Cittadinanza italiana dei discendenti degli emigrati dai territori dell’ex Impero austro-ungarico: depositata interrogazione parlamentare sul voto del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol

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È stata depositata alla Camera dei deputati l’interrogazione parlamentare n. 4-07988 presentata dall’on. Alfonso Colucci e sottoscritta dagli onorevoli Gaetano Amato ed Emma Pavanelli per chiedere al Governo se intenda tenere conto del voto approvato dal Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol sulla nuova disciplina della cittadinanza italiana introdotta dalla legge n. 74 del 2025.

L’atto ispettivo richiama l’ordinanza del Tribunale di Mantova che ha rimesso alla Corte costituzionale la questione di legittimità dell’articolo 3-bis della legge sulla cittadinanza, evidenziando numerosi possibili profili di contrasto con la Costituzione, a partire dagli effetti retroattivi della norma e dalle disparità di trattamento generate da ritardi amministrativi e procedurali indipendenti dalla volontà degli interessati.

L’interrogazione sottolinea inoltre la particolare rilevanza della questione per il Trentino-Alto Adige/Südtirol, territorio profondamente segnato dalla storia dell’emigrazione e direttamente coinvolto dall’applicazione della legge n. 379 del 2000 sul riconoscimento della cittadinanza ai discendenti delle persone originarie dei territori dell’ex Impero austro-ungarico.

Il 18 marzo 2026 il Consiglio regionale ha approvato il voto n. 7/XVII esprimendo forte preoccupazione per gli effetti retroattivi della nuova normativa e per il rischio di discriminazioni nei confronti di persone che avevano maturato un legittimo affidamento nella disciplina previgente. Un voto politico-istituzionale importante che ora il Governo non può ignorare.

L’interrogazione pone anche un tema più generale e troppo spesso sottovalutato: quello della scarsa trasparenza e della mancanza di procedure certe nella trasmissione e presa in carico degli atti approvati dalle assemblee legislative territoriali ai sensi dell’articolo 35 dello Statuto speciale. Troppo frequentemente i voti approvati dal Consiglio regionale rischiano di perdersi nei meccanismi burocratici ministeriali e parlamentari, senza che vi sia un’istruttoria chiara, verificabile e sistematica.

Per questo motivo viene chiesto al Governo non soltanto se sia a conoscenza del voto approvato dal Consiglio regionale e se esso sia stato formalmente acquisito dai ministeri competenti, ma anche se intenda valorizzarne il contenuto nell’ambito del giudizio pendente davanti alla Corte costituzionale.

Di fronte a una questione che coinvolge diritti fondamentali, principio di uguaglianza, certezza del diritto e rapporto tra Stato e comunità italiane all’estero, non è più rinviabile una presa di posizione chiara da parte del Governo.

Il voto del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige/Südtirol rappresenta infatti una presa di responsabilità istituzionale che merita attenzione concreta e non semplice archiviazione burocratica.

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