Depotenziamento dell’Ospedale di Arco a servizio dei comuni dell’Alto Garda e Ledro

Depotenziamento dell’Ospedale di Arco a servizio dei comuni dell’Alto Garda e Ledro

Riportiamo integralmente l’intervento della Consigliera Colò:

Negli ultimi 2 mesi abbiamo assistito all’ultimo atto della terribile sceneggiata che si è svolta ai danni non solo dell’ospedale di Arco, ma di tutti gli ospedali periferici del Trentino. Fino ad ottobre avete recitato la parte con parole tranquillizzanti, ci avete promesso che i nostri servizi non sarebbero stati toccati, mentendo a tutti i cittadini. A novembre, di punto in bianco, ci avete detto che bisognava recepire la norma europea sul riposo di 11 ore: da un giorno all’altro è mancato il personale, soprattutto gli anestesisti, e interi reparti fondamentali, tra cui i punti nascita, sono stati chiusi durante la notte e nei fine settimana. In realtà eravate perfettamente consapevoli di ciò che sarebbe avvenuto, tutto questo è il risultato di vostre precise decisioni.
Per chiarire il senso di quella che a nostro avviso è una pericolosa strategia politica, viene utile una citazione di Noam Chomsky, uno dei più grandi intellettuali viventi, che non ha mai rinunciato ad essere coscienza critica della nostra società.
Chomsky afferma
“Questa è la strategia standard per privatizzare: togli i fondi, ti assicuri che le cose non funzionino, la gente si arrabbia e tu consegni al capitale privato”.
Un meccanismo che in Italia e in Trentino sta diventando ogni giorno sempre più concreto: è questa, infatti, la strategia posta in essere per lo smantellamento del sistema sanitario provinciale e nazionale a favore di quello privato.
Ma andiamo con ordine e ricordiamo le tappe di questa brutta storia:
Era il 2010 quando veniva firmato dall’allora assessore Rossi (oggi presidente della provincia di Trento) e dall’allora presidente Dellai l’accordo Stato-Regioni, che prevedeva la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti all’anno. A distanza di cinque anni, di fronte alle proteste dei cittadini la Provincia prima ha provato a dare la colpa a Roma, poi, visto che la protesta non si placava, ha svogliatamente avviato una discussione con il Governo al fine di ottenere una deroga per quei punti nascita – e mi riferisco ad Arco, Cavalese, Cles e Tione – che altrimenti avrebbero dovuto chiudere perché al di sotto di questa soglia. Peccato che – nonostante le Sue rassicurazioni in questo stesso consiglio solo 2 mesi fa – la richiesta di deroga non sia ancora partita da Trento. Abbiamo un comitato tecnico composto da ginecologi, ostetriche, pediatra, anestesista, che però non funziona, perché l’assessore competente non lo ha mai convocato. Questo è scandaloso.
A fine novembre vi siete accorti che entro pochi giorni andava recepita la normativa europea n. 161 del 30 ottobre 2014, che prevede l’obbligo dei turni di riposo di 11 ore per il personale sanitario. Una norma sacrosanta e che esiste da più di un anno. Ma a causa della vostra disorganizzazione, da un giorno all’altro siamo piombati nel caos: pronti soccorso chiusi la notte e punti nascita con orario part-time. La vostra negligenza ha trasformato quello che avrebbe dovuto essere un semplice adempimento normativo in uno stato di perdurante emergenza.
Ecco la strategia. Ecco le scelte calate dall’alto, che si cerca di far apparire come necessarie e indifferibili, ma che in realtà sono il frutto di un preciso disegno politico e cioè la volontà di chiudere entro un certo periodo di tempo tutti gli ospedali periferici. Anche se a ben guardare, il punto nascita di Cles gode di un particolare salvacondotto, avendo evitato, al contrario degli altri ospedali di valle, la chiusura notturna e nel fine settimana. Vogliamo credere che questo sia frutto di una precisa ragione tecnica e non, come verrebbe involontariamente da pensare, perché l’assessore Zeni e il direttore Flor provengono dalla Valle di Non! Non ce ne vogliano gli utenti dell’ospedale di Cles, ma non si capisce quale sia la differenza fra Cles, Arco, Tione, Cavalese o Borgo Valsugana.
La situazione che interessa oggi i reparti di pronto soccorso, ortopedia e i punti nascita degli ospedali periferici non è che la punta di un iceberg. L’ultimo malanno provocato da una gestione scellerata che negli anni ha prodotto ogni genere di problemi: costi per i cittadini fra i più alti d’Italia, tempi lunghissimi per ogni tipo di prestazione ambulatoriale TAC, risonanze, ecografie.
Disagi che però spariscono magicamente quando si sceglie di optare per il servizio in libera professione. Servizi svolti da medici dipendenti dall’azienda sanitaria con la modalità intra moenia, che esercitano la professione medica privatamente ma utilizzano locali ed attrezzature pubbliche. Se un secondo prima il tempo di attesa per una visita era di , mettiamo 3 mesi, scegliendo la libera professione c’è posto già il giorno dopo!! Cioè dobbiamo pagare per avere un servizio che dovrebbe essere pubblico e garantito.
Questo è già l’inizio della privatizzazione.
Il risultato deprimente di queste strategie è palese, così come sono sotto gli occhi di tutti i risultati prodotti dalla gestione Flor/Rossi sul comparto sanitario, a partire dall’idea estemporanea di trasformare in part time punti nascita e pronto soccorso degli ospedali di valle.
Prima l’assessora Borgonovo Re e poi lei, assessore Zeni, avete rivelato di non essere mai stati informati dal direttore generale Flor dell’entrata in vigore della normativa europea sul riposo di 11 ore. Significa che abbiamo un direttore generale che ci costa la bellezza di circa 200.000 euro all’anno per NON informare l’assessore di questa normativa, producendo così un gravissimo disservizio che perdura tutt’oggi. Le chiediamo quindi, assessore Zeni, se anche per quest’anno riconoscerà il massimo del premio di produttività al direttore generale Flor, premio che nel 2014 era di 40.000 euro. Se il premio sarà corrisposto vorrà dire inequivocabilmente che è confermato e condiviso il pieno raggiungimento dell’obiettivo politico di depotenziare gli ospedali periferici. Tutti, salvo Cles ovviamente.
Ancora, alla luce degli ultimi sviluppi, non ritiene quanto mai urgente ripensare all’incarico di recente riaffidato al direttore dell’Azienda sanitaria Flor, tra l’altro senza alcuna selezione? Noi siamo per la richiesta di dimissioni subito.

