaneo chiedersi se, in applicazione del principio di precauzione, non sia opportuno ridurre il numero delle aree su cui si effettua la sperimentazione, tenendo conto dei potenziali danni che esiti non voluti e imprevedibili potrebbero comportare; o ancora, limitare la sperimentazione in base a parametri oggettivi, quali ad esempio l’entità dello squilibrio dell’equazione di bilancio idrico che compara le portate naturali, a cui vengono sottratte le utilizzazioni, al valore di DMV.

Sarebbe stato più logico che, partendo dalla sperimentazione su alcune aree campione, si fosse poi esteso l’orizzonte una volta appurato che l’impianto concettuale di monitoraggio e di valutazione definiti nell’accordo, si fossero rivelati efficaci e compatibili con il mantenimento della qualità delle acque.

Rispetto all’oggetto della sperimentazione, si prendono in considerazione solamente gli effetti di una riduzione del DMV a vantaggio della produzione idroelettrica. Ma ci sono anche casi dove il disequilibrio del bilancio idrico è in senso opposto, ossia dove la portata minima vitale non è rispettata. Per questi ultimi quindi sarebbe opportuno sperimentare un aumento del DMV per tentare di migliorare la qualità delle acque.

Rispetto alla legittimità del provvedimento, il comma 2 dell’articolo 11 delle NdA del PGUAP prevede che “la determinazione del DMV è effettuata dalla Provincia per ambiti idrografici omogenei nell’ambito del piano provinciale di cui all’articolo 3, comma 10” (leggi Piano di tutela delle acque). Modeste variazioni ai valori di DMV determinati dal predetto Piano provinciale possono essere disposte direttamente dalla Provincia, nel rispetto delle finalità di cui al comma 1, in esito alle attività di cui al comma 6”.

Rispetto a quanto posto in evidenza, paiono sussistere le seguenti tre aree di dubbio nell’applicazione della norma:

1. modeste variazioni;
2. rispetto delle finalità di cui al comma 1;
3. in esito alle attività di cui al comma 6.

1. Le “modeste variazioni”, indicate dalla stampa locale nel 13% (vedi quotidiano Trentino del 15 ottobre 2016), si collocano in realtà tra il 17 e il 50%, ovvero in un intervallo che non può essere considerato modesto o trascurabile. Soprattutto, è difficile comprendere come queste percentuali siano state assunte dato che il provvedimento non ne fa menzione. La logica avrebbe voluto che fosse l’esito della sperimentazione a determinare le quantità di rilascio ottimale, partendo dalla riduzione progressiva delle portate di DMV e conseguente verifica degli effetti ambientali fino a individuare il corretto DMV (ovvero quello che non dà luogo a deterioramento della qualità). L’impianto sperimentale assunto pare invece molto distante da questa logica. La cosiddetta sperimentazione infatti parte direttamente dalla riduzione importante dei DMV, senza considerare i potenziali effetti negativi.

2. Le “finalità del comma 1” sopracitato sono le seguenti:

“1. Al fine di assicurare il minimo deflusso necessario alla vita negli alvei sottesi, nonché allo scopo di garantire gli equilibri degli ecosistemi interessati e di assicurare il raggiungimento o il mantenimento degli obiettivi di qualità dei corpi idrici ai sensi delle norme statali e provinciali vigenti, le derivazioni di acque da corpi idrici superficiali sono soggette al rilascio del deflusso minimo vitale (DMV)”.

Nelle Linee guida per la definizione dei piani di monitoraggio relativi alla valutazione degli effetti della variazione del deflusso minimo vitale rilasciato dalle grandi derivazioni idroelettriche sullo stato di qualità dei corpi idrici superficiali (allegate al provvedimento) si prevedono deterioramenti e declassamenti della qualità delle acque. Queste evenienze però sono espressamente vietate dalle norme europee, in particolare dalla Direttiva Quadro Acque che all’articolo 4, definendo gli obiettivi ambientali da rendere operativi nei programmi di misure contenuti nei Piani di gestione dei bacini idrografici, indica che “gli Stati membri attuano le misure necessarie per impedire il deterioramento dello stato di tutti i corpi idrici superficiali, fatta salva l’applicazione dei paragrafi 6 e 7 e fermo restando il paragrafo 8;”.

Non risulta che ad oggi siano state applicate le procedure previste ai paragrafi 6 e 7 citati, ovvero quelle di proroga o deroga rispetto agli obiettivi ambientali che possono giustificare i possibili deterioramenti conseguenza della sperimentazione. Pertanto per la Provincia si potrebbe configurare il rischio di incorrere in una procedura di infrazione europea, anche in considerazione del fatto che l’Italia è già soggetta a una procedura preliminare di infrazione relativamente a questioni inerenti il settore idroelettrico (EU PILOT 6011-14 ENVI 2015, con oggetto l’applicazione delle Direttive Quadro Acque, Habitat e VIA in relazione all’idroelettrico).

