LE RAGIONI DEL NO ALL’ INCENERITORE EGREGIAMENTE SPIEGATE DAI DUE ESPERTI MARCO FACCHINELLI E CLAUDIO DELLA VOLPE.
Buona partecipazione la sera del 12 marzo nella sala di Vigo Meano, segno che la questione della costruzione di un inceneritore a Trento è un tema molto sentito che vede contrapposti gli interessi degli amministratori e dei politici a forti preoccupazioni ambientali e sociali da parte della cittadinanza.
Già 10 anni fa è stata fatta una battaglia vincente contro la costruzione dell’inceneritore che ora si vuole riproporre nonostante che le condizioni siano migliorate, in quanto la quota di rifiuto residuo (indifferenziato) è stata ridotta a circa il 17,2% del totale dei rifiuti prodotti, e cioè a 734,88 tonnellate.
Ecco in sintesi le principali argomentazioni esposte dagli esperti.
1. Impatto ambientale e salute:
nonostante le tecnologie moderne riducano drasticamente le emissioni, nemmeno i filtri più avanzati eliminano del tutto le nanoparticelle e i micro-inquinanti (come diossine e metalli pesanti) che possono accumularsi nel terreno e nella catena alimentare.
Viene ribadito inoltre che la qualità dell’aria in Trentino, data la conformazione geografica delle nostre valli favorisce il fenomeno dell’inversione termica, che rischia di “intrappolare” i fumi a bassa quota invece di disperderli.
2. Contrasto con l’economia circolare:
l ‘inceneritore è una tecnologia “vecchia” che disincentiva le buone pratiche. Infatti, a Bolzano, per la presenza dell’inceneritore, la raccolta differenziata è ferma al 65 % mentre in Trentino ha raggiunto l’82,8 % con margini di
miglioramento qualora si incentivassero
– il riuso dei vuoti delle bottiglie a rendere;
– la diminuzione dell’ uso di plastica in agricoltura;
-la riduzione o meglio l’eliminazione degli imballaggi ingombranti usati nei supermercati.
Freno alla differenziata: un inceneritore ha bisogno di un flusso costante di rifiuti per funzionare in modo efficiente, giorno e notte. Questo potrebbe ridurre l’impegno sia della politica che dei cittadini nel migliorare ulteriormente la raccolta differenziata già eccellente, in Trentino, con costi della Tari più bassi d’Italia.
Distruzione di materia: bruciare i rifiuti significa distruggere risorse che potrebbero venire riciclate. L’obiettivo, infatti, dovrebbe essere “Rifiuti Zero”, non la loro combustione.
3.Ragioni economiche e gestionali:
Costi elevati: la costruzione e la manutenzione di un impianto di questo tipo richiedono investimenti enormi che graverebbero sulle casse pubbliche per decenni.
Dimensionamento: esiste il timore che, per rendere l’impianto economicamente sostenibile, Trento debba “importare” rifiuti da altre province o regioni, diventando il polo dei rifiuti del Nord Italia.
4. Alternative tecnologiche:
le soluzioni meno impattanti ci sono:
Trattamento Meccanico Biologico (TMB) per recuperare ulteriore materia dal secco residuo.
Impianti di riciclo avanzato: investire in centri che separano e trasformano i materiali plastici e tessili oggi non riciclabili.
Prendere accordi con Bolzano e Brescia dove ci sono inceneritori sottoutilizzati che hanno bisogno di materiale da incenerire per funzionare a pieno regime.
In definitiva, queste sono le principali motivazioni per dire un definitivo NO all’inceneritore.
a cura del Comitato di Redazione
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