Un’intervista che dice molto (anche per ciò che non dice): note sul dibattito politico in Trentino
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Ancora una volta, il dibattito politico trentino sembra costruirsi più attraverso operazioni di framing che tramite un confronto reale e approfondito tra posizioni diverse.
L’intervista a Filippo Degasperi pubblicata da Il T il 16 aprile scorso è, da questo punto di vista, particolarmente significativa. Non tanto per ciò che viene detto esplicitamente, quanto per ciò che resta sullo sfondo, non approfondito o del tutto assente.
Quando viene richiamato il Movimento 5 Stelle, emergono infatti alcune semplificazioni ricorrenti: si torna, ad esempio, alla narrazione del “non parlavano con nessuno”, riferita al 2013, oppure si suggerisce che “abbia fatto bene stare un po’ all’opposizione”, come se questa non fosse stata, in realtà, la condizione prevalente del Movimento per gran parte della sua storia politica.
Queste affermazioni, però, non vengono mai accompagnate da un reale approfondimento. Quando si dice che “si è provato a dialogare ma non c’è stata apertura”, non vengono poste domande essenziali per comprendere il senso di questa dichiarazione: quando sarebbe avvenuto questo tentativo? Con quali interlocutori? Su quali contenuti? Con quali risposte?
Allo stesso modo, da lungo tempo, manca completamente qualsiasi riferimento all’attività politica attuale del Movimento 5 Stelle sul territorio, dalle iniziative istituzionali a quelle civiche e partecipative. Un’assenza che, di fatto, contribuisce a restituire un’immagine parziale e sbilanciata.
Il risultato complessivo è un meccanismo ormai riconoscibile: alcuni soggetti politici vengono progressivamente normalizzati, anche quando presentano evidenti contraddizioni, mentre altri continuano a essere raccontati attraverso etichette e schemi interpretativi ormai cristallizzati.
Non è necessario un attacco frontale per produrre delegittimazione. È sufficiente orientare il racconto, selezionare le domande, evitare alcuni approfondimenti e, soprattutto, omettere parti rilevanti della realtà.
È in questo modo che, giorno dopo giorno, si costruisce il perimetro di ciò che viene percepito come politicamente legittimo – e di ciò che, invece, ne resta ai margini.
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