No al nuovo inceneritore a Trento: difendiamo il futuro del Trentino con il riciclo e l’innovazione, non con i fumi del passato

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Trento, 19 maggio 2026 – Il Movimento 5 Stelle del Trentino si schiera con forza e convinzione contro il progetto del nuovo inceneritore di Trento. Nel corso della conferenza stampa odierna, il rappresentante del gruppo territoriale del M5S, Angelo Rigotti, ha rilanciato le ragioni del “No” all’impianto, presentando la petizione popolare No al nuovo inceneritore”. Trentino, non bruciamo il futuro!.

“Come Movimento 5 Stelle sosteniamo convintamente questa petizione – ha dichiarato Angelo Rigotti perché crediamo che il Trentino meriti una gestione dei rifiuti moderna, innovativa e davvero sostenibile. Dire no all’inceneritore non significa ignorare il problema: significa volerlo affrontare meglio, investendo su riduzione, recupero dei materiali, riciclo avanzato e innovazione industriale. Ci preoccupa l’idea di vincolare per decenni il territorio a un impianto costoso, impattante e già oggi in parte superato dalle nuove politiche europee sull’economia circolare.”

La posizione espressa dal gruppo territoriale trova una totale e perfetta sponda nelle evidenze scientifiche illustrate dal fisico Claudio Della Volpe. Lo scienziato ha ricordato come le politiche europee considerino l’incenerimento l’ultima scelta possibile nella gestione dei rifiuti. Bruciare plastica e tessili libera gas serra e sostanze derivate dal petrolio; inoltre, un quarto del materiale bruciato si trasforma in ceneri che richiedono discariche speciali, attualmente assenti in Trentino. Della Volpe ha indicato la vera strada da seguire: riciclo avanzato e trattamento dei tessili sanitari (pannolini, che pesano per il 24-25% del residuo), tecnologie già attive in Italia che creerebbero occupazione pulita e porterebbero il Trentino all’avanguardia.

Questa profonda riflessione scientifica è esattamente identica a quella che il Movimento 5 Stelle ha già portato nelle aule del Parlamento tramite la deputata Emma Pavanelli.

L’onorevole Pavanelli aveva infatti depositato una specifica interrogazione parlamentare a risposta scritta (atto Camera 4-01533) per denunciare l’anomalia del progetto trentino. Nell’atto ispettivo, Pavanelli ha sottolineato come la Provincia di Trento, con una raccolta differenziata già d’eccellenza (all’82,7%), rischi di fare un clamoroso balzo all’indietro. Con un secondo inceneritore nella regione (dopo quello di Bolzano), la capacità di incenerimento regionale schizzerebbe a oltre il 45% contro una media nazionale del 18%, trasformando il Trentino-Alto Adige nella regione con il più alto numero di inceneritori per abitante.

Persino nelle risposte del Ministero dell’Ambiente emerge chiaramente che la “gerarchia dei rifiuti” imposta dall’Europa (riduzione, riuso, riciclo) deve essere la priorità assoluta e che l’incenerimento resta l’extrema ratio. Costruire un nuovo impianto significa ignorare la vocazione green del territorio e l’obbligo di ridurre i gas serra in una vallata già gravata dal traffico dell’autostrada del Brennero.

Questa battaglia non è isolata, ma parte da una visione condivisa per la città. La petizione popolare “No al nuovo inceneritore. Trentino, non bruciamo il futuro!” – che potrà essere firmata sia in formato cartaceo sia online sulla piattaforma Change.org – è stata promossa e sostenuta congiuntamente dalla lista civica Onda, Rifondazione Comunista e Movimento 5 Stelle, uniti in coalizione a livello locale a Trento.

Invitiamo tutti i cittadini, le associazioni e le comunità locali a firmare e a far sentire la propria voce. Costruiamo insieme un’alternativa credibile, lungimirante e libera dai fumi del passato.

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