Terre contaminate e bypass ferroviario: nuova interrogazione del M5S sulla circonvallazione di Trento

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Il 15 gennaio 2026 il deputato Enrico Cappelletti ha depositato alla Camera dei Deputati l’interrogazione a risposta scritta n. 4-06774, rivolta al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, sulla gestione delle terre e rocce da scavo della circonvallazione ferroviaria di Trento e sui rischi ambientali e sanitari connessi.

L’atto nasce dalle gravi criticità emerse nella documentazione approvata dalla Commissione tecnica PNRR-PNIEC, che nel novembre 2025 ha dato il via libera all’aggiornamento del Piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo (PUT) relativo al lotto 3A dell’opera. Criticità portate all’attenzione pubblica anche da una lettera aperta dello storico attivista Elio Bonfanti, che segnala omissioni, incongruenze e informazioni fuorvianti su aree altamente contaminate e sottoposte a sequestro giudiziario.

In particolare, l’interrogazione chiede al Governo se sia a conoscenza del fatto che alcune aree individuate come siti di deposito temporaneo dei materiali di scavo ricadono nel SIN di Trento Nord, un’area già pesantemente compromessa dall’inquinamento industriale e ancora oggetto di bonifiche. Viene inoltre sollevata la questione dei rischi legati all’uso delle idrofrese in contesti con falde contaminate, una scelta che potrebbe favorire la migrazione degli inquinanti e aggravare l’esposizione della popolazione.

Con questo atto parlamentare il Movimento 5 Stelle si fa portavoce delle richieste dei comitati civici e dei cittadini, che da mesi chiedono trasparenza, accesso alle informazioni e garanzie reali per la tutela della salute pubblica, non semplici dichiarazioni formali.

Si tratta della seconda interrogazione parlamentare sulla gestione delle terre di scavo: siamo infatti ancora in attesa di risposta ai quesiti già posti al Governo sulla destinazione dei materiali nel sito di Ponte di Ronco, in val Vanoi, un’area non impermeabilizzata e situata a ridosso del torrente Vanoi, soggetto a rischio esondazione. Anche in quel caso avevamo chiesto chiarimenti su sicurezza, compatibilità ambientale e rispetto del principio di precauzione.

Continueremo a seguire la vicenda in Parlamento e sul territorio, al fianco di chi chiede che le grandi opere non vengano realizzate sacrificando ambiente, salute e diritto alla verità. La transizione ecologica non può essere costruita sulla rimozione dei problemi, ma solo sulla loro piena assunzione di responsabilità.

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