3. Circa “l’esito delle attività di cui al comma 6” dell’articolo 11 delle NdA del PGUAP, secondo cui “La Provincia attua le necessarie attività di verifica, di studio e di sperimentazione per il monitoraggio degli effetti derivanti dall’applicazione del presente articolo”, nel caso tra le parti non ci fosse convergenza nella valutazione degli effetti della sperimentazione, l’accordo non prevede alcuna procedura per dirimere la controversia. L’impressione che se ne può trarre è che il monitoraggio sia una mera formalità dato che la decisione è di fatto assunta a priori.

Tutto ciò premesso si interroga il Presidente della Provincia per conoscere

1. perché la sperimentazione è limitata ai casi in cui si dà luogo alla riduzione del DMV escludendo quelli dove sarebbe necessario aumentarlo per perseguire una migliore qualità ambientale;

2. se è stato ponderato, da parte di chi e con quale esito, il rischio di incorrere in una procedura di infrazione europea o in un intervento delle istituzioni statali preposte alla tutela dell’ambiente;

4. se le quantità di riduzione proposte nella sperimentazione rispettano il concetto di “modeste variazioni” prescritte nelle norme del PGUAP;

5. quali sono i riscontri scientifici alla base della scelta di ridurre il DMV nelle quantità proposte dall’accordo;

6. come e con quali criteri sono stati individuati i casi su cui attivare la sperimentazione;

7. come e con quali criteri è stata individuata l’area soggetta alla sperimentazione e se si è tenuto conto dei potenziali danni che si potrebbero arrecare all’ambiente;

8. quali sono le modalità di svolgimento delle attività di controllo e valutazione richieste dall’accordo, con indicazione della struttura competente;

9. a quanto ammontano le eventuali maggiori entrate per la Provincia;

10. quali sono i prevedibili impatti della sperimentazione sugli utilizzatori a valle dei punti di rilascio del DMV (pescatori, canoisti, torrentisti…) e sulle loro legittime aspettative di fruizione dell’ambiente acquatico;

11. per quali ragioni non si è ritenuto opportuno coinvolgere nelle decisioni le componenti socio economiche e le popolazioni interessate.

Risposta int. 3724/XV – Ass. Mauro Gilmozzi del 9 febbraio 2017

A riguardo di quanto rappresentato dall’interrogante, preme evidenziare come la deliberazione n. 1798 del 14 ottobre 2016 dia attuazione al Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche (PGUAP) del 2006 e si collochi, pur con un aggiustamento in riduzione dei rilasci per il DMV previsti dallo stesso Piano, nell’ambito di un percorso virtuoso che ha visto, e vede, l’Amministrazione provinciale all’avanguardia nel panorama nazionale sul fronte del perseguimento degli obiettivi di qualità delle acque e degli habitat e persegua, comunque, ricercando un giusto punto di equilibrio, obiettivi generali di tutela dell’ambiente e di contrasto ai cambiamenti climatici attraverso la valorizzazione delle fonti energetiche rinnovabili. Tale ricerca tiene conto dell’importante sforzo che è stato chiesto ai grandi derivatori idroelettrici nel 2009 al fine di recuperare rapidamente lo stato qualitativo appropriato per i corsi d’acqua trentini; ciò anche a fronte del fatto che, per molte derivazioni minori e per altri usi, l’obbligo di rilascio è stato procastinato fino al 31 dicembre 2016 .

Oltre a ciò, ne è buona e concreta testimonianza l’aggiornamento del Piano di Tutela delle Acque del dicembre 2015, che introduce tutta una serie di condizioni, di vincoli e di criteri che considerano, per la prima volta, tutta una serie di priorità di interessi nella fruizione della risorsa idrica (equilibri paesaggistici, navigabilità, usi sportivi che, ecc.) diversi rispetto a quello idroelettrico volti a orientare la valutazione delle nuove richieste di concessione di acqua.

Ciò premesso, rispetto agli specifici punti indicati dall’interrogante, si rappresenta quanto segue:

Il Piano di Tutela delle Acque (PTA), approvato con deliberazione 16 febbraio 2015, n. 233, ha caratterizzato lo stato qualitativo dei 412 corpi idrici identificati in applicazione del D.M. n. 131/2008.

Le norme di attuazione del vigente PTA prevedono, all’art. 9, comma 5, che possono essere verificati i valori del DMV stabiliti dal PGUAP con appositi programmi di monitoraggio e di verifica degli aspetti tecnici, idraulici, idrologici, ambientali e di sicurezza, correlati a ciascuna derivazione. Il successivo comma 6 del medesimo articolo 9 stabilisce che sulla base degli elementi conoscitivi acquisiti ai sensi del comma 5 e in presenza di motivate ragioni, il valore del DMV può essere ricalibrato, anche mediante specifici accordi di programma tra la Provincia e il concessionario, avendo comunque riguardo al valore di riferimento indicato alla cartografia del PGUAP.

Questi articoli trovano quindi applicazione nell’Accordo tra la Provincia Autonoma di Trento e la società Hydro Dolomiti energia S.r.l. per la ricalibrazione delle portate d’acqua per il DMV rilasciate da alcune opere di presa delle grandi derivazioni idroelettriche.

