Politiche 2027: la sfida è al centro o nella mobilitazione popolare?

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Dopo le amministrative di domenica e lunedì 24 e 25 maggio, provo a riflettere su alcuni possibili scenari che potrebbero presentarsi alle prossime elezioni politiche. Lo farò prendendo spunto da due interessanti articoli pubblicati sul Fatto Quotidiano il 27 maggio.

Alberto Airola, ex senatore del Movimento 5 Stelle, nella rubrica Lo dico al Fatto, spiega molto bene come Renzi sia stato uno strumento di poteri più grandi — finanziari, economici e mediatici — e come le sue manovre non sarebbero andate a segno senza la “manina” del Presidente della Repubblica. Secondo Airola, uno scenario simile potrebbe ripresentarsi qualora il cosiddetto “campo largo” dovesse vincere nel 2027: qualche mese di tensioni interne, difficoltà nelle nomine e nei rapporti tra le diverse componenti della coalizione, ed ecco pronta la soluzione. Non nuove elezioni, ma un governo di responsabilità nazionale benedetto dal Quirinale.

Non sarebbe certo uno scenario auspicabile. Ma, aggiungo io, sarebbe probabilmente il frutto di scelte politiche poco coraggiose, tipiche della logica del “dentro tutti pur di vincere”.

Come uscire da queste stantie logiche partitiche, che appaiono sempre più incapaci di mobilitare i cittadini?

A offrire una possibile risposta è Domenico Gallo nell’articolo “L’esempio pacifista” che ha trascinato la vittoria a Pistoia. Qui il candidato sindaco Giovanni Capecchi, espressione della società civile, è riuscito a vincere dopo due legislature a guida Fratelli d’Italia e anche contro il Partito Democratico, che alle primarie aveva presentato una propria candidata.

Come è stato possibile? Attraverso una mobilitazione dal basso che ha visto correre insieme associazioni civiche e di volontariato, realtà del mondo cattolico e della sinistra, intellettuali, movimenti studenteschi e insegnanti impegnati sui temi della pace. Una forte partecipazione popolare, già emersa durante le primarie, che si è trasformata in quella che Gallo definisce “un’alleanza con un cuore e un’anima”.

“Capecchi – scrive Gallo – ha messo a frutto il suo impegno nella campagna per il No al referendum costituzionale, la sua vicinanza ai movimenti di denuncia del genocidio a Gaza e di solidarietà con la Palestina, che hanno coinvolto un numero crescente di giovani, e ha fatto capire che la lotta per la pace è interesse specifico di ogni comunità locale”.

E conclude: “Gli strateghi del centrosinistra prendano esempio dall’esperienza di Pistoia. Le elezioni non si vincono al centro; si vincono motivando i cittadini al voto e offrendo una visione del futuro saldamente ancorata ai valori di pace, giustizia sociale, democrazia e libertà che la Costituzione ha consegnato al popolo italiano”.

(Paolo Degasperi)

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