Il 13 maggio il Senato della Repubblica ha approvato definitivamente la riforma dello Statuto di autonomia del Trentino-Alto Adige/Südtirol. Il testo è passato senza modifiche sostanziali rispetto alla versione licenziata dal Governo e approvata in prima lettura alla Camera. Erano infatti stati respinti tutti gli emendamenti e gli atti di indirizzo presentati dal Movimento 5 Stelle per introdurre maggiori garanzie democratiche, strumenti di trasparenza e forme di partecipazione popolare.
Nel frattempo, gran parte dei media locali si è limitata a celebrare l’approvazione della riforma come un rafforzamento dell’autonomia, senza entrare nel merito del dibattito parlamentare del 13 maggio e senza dare spazio alle criticità sollevate in Aula nelle precedenti letture.
Già durante la prima lettura erano rimasti quasi del tutto assenti dalla cronaca i contenuti delle proposte avanzate dal deputato M5S Alfonso Colucci — protagonista anche di un convegno sulla riforma statutaria insieme ad Alessandro Urzì e all’ex presidente della Provincia Ugo Rossi — così come le questioni relative ai contrappesi democratici e al ruolo dei Consigli elettivi. In questa seconda e definitiva approvazione, il silenzio dei mezzi di informazione si è esteso perfino agli interventi critici pronunciati in Senato nei giorni scorsi.
Uno dei punti più rilevanti messi in evidenza dagli esponenti pentastellati riguarda il rischio di ridurre il sindacato di costituzionalità esercitato dalla Corte costituzionale sulle leggi provinciali e regionali. Nel corso del dibattito è stato sottolineato come l’eliminazione di alcuni limiti storicamente utilizzati dalla Corte per valutare la compatibilità delle norme provinciali con l’ordinamento statale possa produrre effetti difficilmente reversibili. Un senatore del M5S ha parlato esplicitamente del tentativo di “comprimere” la funzione arbitrale della Corte costituzionale e della possibilità che vengano limitati anche gli spazi di intervento dei futuri Parlamenti nazionali.
Particolarmente articolato è stato l’intervento finale del senatore avv. Roberto Cataldi, che ha motivato l’astensione del Movimento 5 Stelle richiamando la necessità di tenere insieme il rispetto dell’autonomia speciale e la tutela dei principi fondamentali della Costituzione. Cataldi ha riconosciuto le ragioni storiche dell’autonomia altoatesina-sudtirolese e trentina, ma ha evidenziato come il testo approvato non sia stato modificato “di una virgola” nonostante le criticità emerse durante il confronto parlamentare.
Nel suo intervento, Cataldi ha contestato soprattutto il nuovo assetto delle competenze ambientali, ricordando che l’articolo 9 della Costituzione affida alla Repubblica la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni. Secondo il senatore pentastellato, la riforma rischia invece di territorializzare una materia che per sua natura supera i confini amministrativi: “gli ecosistemi non hanno dei confini”, ha affermato in Aula.
Ma il passaggio più politico del suo intervento ha riguardato il metodo con cui la riforma è stata costruita. Cataldi ha denunciato lo spostamento del potere dai Consigli elettivi alle Giunte, sostenendo che la riforma non costruisce “un’autonomia delle comunità” ma una semplice “redistribuzione dei poteri”. Ha inoltre ricordato come gli emendamenti del M5S per introdurre maggiore trasparenza e partecipazione democratica siano stati respinti senza reale discussione.
Il Movimento 5 Stelle ha quindi confermato la propria linea di astensione: non un voto contrario all’autonomia speciale e alla sua storia, ma nemmeno un sostegno a una riforma ritenuta insufficiente sul piano democratico e istituzionale. Una posizione che, al di là degli slogan celebrativi, avrebbe meritato maggiore attenzione anche nel dibattito pubblico locale.