Era una morte annunciata?


Apprendiamo dalla stampa con amarezza la vicenda dell’anziana di Piné che ha atteso per 12 ore l’intervento sanitario idoneo.

Per assistere la popolazione trentina, che conta più di 500mila abitanti, la Giunta PATT-PD-UPT-UAL ha deciso di ridurre le postazioni e il numero dei medici di Continuità Assistenziale in servizio nascondendosi dietro parole come “appropriatezza”, “riorganizzazione”, “razionalizzazione” e “ottimizzazione”.

Secondo quando ci è possibile dedurre dalle norme in vigore (vedi l’articolo 64 dell’Accordo collettivo nazionale in allegato), in Trentino dovrebbero essere in servizio 100 medici circa per ogni turno.

Numerose sentenze del TAR e del CdS hanno confermato questa interpretazione: TAR Lazio 9909/2007 e 9771/2009, TAR Friuli 50/2007, TAR Calabria 324 e 329/2010, CdS 241-1802/2009.

In Trentino si è scelto di tagliare le sedi e il numero dei medici di Continuità Assistenziale e i cittadini possono iniziare a toccare con mano e apprezzare i primi risultati della “riorganizzazione” che ha effetti soprattutto in zone dove non esistono ospedali e pronto soccorso e su ambiti fragili quali quelli delle numerose RSA dove di notte e nei festivi non ci sono medici in servizio.

L’Assessore Zeni aveva promesso 64 stabilizzazioni ma non se ne è vista nemmeno una.

L’Assessore Zeni aveva promesso le AFT. E mi pare che ad oggi siano rimaste sulla carta. L’Assessore Zeni ha ripetuto incessantemente che le urgenze e le emergenze non riguardano le guardie mediche.

Nel caso specifico quindi resta da capire come mai il 118, che doveva stabilire la competenza della chiamata (urgenza o intervento del medico di guardia) ha girato la richiesta alla guardia medica.

Cons. prov. Filippo Degasperi
Gruppo consiliare MoVimento 5 Stelle

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