La prima spallata alle comunità di valle

La prima spallata alle comunità di valle

Le Comunità di valle si possono cambiare in Consiglio provinciale, anche senza l’appoggio di Pd e Upt. La proposta dell’assessore Carlo Daldoss ha riscosso favore trasversale semplicemente perché con buonsenso riordina e razionalizza il settore delle competenze comunali e sovracomunale, visto il fallimento chiaro a tutti delle Comunità di valle.

Togliere il terzo livello tra Provincia e Comuni ed incentivare la fusione è in linea con tre punti del programma M5S per le Provinciali 2013: cancellazione delle Comunità di valle, trasferimento delle competenze alle unioni e alle associazioni volontarie tra Comuni, incentivazione economica alla fusione dei Comuni più piccoli, avuto riguardo all’orografia del territorio.

Come sostiene anche Daldoss non ha senso pensare che una provincia di 533 mila abitanti sia divisa in 217 Comuni, quindi dopo la riforma sarà necessario anche governare ed incentivare il processo aggregativo dei Comuni seguendo il limite minimo indicativo (con le eccezioni di particolari situazioni geografiche) di 10 mila abitanti.

Più logico il fatto che le funzioni vengano delegate a Comuni vicini ai cittadini, rispetto a creare degli ibridi inutili come le Comunità. Nell’intento di Ottorino Bressanini, assessore fra il 2003 ed il 2008, c’era inizialmente proprio l’idea di creare più ambiti aggregando i comuni, ma poi ebbe la meglio la visione del Principe, che oggi viene difesa dai vari Gilmozzi e Passamani.

Funzioni delegate ad aggregazioni di Comuni hanno senso anche perché in questo modo c’è la possibilità di creare delle “geometrie variabili” per servizi più ampi come possono essere ad esempio polizia locale e raccolta dei rifiuti.

Prima che Bruno Vespa mandi i suoi inviati, per citare qualche località, a Cis, o a Massimeno, Daiano, Vignola Falesina o a Garniga, è utile anche monitorare efficacia, efficienza e costi. Giunte ed assemblee delle Comunità di valle costano 1,5 milioni di euro l’anno, ma si possono limare altri costi appunto aggregando i Comuni. Si può semplificare molto senza ridurre il livello dei servizi ai cittadini, anzi, introducendo delle economie di scala ed una sensata programmazione di strutture ed opere pubbliche.

In piena sintonia con i propri principi e valori e con il programma elettorale il M5S Trentino si batterà in Commissione ed in Consiglio per introdurre nella riforma degli enti locali la piena partecipazione dei cittadini alle scelte dei Comuni e delle Comunità attraverso strumenti effettivi di democrazia diretta che consentano agli organi di questi enti pubblici di avere i cittadini al loro fianco sia nel processo decisionale che in quello di verifica e controllo dell’operato dell’amministrazione.

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