In Trentino «trasparenza» è un vetro opaco

In Trentino «trasparenza» è un vetro opaco


«Fa piacere vedere il tema della trasparenza delle Istituzioni, o meglio, della loro mancanza di trasparenza, tornare al centro delle cronache. La questione, di capitale importanza per una democrazia degna di questo nome, è troppo spesso dimenticata o, peggio, usata a sproposito.

In Trentino è molto difficile, anzi, a volte impossibile, venire a sapere esattamente come il mondo politico spenda il denaro dei cittadini. Non si pensi che stiamo esagerando, solo nell’ultimo anno è accaduto più volte che interrogazioni del M5S ricevessero risposte evasive o veri e propri rifiuti a fornire le informazioni richieste. A titolo di esempio citiamo alcuni casi piuttosto eclatanti.

  • Il 23 luglio 2015 chiediamo conto dell’assegnazione diretta da parte della Comunità della Paganella della progettazione della ciclabile di collegamento ai 5 Comuni dell’altopiano al sindaco di Molveno, membro egli stesso del Consiglio di Comunità. La Provincia ci risponde di aver chiesto informazioni, che però non sono poi state fornite dalla Comunità di Valle. Di conseguenza la PAT asserisce di non saper nulla in merito alle questioni da noi sollevate. Immaginiamo che siano stati particolarmente insistenti nel mettere la Comunità della Paganella di fronte alla proprie responsabilità prima di arrivare a concludere di non avere risposte per noi…
  • Lo scorso 21 giugno abbiamo chiesto alla Provincia di farci sapere se e come mai il Comune di San Martino di Castrozza avesse evitato di chiedere ai propri amministratori di farsi carico delle scelte che avevano portato alla realizzazione della sede di una cooperativa poi risultata illegittima e aveva quindi prodotto un azione legale contro il Comune stesso. La risposta della PAT può essere riassunta come segue:“Non ne sappiamo niente, per informazioni chiedere al Comune di San Martino. Cari saluti”.
  • C’è poi l’affaire del consorzio Dunit che vede protagoniste, l’Università di Trento, Deloitte e Informatica Trentina. Dato che quest’ultima è una controllata provinciale, come Consigliere ho diritto a vedere la documentazione, ma alla mia richiesta di accesso agli atti viene risposto che essi non sono in possesso della Provincia. Sento il rettore, il quale mi fa presente di potermi concedere la visione dei documenti ma solo a titolo eccezionale. Io rifiuto perché l’accesso alle carte è un diritto e non può per principio essere scambiato per un favore. Risultato: sono girate cifre nell’ordine dei milioni di euro pubblici e non c’è modo di sapere a chi sono finite.

Allargando il discorso, impossibile venire a conoscenza di come gli enti di formazione professionale privati distribuiscano le centinaia di milioni di euro erogati. Anche qui la Provincia, contraddicendo le sue stesse norme, avalla acriticamente la versione di parte nonostante una legge obblighi alla pubblicità dei bilanci e il richiamo alla normativa sulla trasparenza sia chiaro. Il risultato è sempre lo stesso: le informazioni rimangono gelosamente custodite nei cassetti.

L’elenco degli esempi potrebbe proseguire ancora, ma la sostanza della questione è la seguente: in Trentino la parola “trasparenza” piace pronunciarla ma non praticarla. Se si fanno domande scomode che portano alla luce magagne evidenti il sistema si chiude a riccio e finisce per non rispondere o negare l’accesso alle informazioni. E se si chiede conto della mancanza di risposte parte istantaneamente il refrain su “qualunquismo & populismo”, in realtà conseguenze dell’atteggiamento del sistema stesso. Del resto se a domanda uno non risponde si è autorizzati a pensar male, e, come insegnava uno dei maestri di questa classe politica, a farlo molto spesso ci si prende»

Cons. prov. Filippo Degasperi
Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle

risposta interrogazione 3358
interrogazione 3358
risposta nterrogazione IDAP_624667
interrogazione DAP_511449

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