Il Territorio sotto attacco: la mobilitazione No Tav contro l’opacità del bypass di Trento

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Il 22 maggio 2026, presso la sala circoscrizionale di via Giusti, si è tenuta un’affollata assemblea cittadina organizzata dai Comitati No Tav. Al centro del dibattito, le crescenti preoccupazioni per l’impatto ambientale, la gestione dei terreni inquinati e la mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni sul progetto del bypass ferroviario.

La serata ha fotografato un territorio in piena mobilitazione, unito nel dire “no” a un’opera definita devastante e imposta dall’alto.

Terre inquinate e addio alle barriere: la denuncia dei comitati.

Ad aprire l’incontro è stata Sara, attivista del comitato, che ha denunciato quella che definisce un’azione di forza da parte di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Nonostante le forti criticità emerse, RFI ha infatti avviato i piani PUT (Piano Utilizzo Terre).

«Di barriere idrauliche non si parla più» – ha spiegato l’attivista – «I terreni inquinati vengono scavati e trasportati nelle cave di tutto il Trentino, diffondendo il pericolo ovunque».

La preoccupazione sta unendo l’intera asta dell’Adige: da Rovereto a Besenello, fino a Marco, la cittadinanza sta manifestando una netta contrarietà.

💰 Grandi manovre finanziarie e il “silenzio” delle istituzioni.

L’intervento di Elio Bonfanti ha puntato il dito sui costi e sulla gestione politica dell’opera. Nonostante gli annunci del Ministro Salvini sulla certezza della realizzazione (seppur in ritardo e con costi lievitati), Bonfanti ha evidenziato come queste grandi infrastrutture si reggano su manovre finanziarie pluridecennali.

I fondi erogati: lo Stato ha già elargito 350 milioni di euro a RFI, nonostante un piano d’avanzamento stravolto e tempi dilatati che testimoniano gravi difficoltà gestionali.

Il muro del silenzio: Sindaco, Provincia, APPA e Osservatorio sembrano essere scomparsi dal dibattito pubblico, trincerati dietro a un silenzio assordante.

⚠️ La mappa del rischio: idrocarburi, ex Sloi e PFAS

Durante l’assemblea sono emersi dettagli allarmanti sullo stato del sottosuolo trentino e sui materiali utilizzati nei cantieri:

Sotto la rotonda di Nassiriya è stata individuata un’enorme vasca sotterranea di idrocarburi pericolosi (270 metri di lunghezza per 70 di larghezza e 15 di profondità).

Le aree ex Sloi ed ex Sequenza: la Sloi rimane inquinatissima, mentre sull’area Sequenza grava il progetto di una torre altissima.

L’allarme PFAS: preoccupa l’uso di un particolare cemento per sostenere le volte della galleria, contenente sostanze tossiche come i PFAS, che rischiano di contaminare i terreni e le falde acquifere attraverso la dispersione dei materiali di scavo nelle cave locali.

Traffico insostenibile: si prevede la circolazione continua di circa un centinaio di camion per trasportare le terre estratte dai sobborghi alle valli.

Le alternative concrete per una vera bonifica ci sarebbero (come il trasferimento dei terreni negli altiforni in Germania per bruciare le sostanze tossiche, oppure tecniche di fitodepurazione con alberi specifici), ma la logica del cantiere sembra ignorarle.

🌱 Devastazione a sud e l’appello alla sicurezza.

La consapevolezza del disastro ambientale è ormai evidente soprattutto a sud di Trento. È sotto gli occhi di tutti la devastazione del territorio di Mattarello, in particolare nella località di Acquaviva, dove un’area protetta è stata sfregiata in modo irrimediabile.

Per questo, Mauro Facchinelli (del comitato Cristo Cristo Attiva) ha chiesto con urgenza l’installazione di barriere idrauliche per mettere in sicurezza l’area, bloccando l’inquinamento prima che dilaghi ulteriormente verso sud.

🏛️ Il ruolo della politica e delle associazioni ambientaliste

L’assemblea si è chiusa con riflessioni amare sul fronte politico e dell’associazionismo. Se da un lato si parla apertamente di un sistema di gestione in cui gli amministratori locali non oppongono resistenza, dall’altro c’è forte apprensione per le scelte concrete sul territorio.

Virgilio Valentini ha ricordato il caso emblematico di Lona Lases, dove vicino alle case sono stati depositati ben 700 mila metri cubi di materiale.

Valentini ha lanciato anche un appello alle associazioni ambientaliste, ad oggi giudicate troppo defilate rispetto a quanto avviene all’estero (in Germania, ad esempio, la mobilitazione è riuscita a fermare il bypass). La speranza dei comitati è che queste realtà si schierino apertamente e in modo netto al fianco dei cittadini.

📢 Prossimo appuntamento: scendiamo in piazza!

La cittadinanza non si ferma. I comitati stanno organizzando una grande manifestazione congiunta per il prossimo 13 giugno in Piazza Dante a Trento. L’invito è esteso a tutti coloro che vogliono difendere il territorio, l’acqua e la salute pubblica.

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