Il Piano di Tutela ha identificato i corpi idrici che non raggiungono gli obiettivi di qualità previsti dalla Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE e ha analizzato quali sono gli elementi di pressione che incidono sullo status qualitativo. A fronte di queste pressioni sono stati individuati degli interventi che riguardano una serie di pressioni diffuse e puntuali. Tra queste va segnalato anche l’attivazione dei rilasci da tutte le altre derivazioni diverse dalle grandi derivazioni idroelettriche che fino ad ora non attuavano il rilascio o lo attuavano in quantità non sufficienti per perseguire una migliore qualità ambientale.

Non vi sono rischi di incorrere in procedure di infrazione o di intervento statale in quanto non vengono messi in discussione gli obiettivi di qualità della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE. L’approccio scelto per la procedura di ricalibrazione dei rilasci è tale per cui nel primo biennio di monitoraggio si verificherà se vi sono possibili casi di deterioramento della qualità ovvero casi con possibilità di declassamento. In questo ultimo caso, qualora il declassamento dipendesse dalla riduzione del DMV, la Provincia stabilirà i termini e le modalità di un progressivo aumento delle portate da rilasciare e nel limite massimo dei valori in essere alla data di sottoscrizione dell’Accordo.

La quantità di rilascio proposte nella sperimentazione costituiscono delle variazioni. La sperimentazione è utile a definire se queste possano esser considerate modeste nel senso che consentono di modificare in modo definitivo le quantità previste dal PGUAP mantenendo gli obbiettivi previsti per lo stato qualitativo dei corsi d’acqua.

I corpi idrici interessati dalla sperimentazione in argomento hanno già raggiunto gli obiettivi di qualità previsti dalla normativa comunitaria e non sono interessati da pressioni derivatorie tali da comprometterne lo status qualitativo. Pertanto, data la natura sperimentale, il criterio seguito per individuare le opere di presa dalle quale diminuire il rilascio è stato quello dei corsi d’acqua classificati in stato Buono, evitando di avviare la sperimentazione con corsi d’acqua classificati in stati qualitativi inferiori. Le modalità con cui verrà attuato il monitoraggio corrispondono a criteri scientifici (Indice di Habitat) di recente introduzione atti a rappresentare in modo più adeguato lo stato qualitativo dell’ambiente acquatico al variare della portata fluente.

La sperimentazione viene effettuata a valle delle opere di presa in concessione ad Hydro Dolomiti Enel S.r.l. che insistono su corpi idrici che hanno già raggiunto gli obiettivi di qualità della Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE. Così come previsto dalla normativa questi obiettivi non solo devono essere raggiunti ma vanno mantenuti. Per questo è stato previsto all’interno dell’Accordo che venga svolto un monitoraggio specifico che vada a verificare non solo il mantenimento degli obiettivi ma anche possibili deterioramenti. Per questo si è scelto di inserire come parte integrante dell’Accordo anche delle Linee Guida specifiche sul monitoraggio che possano delineare in maniera precisa cosa e come deve essere monitorato. Sarà l’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente a seguire l’attività del monitoraggio che rimane a carico del concessionario.

Il maggior valore per il sistema pubblico previsto in base all’applicazione dell’accordo è quantificabile in complessivi euro 2,56 milioni annui, dei quali 1,23 milioni di euro sono riferiti ad entrate monetarie per canoni demaniali, per sovracanoni rivieraschi e BIM nonché di imposte, 980 mila euro sono riferiti alle attività aggiuntive per il territorio e 335 mila euro corrispondono alla fornitura annuale di energia elettrica .

Si ritiene che non vi siano impatti rilevanti della sperimentazione sugli stakeholders dei corsi d’acqua oggetto di sperimentazione. In particolare preme evidenziare che, per poter tutelare anche l’interesse alieutico, il monitoraggio previsto nei corsi d’acqua interessati prevede la valutazione dell’impatto sugli habitat fluviali per la fauna ittica. Il minor rilascio previsto dalle opere di presa non è significativo per quanto attiene le attività della canoa o del torrentismo sui corsi d’acqua più direttamente interessati. Tali attività fino ad ora sono libere e possono esser esercitate rispetto alle condizioni dello status quo dei corsi d’acqua. Al momento della ri-assegnazione delle concessioni di grande derivazione d’acqua a scopo idroelettrico è previsto la possibilità di riconoscere la prevalenza delle acque ad usi diversi rispetto a quelli idroelettrici; conseguentemente potranno esser definiti appositi titoli legittimi come quello per gli usi sportivi.

Effettivamente, vi sono state delle carenze sul piano della comunicazione e della partecipazione in relazione alle previsioni normative che disciplinano la materia oramai da più anni e al carattere sperimentale dell’iniziativa.

Tuttavia, proprio in relazione all’esito degli incontri attivati sul territorio con i principali portatori d’interesse, comunque prima che il provvedimento trovasse concreta attuazione, sono state adottate specifiche misure volte, da un lato, ad attivare tavoli tecnici di confronto e di approfondimento, e, dall’altro, a spostare al primo marzo l’attivazione della sperimentazione, così da rendere possibile il recepimento di quanto emergerà dai predetti tavoli in termini di proposte modificative.

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