State tenendo in piedi una farsa e il bando di concorso pubblico per trovare il personale mancante ne è l’ultimo esempio. Un concorso con criteri assurdi, ma tanto cosa ne capiscono i cittadini? Voi ed i vertici della sanità trentina potrete dire di averlo fatto, scaricando comodamente la colpa sul personale medico che non si è presentato. Ma sapete, sappiamo che il bando andrà quasi certamente deserto.
Perché è stato indetto un concorso per ogni singolo ospedale?
Perché la validità del concorso è stata vincolata alla presentazione di tutta la equipe medica al completo?
Non venite a raccontarci che mancano i soldi o le risorse finanziarie. Non continuate a dire che dobbiamo razionalizzare, tagliare servizi, reparti e chiudere interi ospedali. Sono tutte frottole: i soldi ci sono, noi le tasse le paghiamo. Il problema è che le risorse sono spese in opere inutili e costose come il TAV, i doppioni delle caserme dei vigili del fuoco, megateatri, palafiere, i vostri vitalizi, stipendi dirigenziali e premi di produzione esageratamente inappropriati
Sono opere che il più delle volte non servono, o sono sovradimensionate, oppure risultano utili solamente a chi le fa e non ai cittadini.
per restare in tema il NOT, una nuova struttura ospedaliera posta sulla stessa asse tra quelle già esistenti di Trento e Rovereto…che senso ha costruire un H nuovo, mentre abbiamo strutture periferiche , quella di Arco recentissima (2004) con reparti ancora inutilizzati, più che funzionali……sempre che le si voglia potenziare e non il contrario!

Le assolute priorità sono la sanità e la scuola, perché sono il cardine di una società e quindi dovrebbero essere SEMPRE salvaguardate e garantite. Invece si sta andando nella direzione opposta, cioè si sta cercando di privatizzare i servizi sanitari con la conseguenza che alla fine chi ha soldi potrà curarsi pagando, mentre gli altri dovranno rinunciare alle cure ed all’assistenza medica. Come un secolo fa.
Lei Assessore Zeni, ha superato ogni limite e sta giocando pesantemente con la sicurezza e la salute delle persone. Non ne possiamo più di chiacchere o della storiella dell’orso. È ora di smetterla di fare finti proclami: i cittadini non vogliono più sentire bugie, perché ormai hanno capito l’antifona. Le proteste in piazza di questi giorni lo hanno dimostrato. I fatti purtroppo hanno anche dimostrato che se vi lasciamo fare il destino dei punti nascita è segnato. Abbiate almeno la decenza di dirlo. Sarebbe già un passo avanti perché si eviterebbe la farsa. O forse temete che i cittadini non vi rivoteranno alle prossime elezioni? (nelle scorse campagne elettorali – provinciali e comunali – vi siete ben guardati dal comunicare agli elettori che nel corso del vostro mandato avreste posto in essere…o realizzato la chiusura dei punti nascita così come sottoscritto nel 2010.

Concludo con una serie di richieste concrete. Se è vero che si vuole una sanità con un alto grado di sicurezza, efficienza e diffusione sul territorio allora lei, assessore Zeni, non avrà nessuna difficoltà a sottoscrivere le richieste avanzate dai consigli comunali dell’Alto Garda.
In particolare chiediamo al Presidente Ugo Rossi e all’Assessore Luca Zeni della Provincia Autonoma di Trento di:
1. dare precise direttive alla APSS affinché prenda provvedimenti per risolvere l’attuale situazione di emergenza e quindi ripristinare immediatamente e garantire permanentemente anche per il futuro la presenza H24 della figura dell’anestesista/rianimatore, permettendo così la piena funzionalità dell’Ospedale Civile di Arco ed in particolare del pronto soccorso, del reparto di maternità, ostetricia e ginecologia;
2. garantire la continuità del Centro Provinciale per la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) di Arco in modo che possa proseguire la preziosa attività di sostegno della coppia e delle famiglie nella procreazione assistita con servizio di pediatria H24;
3. di partecipare ad un consiglio della Comunità Alto Garda e Ledro organizzato in sessione aperta e congiunta con tutti e sette i consigli comunali al fine di dibattere apertamente e liberamente la problematica dei servizi sanitari forniti dall’ospedale di Arco anche a seguito di un percorso partecipato con i cittadini.

Termino Assessore Zeni augurando a tutti un sereno Natale, e ricordandole che se andiamo avanti di questo passo i nostri figli saremo costretti a farli nascere come Gesù Bambino in una grotta o in una capanna con il bue e l’asinello.
Grazie

Consigliere M5s Arco
Lorenza Colò

 

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